Restyling dello storico palazzo del capitano, l’antica Sede Municipale

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MA QUALE DESTINAZIONE AVRA’ L’IMMOBILE UNA VOLTA RIPRISTINATA LA SUA AGIBILITA’?

Inaspettatamente la Direzione Lavori Pubblici con Determina n.116 dell’15.09.2022, a firma del Dirigente ing. Carrieri,ha approvato l’intervento di risanamento conservativo del “Palazzo del Capitano”, ex casa comunale, con annesso conto economico di Euro 35.000,00, redatto da un tecnico dell’Ufficio medesimo. Con lo stesso provvedimento ne è stata appaltata la realizzazione a impresa edile locale. Mi ha sorpreso non poco, l’insolita celerità con cui si è messa in moto la macchina amministrativa per assicurare l’opera di ripristino dell’antico palazzo di proprietà comunale, mediante perizia tecnica, datata 13 settembre scorso e conseguente Determina di affidamento lavori da parte del Dirigente, due giorni dopo, il 15 settembre. Ma, ancor più mi ha colpito che l’iniziativa, come significato in Determina dirigenziale, “di rendere nuovamente agibile” l’immobile, da tempo, dismesso da ogni attività comunale, sia partita direttamente dal Dirigente del 3° Settore senza che l’organo politico gli abbia dato l’imput a conseguire quell’obiettivo. Infatti, il Dirigente nella redazione della sua Determina, di là del richiamo all’opportunità di rendere nuovamente funzionale l’immobile, non si pronuncia in alcun modo circa il reale utilizzo dello stesso, ancorchè fosse conteggiata la ragguardevole spesa di Euro 35.000,00 sul bilancio corrente. Che fosse necessario mettere in sicurezza il palazzo, per evitare i rischi per la pubblica incolumità, visto le condizioni di notevole precarietà del serramento esterno e del pluviale delle acque meteoriche, non v’è ombra di dubbio, ma che ci si prefigga di portare a termine lavori di rifunzionalizzazione di quell’ambiente di ben 140 mq. e accessori, pone subito l’interrogativo di che uso si debba fare dopo il suo risanamento. L’edificio, risalente al XV sec., è stato da sempre la sede istituzionale del Comune, fin tanto che non fu costruito il nuovo Municipio nella seconda metà dell’‘800, per cui da quella data, il palazzo non ha avuto più alcun utilizzo particolare. E anzi, subì un radicale rimaneggiamento strutturale che comportò la chiusura del portico, a livello stradale, per la creazione di negozi da cui ricavare introiti; ambienti, adesso, asegnati alla Pro Loco.

Il piano superiore, invece, dopo che fu dismessa la Pretura di Giovinazzo, che aveva trovato sede, nel dopoguerra, presso il complesso dell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) in via dei Cappuccini, fu occupato in parte dall’Ufficio di Conciliazione, rimasto operativo fino agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso. E, dopo la sua soppressione, l’intero piano superiore fu attrezzato per ospitare il Corpo della Polizia Locale che, in seguito, traslocò nei locali adiacenti al mercato giornaliero, ricavati con l’abbattimento dell’edidicio dell’Opera Maternità e Infanzia (ONMI) risalente all’epoca fascista. Infatti, gli arredi ancora ivi presenti dovrebbero essere appartenuti proprio al Corpo dei Virgili Urbani. Poi, qualsiasi tentativo di riutilizzo del Palazzo del Capitano non è andato a buon fine, come quello di voler ivi istituire una pinacoteca comunale per esporre quadri e dipinti di artisti locali. Nè si sa quale sia stato l’esito del conferimento in comodato d’uso gratuito all’Associazione “La Plancia Piena” di Molfetta per l’attuazione del programma sociale, titolato “Ludus in Burgus”, ammesso a fruire dei benefici previsti dal Piano Regionale per lo sviluppo e il sostegno dell’inclusione sociale giovanile.

Forse questi lavori, così urgenti, possano essere collegati a quell’accordo di cui si trova traccia nella Delibera di Giunta n. 299 del 21.12.2021 con cui Depalma, ormai a fine mandato, decise di mettere a disposizione quello spazio all’Associazione sociale “Plancia Piena”?. L’obiettivo, stando alla lettera di quel dispositivo, infatti, era appunto quello che il gruppo giovanile molfettese con il suo progetto “Ludus in Burgus”, finanziato dalla Regione, avrebbe attivato servizi di promozione turistica, oltre che creare una rete di associazioni e operatori in grado di rielaborare il profilo storico, artistico, culturale, paesaggistico, enogastronomico della città. Sta di fatto che, tranne la circostanza dell’incontro di cooperazione con i rappresentanti dell’Associazione giovanile per la condivisione del progetto in parola, nell’ottobre dello scorso anno, l’accesso al Palazzo è rimasto sempre serrato.

Se così fosse, pare del tutto fuori luogo che il Comune avverti ora la necessità di una spesa per un intervento complessivo della fabbrica, quando, non meno di un anno fa, la struttura fu ritenuta idonea e confacente ad essere utilizzata a sede operativa per dar vita al progetto compartecipato con la Associazione giovanile. Peraltro, l’onere economico di funzionalità dell’immobile e di gestione delle attività in programma, secondo la scheda di partecipazione al Progetto regionale “LUOGHI COMUNI -diamo spazio ai giovani-” sarebbe dovuto essere assunto a carico della Associazione comodataria e, quindi, dalla stessa contabilizzato opportunamente per poter essere rimborsato, con i fondi della Regione, fino a un ammontare massimo di Euro 40.000,00.
E, dunque, sempre che il richiamato accordo con l’Associazione Plancia Piena sia andato in porto, non si comprende perché la costituzione del comodato d’uso gratuito dell’immobile non sia stato deliberato dal Consiglio comunale competente per tutte le questioni che attengono alla gestione dei beni immobili del Comune, specie di quelli che non sono più utilizzati per attività pubbliche, di pertinenza della municipalità, e inclusi nell’inventario dei beni disponibili, la cui gestione fa capo al Servizio Patrimonio.

Infine, tornando alla decisione di mettere in essere i lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio, vincolato ai sensi del D.Lgs. n.42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), stupisce che il progetto, preventivamente, non sia stato sottoposto al vaglio della Soprintendenza, trattandosi di opere di non poco conto su un bene storico e d’interesse paesaggistico. Forse che il Comune, diversamente da quanto incompe ai privati di porre alla disamina della Soprintendenza i progetti riguardanti immobili di rilevanza storico-architettonica, debba ritenersi esonerato da tale obbligo?

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