“Errare è umano”, oltre 160 opere per riscoprire l’universo visionario di Biagio Caldarelli

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Biagio Caldarelli è stato un esploratore e sperimentatore dell’universo Arte.  Alla sua ricerca, scoperta di geometrie dai colori pastello e prove in libertà è dedicata “Errare è umano”, la grande retrospettiva che la Città Metropolitana di Bari ha voluto dedicare all’artista barese scomparso prematuramente nel 1999. La mostra, inaugurata il 2 ottobre tra il Salone del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana e la Pinacoteca Corrado Giaquinto, rappresenta la più ampia e completa ricognizione mai realizzata sull’opera di Caldarelli. Oltre 160 lavori raccontano il percorso di un autore originale e visionario, profondamente radicato nella sua terra ma capace di dialogare con le più ampie esperienze artistiche internazionali. Curata da Paola Marino in collaborazione con la Galleria Valentina Bonomo, con la ricerca delle opere e dei prestiti affidata a Giovanni Giusto e il coordinamento generale di Emma Lobalsamo, la mostra si propone come un viaggio dentro una delle personalità più affascinanti dell’arte pugliese contemporanea. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco di Bari Vito Leccese, la consigliera metropolitana Micaela Paparella, il dirigente Raffaele Nicola Vitto, la curatrice Paola Marino e la gallerista Valentina Bonomo. Per comprendere Caldarelli bisogna partire da un’idea semplice e potente: immaginare significa viaggiare. Un viaggio che con le sue opere non segue soltanto coordinate geografiche immaginali, ma emotive. Le mappe diventano percorsi interiori, le costellazioni si trasformano in enigmi da decifrare, mentre il cielo si fa linguaggio e la vita assume i contorni di un rebus esistenziale. L’intero percorso espositivo attraversa le diverse stagioni della sua produzione, restituendo la ricchezza di tecniche, materiali e sperimentazioni che hanno caratterizzato una ricerca sempre in movimento. Una ricerca che non si è mai fermata alla superficie delle cose, ma ha costantemente cercato ciò che si nasconde oltre l’apparenza. Dietro una carta geografica o una mappa stellare, infatti, Caldarelli costruisce mondi complessi, stratificati, capaci di mettere in discussione ciò che crediamo di vedere: la certezza. Le sue opere chiedono tempo, attenzione, ascolto. Invitano a sostare, a osservare, a lasciarsi attraversare dalla forza silenziosa del segno e dall’armonia delle forme. In Caldarelli l’errore non è una deviazione, ma una possibilità. Da qui il titolo della mostra, che si trasforma in una riflessione sulla libertà dell’esperienza umana e sulla necessità di orientarsi nei labirinti dell’esistenza. Labirinti che non sono semplici tracce del tempo, ma cicatrici che si fanno consapevolezza. In un’epoca spesso dominata dall’eccesso e dal rumore, l’artista sceglie la misura, la sintesi, la discrezione. Le sue immagini custodiscono un’inquietudine profonda, ma mai disperata: un vortice interiore costantemente proteso verso un approdo possibile. Ne emerge il ritratto di un uomo che ha fatto della solitudine uno spazio fertile di riflessione e conoscenza. Una tensione che si traduce in silenzi vibranti, domande aperte e continui interrogativi sul senso dell’esistenza. Le sue opere restano sospese tra ciò che si comprende e ciò che continua a sfuggire, alimentate da correnti sotterranee che scorrono sotto la superficie del visibile. Accanto all’artista resta il ricordo di una figura generosa, sempre pronta al dialogo e al sostegno degli altri. Una presenza discreta ma intensa, animata dalla ricerca di un significato capace di illuminare il mistero dell’esperienza umana. “Errare è umano” non è soltanto una mostra antologica. È un invito a entrare in un universo poetico dove il viaggio conta più della meta, dove l’errore diventa occasione di conoscenza e dove l’arte continua a interrogare il nostro sguardo. Un’occasione preziosa per riscoprire Biagio Caldarelli e la libertà creativa di un autore che ha fatto dell’esplorazione il cuore della propria ricerca.

Pietro Fabris

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