Nel suo libro, Alessandro Manfridi ripercorre tre anni di mobilitazioni, dall’Ucraina alla Palestina, per dimostrare che un’alternativa al rumore delle armi è ancora possibile.
“La pace non è un’utopia” non è soltanto una silloge di analisi ed elementi di cronaca, ma un vero e proprio diario di bordo civile e spirituale. Il volume raccoglie articoli, dati, documenti e riflessioni maturate tra il marzo 2022 e il giugno 2025, documentando le tappe principali del movimento pacifista e le manifestazioni nazionali tenutesi all’indomani dell’esplosione del conflitto in Ucraina e dei tragici eventi in Israele e a Gaza.
Ciò che rende il lavoro di Manfridi particolarmente profondo è il solido radicamento ideale che permea ogni pagina. L’autore, docente di Religione Cattolica che ha fatto dell’educazione alla pace la propria vocazione, attinge a piene mani dall’eredità morale e dottrinale di figure gigantesche quali il Mahatma Gandhi, Papa Giovanni XXIII, Martin Luther King e Nelson Mandela. Non si tratta di mere citazioni nostalgiche, ma di modelli vivi capaci di illuminare il presente verso una convivenza fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla nonviolenza attiva.
Il testo si addentra con coraggio nelle ferite aperte dell’attualità: dal ruolo centrale della Costituzione italiana come argine alla guerra, alla denuncia delle imponenti spese militari e degli interessi multinazionali, fino all’analisi dei crimini di guerra e delle distorsioni mediatiche che alimentano le spirali belliche e la drammatica conta delle vittime civili.
Un capitolo di forte rilievo è dedicato all’eredità morale e professionale di Silvestro Montanaro (1954–2020), celebre giornalista e documentarista d’inchiesta. L’impegno civile dell’autore trova infatti ulteriore espressione nel suo ruolo di Coordinatore del Gruppo “Amici Silvestro Montanaro”, nato per custodirne il pensiero e rilanciarne le battaglie a difesa degli ultimi e degli invisibili.
Significativo è il sostegno al testo offerto da Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink, il quale nella sua introduzione mette in luce il valore di questa testimonianza. Come evidenzia Marescotti, gli scritti di Manfridi analizzano con lucida determinazione le radici culturali e antropologiche della violenza, dalla “legge del taglione” al dramma delle punizioni collettive, proponendo spunti e paralleli di forte impatto etico e sociale.
Il libro di Alessandro Manfridi riesce nell’intento di dimostrare che il “popolo della pace” non si muove sulla base di ingenui desideri utopici, ma rappresenta una voce credibile, fattiva e ben documentata. Un testo fondamentale per riscoprire il valore della responsabilità individuale e per non smettere di credere che le ragioni del dialogo possano, infine, prevalere sul fragore delle armi.
Antonio Calisi










