Storie di mitologia antica: l’amore fra Eos e Titono

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In un celebre frammento il poeta elegiaco Mimnermo di Colofone, vissuto in Grecia a cavallo fra VII e VI secolo a.C., affermava: “A Titòno Zeus assegnò un male senza fine: la vecchiaia, più agghiacciante anche della

dolorosa morte”. Tralasciando il di gran lunga più noto Zeus, chi era Titono, lo sciagurato vittima del male peggiore secondo Mimnermo, ossia della senescenza e della conseguente senilità?
La risposta è rintracciabile nella mitologia greca, nella quale vengono sovente narrati amori tra dèi e mortali; un esempio è rappresentato dalla dea Eos (Aurora), contraddistinta da una fulgida bellezza tale da meritarsi gli epiteti “dalle rosee dita” e “dalle braccia dorate”, innamoratasi dell’umano Titono, fratello del famoso re di Troia Priamo, e da lui ricambiata.
Allora Eos, afflitta dall’idea che un giorno avrebbe perso l’amato, chiese a Zeus di renderlo imperituro; tuttavia, solamente dopo che la richiesta fu soddisfatta, la dea si rese conto che l’amato non avrebbe goduto dell’eterna giovinezza, divenendo un vecchio decrepito tanto che l’amore di Eos svanì. Inoltre, poichè egli continuava a lamentarsi del proprio decadimento con voce stridula, Zeus lo trasformò in cicala; il loro figlio Mamnone, invece, ucciso dal greco Achille, diede ragione alla madre di piangere incessantemente a tal punto che le sue lacrime diventarono rugiada. Ecco spiegata dai nostri cari Greci la genesi della cicala e della rugiada.
Maria Elide Lovero
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