La Collezione Farnese: l’antichità in viaggio da Roma a Napoli

Storia di alcuni reperti conservati nel MANN

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Uno dei luoghi simbolo della capitale è rappresentato sicuramente dalle Terme di Caracalla, uno degli esempi più completi di questa tipologia di strutture dell’antichità. Se vi state, però, domandando dove si trovano i marmi e le statue che decoravano questa splendida struttura, vi sorprenderà la risposta: non a Roma. Tali opere d’arte, infatti, sono attualmente esposte nel MANN, Museo archeologico nazionale di Napoli. Ma come è possibile ciò?

Per capire cosa si cela dietro questa “migrazione” di opere, è necessario tornare al Rinascimento. Fu allora che Alessandro Farnese, salito al trono pontificio come Papa Paolo III, si rese autore di una serie di importanti scavi archeologici ante litteram presso il luogo delle antiche terme. Tali reperti così raccolti andarono a costituire il primo nucleo di quella che poi divenne la Collezione Farnese, arricchita negli anni seguenti dai nipoti del pontefice, Alessandro e Odoardo. La cospicua collezione, una delle più importanti collezioni romane di arte antica, si arricchì incamerando non solo i marmi provenienti dalle Terme di Caracalla, ma anche una serie di gemme, busti, monete e libri antichi, che passarono di mano in mano fino a giungere a Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Le opere decoravano gli ambienti del prestigioso palazzo del casato Farnese sito a Campo de’ Fiori.

Col passare degli anni, ai pezzi prettamente antichi si aggiunsero opere moderne e commissioni fatte agli artisti allora contemporanei, tra i quali spicca senz’altro Tiziano. Parte di queste opere, spostate da Roma a Parma, confluirà poi tra le collezioni del Palazzo di Capodimonte.

La Farnese, ultima esponente del casato, fu madre di Carlo III di Borbone, che tenne il trono di Napoli dal 1734 al 1759, ereditando l’imponente collezione. Fu però solo il figlio di lui, Ferdinando IV, che spostò definitivamente le opere a Napoli, nell’ottica della costituzione del primo nucleo del Museo archeologico, dove erano esposte accanto ai reperti romani quelli provenienti dagli scavi vesuviano di Pompei ed Ercolano.

Attualmente, i vari nuclei della collezione si trovano dislocati tra le varie residenze napoletane dei Borbone: Palazzo Reale, Capodimonte e il MANN per l’appunto. Consideriamo, quindi, la collezione museale.

Sicuramente, tra i tanti reperti spiccano il Toro Farnese e l’Ercole Farnese, che sono veri e propri simboli della ricchezza della Collezione e, indirettamente, dello splendore che doveva caratterizzare le antiche Terme di Caracalla.

Il Toro Farnese è soprannominato “la montagna di marmo” ed è forse il capolavoro per antonomasia della collezione. Fu realizzato partendo da un unico enorme blocco di marmo di 24 tonnellate. Rappresenta il supplizio di Dirce, legata a un toro selvaggio dai figli di Antiope, Anfione e Zeto, per vendicare gli insulti alla madre. Lo stesso soggetto si ritrova in uno degli affreschi di Pompei.

L’Ercole Farnese, con i suoi più di tre metri di altezza, domina gli ambienti museali. La statua fu rinvenuta originariamente incompleta dei polpacci, che furono aggiunti da un allievo di Michelangelo al momento del restauro. La scultura, di fama europea, stava per essere requisita dai francesi durante le spoliazioni napoleoniche, ma rimase a Napoli solo per intercessione di Canova, artista che aveva più volte lavorato per conto di Napoleone. La statua rappresenta l’eroe, al termine delle dodici fatiche, nell’atto di riposarsi, appoggiato alla clava, arricchita dalla pelle del leone di Nemea, mentre nella mano destra tiene i pomi rubati alle Esperidi.

Si tratta di reperti, a nostro avviso, da contemplare almeno una volta nella vita, considerata anche la relativa vicinanza del capoluogo campano alla Puglia.

Giuseppe Mennea

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