Elezioni in Armenia, Meloni a Pashinyan: ‘Accompagneremo i passi verso una pace’

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Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno hanno consegnato a Nikol Pashinyan e alla sua compagine Contratto Civile (Քաղաքացիական պայմանագիր) un risultato che, pur sfiorando il 50% dei consensi senza configurare, in senso tecnico, una maggioranza assoluta, gli garantisce — in virtù dell’alto premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale armena — i numeri sufficienti per governare senza il concorso di alleati. Il Primo Ministro uscente, confermato per la terza volta consecutiva alla guida del Paese, ha già annunciato l’intenzione di procedere senza indugio alla formazione del nuovo esecutivo, operazione che l’ordinamento armeno, a differenza di altre tradizioni costituzionali europee, non subordina necessariamente al voto di fiducia dell’Assemblea Nazionale.

Le congratulazioni internazionali, come era lecito attendersi per un risultato di tale portata politica e simbolica, non si sono fatte attendere, giungendo da ogni latitudine a sottolineare la continuità del percorso di riavvicinamento armeno all’Europa. Il primo messaggio internazionale era giunto a spoglio elettorale ancora in corso dal premier georgiano Irakli Kobakhidze. Tra i messaggi recapitati a Yerevan vi è stato quello del Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni che merita una particolare attenzione, non soltanto per il rilievo istituzionale del mittente, ma per ciò che esso rivela, a chi sappia leggerlo con la dovuta sensibilità diplomatica, circa lo stato dei rapporti tra Roma ed Jerevan. Va, infatti, ricordato che l’on. Meloni è stata il primo Presidente del Consiglio italiano a mettere piede sul suolo armeno lo scorso 3 maggio 2026, durante la partecipazione all’8º Vertice della Comunità Politica Europea.

Nel testo ufficiale, diffuso anche in lingua armena — segno non trascurabile di riguardo verso l’interlocutore e il suo popolo — il premier italiano ha voluto rivolgere a Pashinyan i più calorosi auguri del Governo della Repubblica Italiana e i propri personali, rilevando come il voto del popolo armeno premiasse, per la terza volta, la sua leadership, e riconoscendo il coraggio con cui questi ha saputo affrontare sfide di eccezionale complessità.

Il messaggio si è soffermato, con accenti che meritano di essere riportati nella loro sostanza, sul processo di avvicinamento dell’Armenia all’Europa, che l’Italia segue con costanza, e sul fermo sostegno italiano alla normalizzazione dei rapporti con l’Azerbaigian, definendo l’accordo raggiunto a Washington nel 2025 un traguardo di primaria importanza. Il Presidente del Consiglio ha ribadito l’impegno italiano ad accompagnare i passi ulteriori verso una pace definitiva, nella consapevolezza — che è poi la cifra più autenticamente diplomatica dell’intero messaggio — che la stabilizzazione dei rapporti regionali costituisca un’occasione di stabilità e prosperità non solo per l’Armenia, ma per l’intero Caucaso meridionale. Non sono mancati, infine, i richiami ai solidi e vivaci legami economici, alla cooperazione culturale e archeologica che da tempo unisce i due Paesi, e alle prospettive tangibili di collaborazione in settori quali le infrastrutture e la difesa.

Resta, a conclusione di queste righe, la convinzione — maturata nell’osservazione quotidiana del dossier armeno — che dietro la tempestività e il calore di questo messaggio di congratulazioni si possa e si debba leggere il lavoro silenzioso — ma non per questo meno costante — dei rispettivi capi di missione diplomatica, l’Ambasciatore italiano a Yerevan S.E. Alessandro Ferranti e l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia S.E. Vladimir Karapetyan, da tempo impegnati nell’ulteriore consolidamento del dialogo bilaterale che attraversa, in questa stagione, momenti storicamente decisivi per il destino di Erevan e dell’intera regione caucasica.

Va infine sottolineato il rispetto che la Repubblica d’Armenia nutre nei confronti dell’Italia. Esso si evince anche dalla scelta — per diffondere la notizia di questo messaggio istituzionale — di un’immagine di grande autorevolezza del premier Giorgia Meloni.

Carlo Coppola

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