Il castello sull’acqua: la storia millenaria del Forte a Mare di Brindisi

Da secoli vigila sull’accesso a uno dei più importanti porti dell’Adriatico

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La città di Brindisi, uno dei capoluoghi pugliesi, sorge in una particolare insenatura naturale che l’ha resa uno dei porti più strategici dell’Adriatico dai tempi antichi (a Brindisi giungeva l’Appia, e si partiva per la Grecia) a quelli più recenti (interventi in Bosnia). Data la sua importanza, si sono susseguiti nel tempo interventi per potenziare la difesa di tale scalo; tra i tanti risultò di fondamentale importanza la costruzione del Castello Alfonsino o Forte a Mare che, sorgendo sull’isola di S. Andrea, al centro dell’imboccatura del porto, serviva a controllare i traffici in entrata e uscita, oltre che a difendere la città insieme al Castello Svevo. Dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, è stato recentemente restaurato e riaperto alle visite grazie a un importante finanziamento di 5 milioni di euro. Ma analizziamo la sua storia.

L’isola di S. Andrea, su cui il castello sorge, fu importante già all’epoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo; il suo nome originario fu Bara e, secondo una leggenda, i suoi abitanti fondarono l’antica Barium (odierna Bari). L’attuale nome deriva, invece, da un’importante abbazia benedettina, costruita attorno al 1059 grazie alla concessione ricevuta dall’Arcivescovo Eustasio dai baresi Melo e Teudelmano. L’abbazia mantenne la sua funzione almeno fino al 1579, quando il culto fu trasferito nella nuova chiesa di S. Teresa all’interno della città.

La prima fortificazione sull’isola fu costruita dai Normanni, probabilmente con scopo di vedetta; una torre cilindrica fu, in seguito, edificata da Carlo I d’Angiò. Questi fece anche edificare il cosiddetto castello di S. Maria del Monte in località Belvedere, divenuto inutile e smantellato in epoca aragonese dopo la costruzione del Castello Alfonsino.

Nel 1481, un anno dopo il sacco di Otranto da parte dei Turchi, Ferdinando d’Aragona ordinò al figlio Alfonso, duca di Calabria, di costruire sull’isola di S. Andrea un’ampia fortezza che fosse in grado di difendere efficacemente la città e il porto. Questa fortezza ebbe modo di entrare subito in uso: già nel 1484 fu attaccata dal generale veneziano Francesco Marcello che, sconfitto, decise di ripiegare su Gallipoli. Vista l’utilità della fortezza, questa fu ulteriormente ampliata dagli aragonesi e fu dotata di bastioni e di una torre poligonale, che diede alla struttura una particolare forma triangolare.

La fortezza ritornò agli onori delle cronache nel 1528 nell’ambito delle guerre susseguitesi tra Carlo V e la Lega creata ai suoi danni da Francesco I di Francia: 16 galee veneziane attaccarono il Castello, che non fu espugnato grazie al ricorso ai numerosi pezzi d’artiglieria di cui la fortezza era dotata. La città, però, cadde lo stesso in seguito all’attacco ricevuto via terra da un esercito di ben 16.000 soldati della Lega. Fu comunque un periodo di grande splendore per la fortificazione: si pensi che direttamente in loco si produceva sia la polvere da sparo che gli stessi pezzi d’artiglieria e archibugi.

Fu Filippo II d’Austria, figlio di Carlo V, ad ampliare ulteriormente il fortilizio, costruendo il vero e proprio Forte a Mare, una costruzione di dimensioni immense volta ad occupare il restante spazio dell’isola ed evitare che potesse essere occupato dal nemico in caso di battaglia. I lavori durarono 46 anni senza interruzioni: Castello e Forte costituirono un unico vastissimo triangolo isoscele, separati unicamente da un fossato, che impediva la caduta contigua dell’altra struttura qualora una di queste fosse stata occupata. All’interno di questo spazio venne addirittura realizzato un porticciolo di servizio al fortilizio. La città fu dotata di una guarnigione di 2000 soldati in pianta stabile (mentre a Bari ce n’erano appena 600).

Il castello cadde nell’aprile 1799, quando fu espugnato dai Francesi che erano entrati a Napoli tre mesi prima, mentre Brindisi era rimasta fedele ai Borbone.

Dopo l’Unità d’Italia, il castello perse la sua funzione, venendo utilizzato come lazzaretto, come faro e deposito di munizioni durante la Prima Guerra Mondiale, divenendo base della Marina. Solo nel 1984 il forte fu consegnato al Demanio, che lo affidò alla Soprintendenza regionale. Il castello è oggi regolarmente aperto ai visitatori dopo i lavori di recupero conclusisi nel 2021.

Giuseppe Mennea

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