Palazzo Colonna-De Robertis e l’eclettismo a Bari

Caratteristico edificio del rione Libertà

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Abbiamo già parlato in un precedente articolo dello sviluppo urbanistico della città di Bari a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in special modo dell’influsso dell’arte liberty sulle nuove costruzioni del capoluogo pugliese. Ma assieme al liberty non si può non considerare l’apporto di un’altra importante corrente artistica diffusa in quegli anni, ovvero l’eclettismo. Il termine fu originariamente coniato da Winckelmann, teorico del Neoclassicismo; specificamente, nell’ambito dell’architettura, l’eclettismo consiste nel riprendere e mescolare elementi delle più disparate correnti artistiche, separate nel tempo e nello spazio. Un esempio abbastanza arduo ma famoso è la Palazzina Cinese, realizzata a Palermo dai Borbone.

Nel capoluogo pugliese, anche l’eclettismo arriva abbastanza tardi. Tra gli esempi più conosciuti sicuramente Palazzo Fizzarotti e Palazzo Ingami-Scalvini; indirettamente eclettici sono anche il Palazzo dell’Acquedotto, il Palazzo della Provincia e alcuni elementi del Palazzo della Banca d’Italia. Meno noto ai più, ma allo stesso modo degno di nota, è il Palazzo Colonna-De Robertis, che sorge su Via Crisanzio nel rione Libertà, a pochi metri da Palazzo Dioguardi.

L’edificio è facilmente distinguibile tra i tanti dello stesso periodo già per la ricchezza della facciata: questa è scandita dal susseguirsi di colonne dal capitello corinzio, che sorreggono cornici dalle decorazioni floreali. Già si nota, quindi, la commistione di elementi classici ed elementi riconducibili all’art nouveaux. La facciata diventa ancora più complessa nella parte sommitale, dove le colonne sono sostituite da figure angeliche; ancora più in alto, a sostegno del cornicione, si notano non delle mensole, bensì delle aquile con le ali dispiegate. A chiudere la facciata c’è una conchiglia che funge da timpano.

La meraviglia è ancora maggiore una volta che si varca la soglia. Un lungo androne immette in un cortile esagonale, dove le aperture che corrispondono agli ingressi e alle finestre degli appartamenti sono rese in forma di bifora, elemento tipico dell’architettura medievale qui ripreso e adattato ai canoni e ai gusti dell’epoca. L’ambiente centrale e le sue decorazioni sono posti ancora più in risalto dalla luce, che irradia completamente l’atrio grazie alla presenza di un lucernario. In questo modo spiccano tutti gli elementi che già si notavano in facciata e che qui sono ulteriormente ripresi e sviluppati, come appunto decorazioni floreali, fanciulli e figure angeliche.

Fortunatamente, a differenza di molte altre strutture del rione, il Palazzo Colonna-De Robertis è stato completamente restaurato. Ciò ha permesso la conservazione dell’ingente apparato decorativo e la tenuta statica dell’edificio che, tra le altre cose, ha ospitato il primo studio legale di Aldo Moro.

Giuseppe Mennea

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