“Assasinio a Venezia”: l’ultima pellicola di Kenneth Branagh

  • 0
  • 227 visualizzazioni

Uscito nelle sale italiane il 14 settembre di quest’anno, “Assasinio a Venezia” si pone nel solco dei precedenti “Assasinio sull’Orient Express” e “Assasinio sul Nilo”, opere cinematografiche realizzate sempre dall’eclettico regista Kenneth Branagh, capace di impersonare magistralmente la tanto complessa quanto celebre figura di Hercule Poirot. In tali pellicole, ispirate ai rinomati romanzi di Agatha Christie, nulla viene lasciato al caso o rielaborato eccessivamente in chiave moderna: dalle ambientazioni di primo Novecento e i dialoghi, sino alla minuziosa caratterizzazione dei protagonisti in scena, avvolti da luci ed ombre. Nel film appena uscito, infatti, assistiamo alla rinascita di Venezia nel secondo dopoguerra, la quale fa da cornice vivace e pittoresca alla storia: una scrittrice di grande fama persuade Poirot, suo amico di vecchia data ormai ritiratosi dalla pubblica scena, a indagare alla morte di una ragazza, prendendo parte ad una seduta spiritica. In un primo momento titubante, si lascerà poi attrarre irrimediabilmente dal caso, apparentemente intriso dell’elemento magico e occulto. Non a caso la pellicola vanta delle venature horror, ponendo il genere del giallo al confine con il noir e il thriller, tuttavia senza scivolare mai nel cinema “di bassa macelleria” o eccedere nel macabro.
Un giallo, dunque, in grado di catturare l’attenzione degli spettatori per l’intera durata del film e svelare soltanto negli ultimi istanti la verità, rara ricompensa per degli umani peccatori, destinati a patire la legge del contrappasso dinnanzi alla propria coscienza. Ricchi annoiati finiti in rovina, nevrotici alla ricerca di un capro espiatorio e uomini terrorizzati dalla punizione divina: siffatta è l’enciclopedia umana che la Christie elabora per i lettori inglesi e non suoi contemporanei, in un mondo in cui da pochi decenni la rivoluzionaria psicanalisi di Freud indaga e spiega contraddizioni e paure degli uomini, l’Umanità risulta segnata dall’esperienza delle Guerre Mondiali e l’individuo partecipa al conseguente e doloroso sgretolamento dell’Io.
Maria Elide Lovero
Le donne che hanno fatto la storia, Mary Shelley
Articolo Precedente Le donne che hanno fatto la storia, Mary Shelley
Al Liceo Classico “Socrate” di Bari, Italia e Germania sempre più vicine
Prossimo Articolo Al Liceo Classico “Socrate” di Bari, Italia e Germania sempre più vicine
Articoli collegati

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I tuoi dati personali verranno utilizzati per supportare la tua esperienza su questo sito web, per gestire l'accesso al tuo account e per altri scopi descritti nella nostra privacy policy.