
Non è una novità che l’industria cinematografica prenda spesso spunto dalla letteratura. E neppure una colpa. La questione di cui si dibatterà di seguito in questa sede riguarda le modalità in cui ciò avviene.
Il 13 febbraio prossimo uscirà nelle sale “Cime tempestose”, il nuovo film di Emerald Fennell e nuovo (ennesimo?) adattamento dell’opera maestra di Emily Brontë. “Cime tempestose” (“Wuthering heights”) è un romanzo gotico in piena regola, caratterizzato da quell’elemento brutale e da quello naturalistico di un’atmosfera cupa e inquietante caratteristica delle lande desolate della brughiera inglese (l’autrice si sarebbe ispirata a Top Withens, nello Yorkshire), metafora della violenza, fisica e psicologica, protagonista della storia. L’opera, risalente all’epoca vittoriana, intreccia la tematica centrale della lotta di classe a quella della cosiddetta storia d’amore (dovremmo parlare, invece, di disamore) tra Catherine Earnshaw e Heathcliff, esplorando tutta una serie di sentimenti umani della gamma della disperazione. Heathcliff è l’oscuro antieroe, uomo duro e spietato, la penna di Emily Bronte lo figura quasi come un mostro. La prospettiva di un amore impossibile tra lui e Catherine lo renderà ancora più tormentato, consumato dal quel sentimento ossessivo che è la vendetta, a sua volta impossibile. In perfetta conciliazione con la natura, la sua solitudine è un isolamento volontario nelle desolate Cime.
L’imminente film di Fennell esclude l’implicazione razziale per il personaggio di Heathcliff che, nel primo capitolo del romanzo, è descritto come “dark-skinned (“di pelle scura”) gypsy in aspect (“dall’aspetto zingaro”)”. Lasciando l’autrice un margine di ambiguità circa l’etnia, non sono trascurabili le connotazioni di Heathcliff, ignorate, invece, dai responsabili del casting del film, scegliendo il talento del momento (Jacob Elordi di recente è stato la “Cosa” del “Frankenstein” di Guillermo del Toro), un uomo caucasico nella sua integrità e dalla statura che con tutta certezza non era stata concepita dall’autrice inglese per il suo personaggio. Il tema etnico è cruciale nell’opera di Brontë poiché la razza di Heathcliff gioca un ruolo nella discriminazione che subisce nella storia. “Cime tempestose” ha una lunga storia nel mondo del cinema: il primo adattamento diretto da William Wyler risale al 1939, nel 1988 Yoshishige Yoshida ne dirige una rivisitazione ambientata nel medioevo giapponese, in quello del 1992 Juliette Binoche e Ralph Fiennes figurano nei panni dei protagonisti, solo in quello del 2011 diretta da Andrea Arnold Heathcliff (James Howson) non è bianco.
In conclusione, secondo le recenti dichiarazioni della regista, questa nuova rappresentazione sarebbe una rilettura del classico in chiave sensuale. Ma i moderni costumi, che stridono con l’anima selvaggia dei personaggi originali, la colonna sonora elettronica e il cast completamente differente dalla descrizione nel romanzo (Margot Robbie ha 35 anni contro i 15 della sua Cathy) non possono che snaturare e annichilire il capolavoro di un’autrice tanto irrequieta quanto libera come Emily Brontë.
Sofia Fasano









