Armenia, il Consiglio d’Europa chiede riforme urgenti: le leggi sulla violenza di genere non bastano

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Le nuove generazioni della popolazione armena

Le nuove generazioni della popolazione armena

La violenza contro le donne resta una piaga aperta in Armenia. A dirlo non è una denuncia di parte, ma un memorandum ufficiale pubblicato dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, redatto all’esito di una visita nel paese svoltasi tra il 3 e il 5 febbraio 2026. Il documento, presentato a Strasburgo a fine maggio, fotografa una realtà in cui i progressi legislativi degli ultimi anni si scontrano con una cultura istituzionale ancora refrattaria alla tutela concreta delle vittime, aprendo un divario preoccupante tra la norma scritta e la sua applicazione.

Il quadro normativo armeno ha registrato passi in avanti tangibili: le modifiche del 2024 alla Legge sulla violenza domestica del 2017, i cambiamenti al Codice penale del 2022, l’istituzione di ordinanze di protezione affidate a polizia e magistratura e l’adozione di una Strategia di genere con Piano d’azione 2025-2028 costituiscono segnali concreti di volontà politica, riconosciuti esplicitamente dal Commissario.

Donne armene depositarie della tradizione del lavash

Donne armene depositarie della tradizione del lavash

È nell’attuazione che il sistema mostra le sue crepe più profonde. Forze dell’ordine e magistratura tendono a privilegiare la riconciliazione familiare e il cosiddetto “ripristino della pace domestica” rispetto alla protezione effettiva delle vittime. Le donne che si rivolgono alle istituzioni si trovano spesso esposte a pratiche di vittimizzazione secondaria, scoraggiate dalla denuncia e talvolta re-traumatizzate nel corso stesso dei procedimenti. Le ordinanze di protezione urgente vengono emesse in modo non uniforme, vanificando l’impianto normativo che le sorregge. «Una cultura istituzionale che antepone la conciliazione informale alla sicurezza delle sopravvissute lascia troppe donne senza protezione», ha dichiarato O’Flaherty.

Le lacune operative aggravano ulteriormente il quadro. Il paese è ancora privo di una linea telefonica nazionale unificata, attiva 24 ore su 24, finanziata dallo Stato. I rifugi e i centri di supporto soffrono di carenze croniche di fondi, dipendono da donatori privati e non riescono ad accogliere i gruppi più vulnerabili, in particolare nelle comunità rurali e remote.

Un ostacolo di natura politica si aggiunge a quelli pratici. La ratifica della Convenzione di Istanbul — trattato europeo sul contrasto alla violenza di genere, firmato dall’Armenia nel 2018 ma mai ratificato — rimane bloccata da campagne di disinformazione e da movimenti anti-gender che ne distorcono i contenuti. «Ratificare la Convenzione di Istanbul senza ulteriori ritardi è fondamentale per costruire uno scudo completo a tutela di tutte le sopravvissute», ha affermato il Commissario.

Le raccomandazioni del memorandum si articolano su tre livelli. Sul piano normativo: ratifica immediata e senza riserve della Convenzione di Istanbul, introduzione di un reato autonomo di violenza domestica e di un meccanismo statale di risarcimento per le vittime. Sul piano sistemico: formazione obbligatoria e trauma-informed per polizia, magistratura e servizi sociali, con procedure rafforzate per l’applicazione delle ordinanze di protezione. Sul piano del supporto alle vittime: espansione della rete di rifugi in linea con gli standard europei, istituzione della helpline nazionale e accesso garantito al patrocinio legale in ogni fase del procedimento. Il messaggio di O’Flaherty alle autorità di Erevan è netto: le leggi esistono, ora serve la volontà politica di applicarle.

M. Siranush Quaranta

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