Con l’annuncio ufficiale del passaggio di Senna Agius in MotoGP, la griglia di partenza della classe regina nel 2027 è completa. Per il secondo anno di fila, dunque, Manuel González rimane con il cerino in mano. Nonostante il primo posto nella classifica piloti in Moto2, al pilota Intact GP sono state voltate le spalle da parte di tutte le squadre e dei costruttori della top class.
González non è nato ieri sportivamente parlando, anzi. Nel 2017, a soli 15 anni, ha vinto l’European Talent Cup (oggi denominata Momoven Moto4 European Cup), mentre due anni dopo si è laureato campione del mondo nella defunta Supersport 300. Due titoli non da poco, senza neanche aver raggiunto la maggiore età, che danno prova di quanto fosse precoce sin dalla tenera età.
Inoltre, dal suo sbarco in Moto2, i suoi risultati sono cresciuti in fretta portandolo al terzo posto in graduatoria nel 2024 e al secondo nel 2025. Sempre lo scorso anno, ad Aragon, ha avuto l’opportunità di salire in sella all’Aprilia RS-GP del team Trackhouse per un test, impressionando il suo team principal Davide Brivio.
Eppure questo test rischia di essere stato un unicum per il numero 18 della Moto2 nella classe regina. L’anno scorso ha perso il duello di mercato (e successivamente quello per il titolo iridato) con il brasiliano Diogo Moreira. Quest’estate, nonostante la fame e la voglia di rivalsa lo stiano conducendo a piazzamenti eccellenti, gli è stato preferito il compagno di squadra Agius, australiano e nuovo portabandiera dello stato oceanico in classe regina al posto dell’uscente Jack Miller.
A complicare il quadro c’è una componente ancora più emblematica: se il problema fosse semplicemente la nazionalità, allora come mai Daniel Holgado gareggerà con il team Gresini e Izan Guevara è stato promosso da Pramac Racing in MotoGP? Anche loro si sono messi in luce nelle classi inferiori con ottimi risultati.
Holgado entra nel Motomondiale nel 2022 da vincitore del JuniorGP. Nel 2024 conquista il secondo posto in Moto3 e, l’anno dopo, passa in Moto2, dove ottiene due vittorie e il premio di Rookie of the Year. Anche Guevara trionfa nel JuniorGP nel 2020, vince una gara al suo primo anno da debuttante nella classe leggera e al secondo anno viene incoronato campione del mondo. Dopo due anni complicati nella classe di mezzo, viene “recuperato” da Pramac ritrovando la competitività che lo porterà in classe regina.
Ed è tuttavia questo l’aspetto assurdo dell’intera vicenda: tutti spagnoli e provenienti dalla medesima categoria, ma con percorsi e prospettive di mercato differenti.
Un nuovo boccone amaro da ingoiare per Manuel, che fa emergere due questioni cruciali: quanto contano la meritocrazia e il passaporto di un pilota nelle decisioni sul mercato del paddock? È dall’annuncio dell’accordo con Liberty Media del 1° aprile 2024 che la MotoGP Sport Entertainment Group sta dando più importanza alla nazionalità e meno ai piazzamenti. Il recente rinnovamento penalizza soprattutto l’egemonia spagnola, che costituisce una parte importante della griglia del Motomondiale.
E il caso di González non è l’unico. Identico o quasi è quello di Sergio García, che nell’estate del 2024 era il leader della classe di mezzo con due vittorie e altri tre podi. La Yamaha aveva appena stretto un accordo con il team Pramac e quindi avrebbe avuto a disposizione due moto in più in MotoGP. García sembrava il prescelto per una delle due selle: giovane, forte e con nove vittorie alle spalle nelle classi propedeutiche.
Ma ecco il colpo di scena: il valenciano non ottiene la moto e gli viene preferito Miller, 29 anni, in difficoltà in campionato, ma con un valore commerciale estremamente forte grazie al passaporto australiano. García subisce il contraccolpo e crolla in classifica al quinto posto, mentre nel 2025 viene addirittura appiedato. Negli ultimi due anni ha ottenuto solamente 14 punti: una flessione che andrebbe spiegata dal punto di vista psicologico e che rende l’idea di quanto possa essere spietato il mondo del motorsport.
Man mano che l’accesso alla classe regina si fa più selettivo, numerosi piloti spagnoli si ritrovano a essere esclusi dalla Moto2 e dalla Moto3.
Albert Arenas ha vinto il titolo mondiale nella classe leggera nel 2020 e ha corso per cinque anni nella middle class. Lo scorso anno ha ottenuto il suo miglior piazzamento iridato con l’ottavo posto in graduatoria e il secondo posto al Mugello. Nonostante ciò, ha scelto di lasciare il Motomondiale e, in un’intervista rilasciata a “GPOne” lo scorso dicembre, ha lasciato un po’ di mistero («Magari tra 2-3 anni potrò spiegarlo»).
Peggio è andata a Marcos Ramírez, che ad agosto 2025 rinnova il contratto con American Racing, ma tre mesi dopo c’è il dietrofront della squadra statunitense che rescinde l’accordo con “Capitán Andalucía”. Al suo posto ecco Filip Salac, unico pilota ceco del paddock e recente vincitore a Silverstone. In questo caso però c’è una recidività da parte della squadra di Eitan Butbul, che in passato non ha rispettato i contratti di Sean Dylan Kelly e Rory Skinner.
La pazienza scarseggia in Moto2, ma che dire della Moto3?
Joel Esteban nel 2024 si è piazzato al diciassettesimo posto in campionato, con un quarto posto a Le Mans come miglior piazzamento. Tuttavia, il team Aspar lo ha retrocesso in MotoJunior (l’ex JuniorGP) utilizzandolo come pilota di riserva. E proprio sostituendo diversi piloti lo scorso anno, Esteban si è messo in luce grazie a due quarti posti a Phillip Island e Portimão.
Così il team MTA lo ha ingaggiato per quest’anno garantendogli la sua seconda chance da titolare in Moto3. Insomma, il valenciano se l’è dovuta sudare per bene questa nuova occasione.
Nella medesima stagione ha debuttato Xabi Zurutuza, che ha saltato le prime due gare in quanto non aveva compiuto l’età minima per poter competere nella entry class. È un anno condizionato da uno spaventoso incidente avvenuto al Mugello e ottiene solamente undici punti. Il basco deve così salutare anche lui il Motomondiale, che ha però ritrovato quest’anno a partire dal GP dell’Ungheria in Moto2.
Su Zurutuza tuttavia c’è un elemento interessante: il suo rendimento non era certo migliore di quello di altri rookie, ma c’è chi ha fatto peggio nello stesso anno ottenendo comunque una seconda possibilità, come Noah Dettwiler e Tatchakorn Buasri. Lo stesso vale per Eddie O’Shea, che quest’anno si sta mettendo in luce nella classe leggera dopo un primo anno molto complicato.
I casi di González, García, Arenas, Ramírez, Esteban e Zurutuza raccontano storie diverse con almeno un elemento in comune: sono piloti spagnoli che hanno incontrato vari ostacoli nel proprio cammino. Le situazioni di Holgado e Guevara dimostrano però che il passaporto iberico non è una barriera invalicabile. Ed è proprio questa apparente contraddizione a rendere la questione ancora più interessante.
Ma allora viene da immedesimarsi nella testa di un team manager e chiedersi: nei criteri inerenti alla scelta di un pilota, quanto pesano i risultati e quanto invece il fattore politico e commerciale?
Foto: moto.it
Paolo Gabriel Fasano









