Il 21 novembre, si è celebrata in tutta Italia la Giornata nazionale degli alberi. Fu introdotta, rifacendosi al Decreto Regio del 1923, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare e riconosciuta con l’art. 1 della Legge 14 gennaio 2013, n. 10. E’ un appuntamento di grande rilievo sociale perché mira a sensibilizzare le comunità civiche sull’importanza del patrimonio arboreo e dei benefici che le piante garantiscono alla qualità della vita, in particolare in ambito urbano. La ricorrenza però vale particolarmente a indurre chi ci governa ad avere un instancabile proiezione verso politiche di riduzione delle emissioni, tutela del suolo, miglioramento della qualità dell’aria e valorizzazione delle tradizioni legate agli alberi, fattori essenziali per la vivibilità degli insediamenti cittadini. Non è un caso che a Giovinazzo per diversi anni ad animare la ricorrenza ha provveduto l’Associazione Amici dell’Ambiente, della Flora e della Fauna che, con istruttivi incontri con le scolaresche, presieduti anche da qualche amministratore comunale, e esponenti di altre istituzioni pubbliche, procedeva a piantumare all’interno dei giardini delle scuole, in particolare dei plessi di S. Giovanni Bosco e S. Tommaso, giovani piante, acquistate appositamente da vivai del circondario.
Quest’anno l’Associazione si è completamente astenuta dal farsi carico di dette celebrazioni, avendo constatato che le piante messe a dimore in tutti questi anni, con tanto di cerimoniale pubblico, sono andate tutte perdute, per lo più, a causa del mancato innaffiamento durante i periodi più secchi. Sicché ha ritenuto non valga più la pena di piantumare essenze in spazi scolastici ed altri ambiti, ancorché ben protetti, se poi vengono lasciate perire perché non ci si educa alla loro cura e al mantenimento. Una serie di foto documentano, in realtà, le ragioni addotte per disimpegnarsi da ogni iniziativa finora profusa nel sensibilizzare, non solo i giovani ma anche gli esponenti dell’apparato pubblico, ad avere in considerazione lo stato del verde cittadino e soprattutto a mostrare interesse per la crescita dei nuovi alberi autoctoni, tipici della macchia mediterranea, piantumati in occasione della festa, il 21 novembre.
E, di fatto, non gli si può dare torto, considerando che l’organigramma municipale non prevede agenti specialisti, esperti per prestare un servizio di giardineria continuo ed efficace, al punto da evitare che essenze, anche di recente piantumazione in aree pubbliche e spazi a verde nelle proprietà comunali, non abbiano a svilupparsi e a progredire nella loro crescita naturale.
E, dunque, a seguito della defezione di ogni iniziativa da parte dell’Associazione dell’Ambiente, niente si è fatto per commemorare la ricorrenza della giornata del 21 novembre, dedicata ad essenzializzare il valore del verde comune, istituita per legge se non altro, allo scopo di dare valenza sociale a quel che sta a significare per le circoscrizioni abitative della città la presenza degli alberi, se non altro anche di un solo esemplare.
E quest’anno un evento qualsiasi, in tema, sarebbe stato oltremodo utile proprio in coincidenza con la chiusura della Conferenza delle Nazioni Unite -Cop 30- a Belèm, in Brasile, ove delegazioni di tutto il mondo hanno discusso e coordinato sofferte prese di posizioni per contrastare le sempre più incidenti crisi climatiche.
Certo, per quel che ci riguarda, non sarebbe stato il caso di organizzare manifestazioni in più quartieri, e piantumare qualche albero negli alvaretti vuoti da tempo lungo quelle strade, ma il radunarsi in un solo rione, ad iniziativa del delegato cittadino all’ambiente, avrebbe potuto dare una particolare significanza a quello che dovrebbe essere l’impegno comune per tutelare la nostra dote arborea, piantando anche simbolicamente una essenza in sostituzione di un albero perduto.
Si sarebbe potuto avere attenzione, giusto per dare uno spunto, all’area urbana che si sviluppa lungo l’asse stradale di Via Ten. Michele Devenuto, completamente sguarnita di spazi a verde pubblico, al di là di quelli a corredo degli insediamenti di edilizia popolare. Su quel tracciato viario, intasato da traffico veicolare, v’è uno spartitraffico a mò di una specchia di pietre nel cui vuoto centrale albergava un rigoglioso albero di carrubo piantumano da una decina di anni fa che si è, improvvisamente, essiccato.
Perché non si provvede alla sua sostituzione con altra pianta di carrubo, tipica del nostro territorio e a ridare decoro a quel manufatto di pietra locale?
Giuseppe Maldarella
















