Nel saggio “Il corpo segnato”, l’artista e iconografo Angelo Vaccarella abbatte i pregiudizi storici sul tatuaggio cristiano, proponendo una rigorosa e innovativa riflessione tra Sacra Scrittura, storia della Chiesa e pastorale moderna.
Per secoli, nell’immaginario collettivo e in ampi settori della comunità ecclesiale, il tatuaggio è stato liquidato come una pratica profana, un’alterazione arbitraria del corpo contrapposta alla norma scritturale del Levitico. Tuttavia, il dibattito contemporaneo e la riscoperta delle radici storiche del cristianesimo rivelano una realtà infinitamente più complessa e affascinante. È in questo solco che si inserisce l’opera di Angelo Vaccarella, intitolata “Il corpo segnato. Tatuaggio, Bibbia, Storia e Teologia nel discernimento cristiano”, un saggio rigoroso che trasforma una provocazione culturale in un’opportunità di profonda indagine teologica.
L’elemento di forza del testo risiede nella duplice veste dell’autore. Vaccarella, pittore, restauratore specializzato in arte sacra, iconografo ed esperto di catechesi biblica, unisce all’acume accademico la propria esperienza diretta di credente tatuato. Lungi dal voler redigere una mera difesa apologetica o una banale semplificazione del tipo “giusto o sbagliato”, il saggio parte da un interrogativo fondamentale: che cosa significa, per un cristiano, abitare la propria corporeità e riconoscerla come luogo aperto all’azione della Grazia?
L’autore prende le distanze dalle letture decontestualizzate dei testi sacri, offrendo un’impalcatura metodologica che distingue accuratamente tra dato documentato da fonte primaria, consenso esegetico, tradizione orale e semplice testimonianza giornalistica. Il percorso muove dalla domanda pastorale per poi addentrarsi nell’esegesi e nella storia sistematica del corpo: «Il corpo non è un ostacolo allo Spirito, ma il luogo concreto della nostra esistenza, della nostra storia e dell’incontro con Dio. La pelle diventa la tela dove la memoria e la grazia possono imprimersi.»
Attraverso una ricostruzione storica minuziosa, il saggio smonta il mito della totale estraneità del tatuaggio alla tradizione cristiana. L’analisi attraversa archetipi complessi come il “segno di Caino”, interpretato nella sua duplice valenza di condanna e di protezione misericordiosa, fino a esplorare l’uso dei Vangeli apocrifi (Tommaso, Filippo) e la visione del corpo negli scritti patristici e tomistici.
Straordinario interesse rivestono i capitoli dedicati alla storia della Chiesa e alla pratica del segno corporeo: dalle comunità copte ed eritree, dove la croce impressa sul corpo rappresenta un indissolubile segno di appartenenza, fides e persino resistenza al martirio, fino alle pratiche plurisecolari della Terra Santa; la secolare tradizione dei pellegrini cristiani che impressero sulla pelle il ricordo indelebile del loro viaggio sacro, trasformando il tatuaggio in un vero e proprio attestato di fede e devozione incorruttibile: il passaggio dal divieto arcaico alla cautela moderna, evidenziando il Concilio del 787 e il discernimento circa la distinzione tra segno pagano e segno cristiano.
Nella parte teologica e pastorale, Vaccarella dialoga con il pensiero di San Tommaso d’Aquino, ricordando che il corpo è amministrazione e dono, non proprietà assoluta e con la profonda “Teologia del corpo” di San Giovanni Paolo II, in cui la corporeità è riconosciuta come linguaggio dell’anima e della persona.
Il testo si chiude con una vibrante riflessione sul discernimento contemporaneo. Rileggendo le aperture di Papa Francesco e il dialogo con i linguaggi giovanili, l’autore invita la Chiesa a non ignorare né condannare sommariamente un linguaggio corporeo diffuso, ma ad apprendere a “leggerlo”. Il tatuaggio, quando dettato da un’intenzione autentica, cessa di essere un ornamento superficiale o una profanazione, e diventa narrazione visibile di una storia interiore, di un’appartenenza o di un’esperienza di salvezza.
“Il corpo segnato” si impone come una lettura indispensabile per teologi, educatori, operatori pastorali e semplici curiosi. Con uno stile chiaro ma rigorosamente documentato, Angelo Vaccarella regala un’opera dal valore fortemente innovativo, capace di gettare un ponte tra la tradizione millenaria della Chiesa e le forme espressive della contemporaneità.
Antonio Calisi







