Racconti dalla Puglia abbandonata – Villa Scrasceta a Nardò

Pregevole esempio di villa tardo-barocca

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A Nardò, in Salento, è possibile ammirare un pregevole esempio di villa tardo-barocca, attualmente abbandonata, e costituita dalla dimora e da un ricco giardino “all’italiana” con pregevoli decorazioni scultoree: stiamo parlando di Villa Scrasceta.

La dimora sorge appena fuori la cittadina, sulla strada che poi conduce verso le frazioni di Santa Maria al Bagno e Santa Caterina di Nardò, in direzione Gallipoli. L’antico feudo su cui la struttura s’insedia, uno tra i più fertili della zona per la coltivazione vitivinicola, era in età medievale esente dal pagamento delle decime: nessuna tassa era quindi dovuta alle autorità.

Tutta la zona fu caratterizzata, nel Settecento, da un forte sviluppo architettonico: con la fine delle incursioni saracene, infatti, i nobili poterono destinare i loro possedimenti agricoli a divenire residenze estive, secondo la moda di trasferirsi in campagna durante la stagione estiva.

Fu così che venne realizzato l’impianto della villa: un ricco portale sulla strada, che mascherava l’abitazione del massaro, ben separata da quella del possidente, un lungo viale adornato da statue, poi rubate, rappresentanti uomini in atteggiamenti buffi (conosciuti dai locali come pupi), una vasta esedra dove far transitare le carrozze e la villa vera e propria, con annessa cappella.

Originariamente, la dimora doveva presentare un aspetto ancora più ricco, nonostante sia incompiuta sul lato sinistro della facciata: era, infatti, decorata da una splendida balaustra istoriata in pietra leccese, raffigurante dei putti nelle sembianze di musici e danzatori. Tale balaustra, presente fino a circa trent’anni fa, subì la stessa sorte dei pupi: il furto.

Alle spalle della villa si trova uno straordinario pozzo barocco che reca la data del 1746, oltre che il giardino, attualmente non accessibile.

La proprietà, originariamente appannaggio del vescovo di Nardò, fu venduta prima a un tale Saverio Giaccari e poi al Barone Personè, che si rese autore della trasformazione del vecchio feudo in dimora gentilizia di campagna. La scelta cadde su questa specifica proprietà anche per la presenza di una fonte di acqua sorgiva. La struttura rimase utilizzata fino agli anni ’20, per poi essere abbandonata e profanata.

La facciata della villa è molto ricca: presenta uno schema simile per il piano terra e il primo piano, che si articolano attorno a due archi decorati da bassorilievi, dei quali quello superiore costituisce una loggia. Al piano terra è possibile ammirare, tra gli stucchi, lo stemma del casato proprietario del fondo. Ai lati dell’ingresso si individuano due nicchie che presentano i resti di affreschi, ormai resi illeggibili dal tempo. Al piano superiore, una nicchia decorata da putti ospitava una statua della vergine, che arricchiva ulteriormente la splendida balaustra.

Gli ambienti interni si articolano attorno a vasti saloni centrali, dei quali, però, solo quello inferiore è rimasto inalterato: esso presenta lo stesso schema con tre aperture su tutti e quattro i lati, aperture decorate con stucchi. Il piano superiore, invece, appare modificato da interventi recenti.

La cappella gentilizia, che si trova lateralmente sulla facciata principale, presenta un altare arricchito da stucchi e una splendida decorazione che originariamente accoglieva un dipinto.

Alle spalle, nello spazio che intercorre tra la villa e il giardino si trova lo splendido pozzo. Il giardino appare, nella sua conformazione, ben ordinato in viali e aiuole, presentando uno schema simmetrico impreziosito da strutture tipiche dell’epoca o dell’Ottocento, come padiglioni e coffe-house. Quasi sicuramente, anche questo spazio era decorato da sculture oggi assenti.

In definitiva, quindi, Villa Scrasceta rappresenta un raro esempio di villa rurale con giardino progettato. Il bene risulta vincolato fin dall’81, nonostante le sue condizioni non risultino, ad oggi, effettivamente tutelate.

Giuseppe Mennea

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