La maschera e l’onore: Baldovino IV e Saladino il 10 giugno 1179

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L’incoronazione di re Baldovino IV d’Angiò

Un’inquadratura, nel Kingdom of Heavendi Ridley Scott, vale da sola più di molti trattati: Edward Norton, dietro una maschera d’argento, dà corpo a un sovrano sfigurato dalla lebbra e tuttavia mai sfigurato nel giudizio. La licenza scenica — Baldovino IV della casa d’Angiò non portò mai quel volto di metallo — non intacca la verità più profonda che il film custodisce: quella di un re che, nel corpo distrutto, conservò intatta la lucidità del comando e la misura della clemenza. È da questa immagine, cinematografica ma non infedele allo spirito del tempo, che occorre ripartire per scardinare la pigra storiografia dello “scontro di civiltà”, raccontando una storia di segno opposto.

Protagonisti, il “re lebbroso” di Gerusalemme e Salāh ad-Dīn — il Saladino della tradizione occidentale. Per oltre un decennio avversari, i due parlarono una lingua che la sola logica bellica non spiega. C’è una data, in particolare, che merita di essere sottratta all’oblio e ricordata come un avvenimento cardine nella storia dell’onore tra nemici: il 10 giugno 1179.

Quel giorno, in risposta alle scorrerie islamiche nei pressi di Sidone, Baldovino radunò le sue forze con l’aiuto di Raimondo di Tripoli e del Gran Maestro templare Oddone di Saint-Amand, intercettando l’avanguardia nemica a Marj ‘Uyun, lungo le sponde del Litani. Dopo un iniziale successo franco contro i cavalieri che guadavano il fiume, l’impeto dei Templari ruppe le righe, esponendo l’esercito al contrattacco del grosso delle forze di Saladino. Fu una rotta. Baldovino, impossibilitato a fuggire a causa della malattia e disarcionato nella mischia, dovette essere portato in salvo a braccia dai suoi uomini.

È in questo preciso perimetro di sangue e polvere che si colloca l’episodio dei cavalli: vedendolo appiedato e vulnerabile, Saladino gli fece recapitare due destrieri. Non ingenua pietà, ma il rigido e nobilissimo linguaggio cavalleresco con cui i grandi del tempo si misuravano. Un filo rosso di rispetto che si tesseva persino attraverso la scienza: si narra infatti che il sultano, sapendo il giovane re invalido, gli avesse inviato il proprio medico personale, segno di come la medicina arabo-islamica, erede di Avicenna, superasse allora i limiti di quella occidentale.

Il rigore storico impone di non confondere i piani: la celebre proposta di nozze tra al-‘Adil, fratello di Saladino, e una principessa crociata non riguardò Baldovino e Sibilla, già scomparsi, ma la Terza Crociata, quando nel 1191 Riccardo Cuor di Leone offrì la mano della sorella Giovanna. Ma la diplomazia di quel fallito matrimonio preparò la pace di Giaffa del 1192: Gerusalemme restava musulmana, ma aperta ai pellegrini cristiani. Un compromesso altissimo, che rivela la statura di Saladino come uomo di Stato.

Baldovino, dal canto suo, aveva già dimostrato la stessa lucida fermezza a Montgisard nel 1177, sconfiggendo un esercito immensamente più grande. Sotto la maschera che il cinema gli ha cucito addosso, e che la storia gli nega, restano un volto e una lezione autentici: due destini paralleli, uniti non dalla fede, ma dall’identica, suprema consapevolezza che il potere vero si misura, al momento giusto, nella capacità di scegliere la clemenza.

Carlo Coppola

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