Attraversano i secoli con silenziosa ostinazione, per Cristo e per il Vangelo, schiere di uomini e donne che al mondo rinunciarono non per impotenza ma per deliberata scelta, mettendosi in cammino verso qualcosa che nessuna carta geografica avrebbe potuto indicare. Di alcuni ci sono pervenute le storie nella loro interezza; di altri circolavano già nell’epoca loro stessa soltanto notizie frammentarie, talvolta contraddittorie — materia quanto mai fertile per narratori dell’ingegno di Giovanni Boccaccio, che su quella penombra storica costruì alcune delle pagine più celebrate della letteratura italiana, aprendo, con mano insieme dotta e irriverente, il Decameron.
Tra queste figure si iscrive San Davino armeno: pellegrino dell’Anno Mille, morto lontano dalla sua terra nel silenzio di una casa lucchese, custodito da quasi mille anni sotto l’altare della Basilica di San Michele in Foro. Il nome stesso rivela l’origine: Davino sarebbe corruzione del nome armeno Davit, o di Zaven, o ancora indicazione geografica dell’antica capitale armena, Dvin. Dalla sua Armenia distribuì i propri beni ai poveri e intraprese la peregrinatio maior — Gerusalemme, Roma, infine Santiago de Compostela. A Lucca lo attrasse il Volto Santo, tappa devozionale fondamentale lungo la via Francigena. Si ammalò in città, fu accolto nel piccolo ospedale presso San Michele in Foro, poi dalla vedova Atha, nella cui casa morì il 3 giugno 1050. Le sue spoglie, trovate incorrotte nelle successive ricognizioni canoniche, furono più volte traslate fino all’attuale collocazione sotto il Crocifisso. Alessandro III ne sancì la canonizzazione intorno al 1159. Santo della carità, Davino si era messo al servizio degli infermi dello stesso ospedale che lo aveva accolto.
Dal 3 al 12 giugno 2026 la Parrocchia del Centro Storico di Lucca propone un calendario articolato di celebrazioni, incontri culturali e proiezioni cinematografiche. Il 3 giugno la solenne liturgia delle 18.00 sarà presieduta dall’Arcivescovo Mons. Paolo Giulietti alla presenza dell’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede, S.E. Boris Sahakyan; la stessa sera, alle 21.00, interverranno il prof. Antonio Fornaciari, antropologo, e lo storico prof. Alessio Pisani sulla Lucca dell’Anno Mille e sugli ultimi studi sul corpo del Santo. Il 9 giugno, a Sant’Alessandro Maggiore, il prof. Giovanni Macchia — autore del volume San Davino pellegrino armeno, presentato anche nell’edizione inglese — incontrerà il pubblico con brani eseguiti dal Concentus Lucensis. Il 12 giugno il giornalista Filomeno Lopes proporrà una riflessione sul significato contemporaneo del Santo, simbolo di integrazione e dialogo tra culture. Il cinema completa il calendario: il 4 giugno Amerikatsi di Michael Goorjian e l’11 giugno Ararat di Atom Egoyan, entrambi alle 21.00 al Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, a ingresso libero — tributo autentico alla conoscenza del popolo armeno attraverso le immagini.
La ripresa d’interesse per San Davino nell’ultimo ventennio va messa in relazione alla fioritura, in Italia, degli ethnical studies nelle discipline umanistiche e nelle scienze religiose. Anche l’antropologia forense ha mostrato grande attenzione per questo caso: ciò che resta del santo è oggi una mummia naturale parzialmente scheletrizzata, con cute e tessuti molli conservati soltanto agli arti e parzialmente nella regione pubica. Lucca lo comprende. E anche quest’anno, il 3 giugno, ricorda.
Carlo Coppola










