Beato Nicola Paglia, Giovinazzo rinnova il suo legame antico: il 16 febbraio 2026 la festa tra liturgia e memoria civile

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C’è una data che, nel calendario religioso e identitario della città, non passa mai inosservata: il 16 febbraio, memoria liturgica del Beato Nicola Paglia. Domani lunedì 16 febbraio 2026 Giovinazzo tornerà a stringersi attorno al suo figlio più illustre, teologo e predicatore del XIII secolo, figura di primo piano nell’Ordine dei Predicatori e simbolo di una tradizione che unisce fede, studio e appartenenza.

La festa è stata preceduta dal consueto Triduo di preparazione nella Chiesa di San Domenico, con la recita del Rosario alle 17.45 e la celebrazione eucaristica alle 18.15, momenti che hanno raccolto confraternite, gruppi parrocchiali e semplici fedeli in un clima di intensa partecipazione.

Domani, lunedì 16 febbraio, il programma entrerà nel vivo:

  • Ore 17.45 – Santo Rosario.

  • Ore 18.00Solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta da S. E. Rev. Mons. Domenico Cornacchia, Amministratore Apostolico della Diocesi di Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, con la partecipazione delle autorità civili e militari e dei pii sodalizi cittadini.

  • Ore 19.30Processione del mezzo busto del Beato per le vie del centro storico.

Il corteo muoverà dalla Chiesa di San Domenico per attraversare piazza Vittorio Emanuele II, via Beato Nicola Paglia, piazza San Felice, via Gelso – nei pressi della tradizionale indicazione della casa natale – fino a raggiungere la Concattedrale di Santa Maria Assunta, in un percorso che simbolicamente riporta il Beato tra le pietre e i volti della sua città.

Nato a Giovinazzo nel 1197, Nicola Paglia compì gli studi a Bologna, dove fu conquistato dalla predicazione di San Domenico di Guzmán. Entrò così nell’Ordine dei Predicatori, distinguendosi presto per cultura teologica, zelo apostolico e capacità organizzativa.

Le fonti domenicane lo descrivono come “vir religiosus et litteratus et gratiosissimus praedicator”: uomo di profonda religiosità, dotto e predicatore affabile. Ricoprì incarichi di governo nell’Ordine, contribuì alla fondazione e al consolidamento di diversi conventi nell’Italia centrale e partecipò attivamente alla stagione di rinnovamento ecclesiale del XIII secolo, quando gli ordini mendicanti portarono la Parola nelle città universitarie e nei centri urbani in trasformazione.

Morì a Perugia il 16 febbraio 1256. La sua fama di santità, mai interrotta, fu ufficialmente riconosciuta nel 1828 da Papa Leone XII, che ne confermò il culto. Ma per Giovinazzo il riconoscimento formale è solo una tappa: la devozione popolare lo aveva già custodito nei secoli.

Ogni anno, la processione del 16 febbraio non è soltanto un evento liturgico. È un gesto comunitario che intreccia memoria religiosa e coscienza civica. Nel passaggio del mezzo busto tra i vicoli del borgo antico si legge un messaggio più profondo: la città riconosce in Nicola Paglia non solo un beato, ma un modello di coerenza tra studio e fede, tra parola e testimonianza.

In un tempo che spesso frammenta, la festa del Beato ricompone. Riporta al centro il senso della comunità, la continuità della tradizione, la capacità di Giovinazzo di custodire un’eredità che non è nostalgia, ma radice viva.

Domani sera, quando le campane accompagneranno l’uscita della processione e le luci illumineranno il centro storico, non si celebrerà soltanto una figura del Medioevo. Si celebrerà la storia stessa di Giovinazzo: una storia che continua, passo dopo passo, dietro al suo Beato.

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