Santa Maria Goretti, la “martire della purezza” torna sotto la lente della critica

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A settantacinque anni dalla canonizzazione di Santa Maria Goretti, la cui memoria liturgica ricorre il 6 luglio, la figura della giovane martire torna al centro del dibattito teologico. Tre studiose dell’Università di Ratisbona sul portale Katholisch.dePhilippa Haase, Ute Leimgruber e Judith König – hanno proposto una rilettura critica della tradizionale definizione di “martire della purezza”, sostenendo che essa rifletta una sensibilità superata e rischi di veicolare un messaggio ambiguo sulla violenza sessuale, il loro articolo si intitola appunto «Maria Goretti als Märtyrerin der Reinheit? Zeit für eine Intervention»Maria Goretti, martire della purezza? È tempo di ripensare questa interpretazione»).

Secondo le teologhe, l’enfasi sulla difesa della verginità potrebbe suggerire, anche involontariamente, che la dignità della vittima dipenda dalla conservazione dell’integrità fisica, spostando l’attenzione dalla responsabilità dell’aggressore al comportamento di chi subisce violenza: un’inversione tra vittima e colpevole che gli studi contemporanei ritengono pericolosa. Le studiose ricordano come, durante il processo, l’assassino tentò di attribuire alla precoce maturità fisica della bambina una presunta corresponsabilità – argomento oggi inaccettabile, ma rivelatore di schemi culturali radicati.

La riflessione, rilanciata in Italia dal giornalista David Murgia sul sito Il Segno di Giona, non è inedita. Nel Belpaese già nel 1984 Giordano Bruno Guerri, con il suo saggio Povera Santa, Povero Assassino, ne offrì una lettura storica, mentre Carmelo Bene ne propose una reinterpretazione teatrale, criticando l’uso apologetico della santità come misura della verginità fisica e denunciando il rischio di ridurre ossessivamente il messaggio evangelico alla sola purezza sessuale e alla strumentalizzazione di una tragedia umana portata diversa.

Anche nella Chiesa si registrano segnali di evoluzione: Benedetto XVI e Papa Francesco hanno ipotizzato di valorizzare Maria Goretti come patrona delle vittime di violenza sessuale, spostando l’accento dalla purezza alla sofferenza innocente. Ma ci si chiede invece dove sia finito il tema del perdono e della redenzione dell’assassino, che pure è contenuto in questo dramma umano? Infatti ciò che differenzia la storia di Maria Goretti da quella di tante altre sante sottoposte alle lusinghe violente, sin dei primi secoli della cristianità, è proprio la concessione del perdono dall’assassino che attraverso questo gesto otterrà un percorso di profondo pentimento e conversione.

Il dibattito non mette in discussione la santità di Maria Goretti né la devozione popolare, ma interroga il linguaggio con cui la sua testimonianza viene tramandata. La sfida è conciliare tradizione ecclesiale e consapevolezza contemporanea della violenza, restituendo alla giovane santa la sua dimensione più autentica: quella di una bambina a cui fu tragicamente sottratta la vita.

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