
San Gregorio Illuminatore e Re Tiridate III
Per la prima volta nella sua storia, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2026 affonda le radici nella terra che per prima al mondo proclamò il cristianesimo religione di Stato. È la Chiesa Apostolica Armena, una delle comunità cristiane più antiche del pianeta, ad aver redatto i testi che accompagneranno i fedeli di tutte le confessioni in questo appuntamento ecumenico fondamentale che si svolgerà dal 18 al 25 gennaio.
La preparazione dei materiali è stata affidata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani al Dipartimento per le Relazioni Interconfessionali della Chiesa Apostolica Armena. Dal 13 al 18 ottobre 2024, presso la Santa Sede di Etchmiadzin, vicino a Yerevan, la Commissione internazionale ha lavorato alla stesura definitiva dei testi, conclusa con un’udienza di Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.
La scelta dell’Armenia non è casuale. Nel 301 dopo Cristo, sotto il re Tiridate III e per opera di San Gregorio l’Illuminatore, primo Catholicos ufficiale della Chiesa armena, questo piccolo paese del Caucaso compì un gesto rivoluzionario che avrebbe segnato per sempre la storia del cristianesimo mondiale. L’adozione del cristianesimo come religione di Stato avvenne infatti con quasi vent’anni di anticipo rispetto all’Impero Romano, facendo dell’Armenia una vera pioniera della fede.
La storia di questa conversione straordinaria si intreccia con vicende umane di grande intensità. San Gregorio l’Illuminatore, secondo lo storico Agatangelo del quinto secolo, visse un destino segnato dal sangue e dalla redenzione. Suo padre aveva ucciso il padre del re Tiridate, costringendo la famiglia alla fuga in Cappadocia, dove il giovane Gregorio si convertì e abbracciò la vita monastica. Tornato in patria per riparare alla colpa paterna, quando Tiridate gli ordinò di offrire incenso alla dea Anait, Gregorio rifiutò categoricamente. Venne gettato in una fossa profonda del castello di Artashat,(sulle sue rovine venne costruito il monastero di Khor Virap che conserva ancora la fossa) dove rimase imprigionato per quindici anni.
La svolta arrivò con l’episodio di Santa Hiripsimé, una giovane cristiana fuggita in Armenia con alcune compagne per sfuggire alla persecuzione di Diocleziano. Il re se ne innamorò, ma fu respinto perché Hiripsimé si era consacrata a Cristo. Accecato dall’ira, Tiridate ordinò di decapitare la giovane e le sue compagne. Dopo questo massacro, divorato dal rimorso, il re impazzì. Fu allora che Gregorio venne liberato e chiamato a corte. Il Signore guarì Tiridate, che si convertì immediatamente. Gregorio, consacrato vescovo a Cesarea, tornò in Armenia come Catholicos e battezzò il re e i suoi congiunti nel fiume Eufrate.
La cristianizzazione dell’Armenia fu rapida e profonda. San Gregorio promosse la costruzione di numerose chiese in pietra dalla linea sobria ma di superba bellezza. La vera rivoluzione culturale avvenne però nel 404, quando il monaco San Mesrop Mashtots inventò l’alfabeto armeno. Composto da trentasei segni e realizzato con l’aiuto del patriarca Sant’Isacco, questo alfabeto permise la traduzione dei testi sacri nella lingua del popolo. Il primo testo tradotto fu l’Antico Testamento, seguito dai Vangeli.
La Santa Sede di Etchmiadzin, centro spirituale e amministrativo della Chiesa, sorge proprio nel luogo dove, secondo la tradizione, San Gregorio ricevette una visione divina di Cristo che scendeva dal cielo e colpiva il suolo con un martello d’oro, indicando quel sito come sede ideale per la prima cattedrale armena. La Santa Cattedrale di Etchmiadzin, una delle chiese più antiche del mondo, rappresenta ancora oggi il legame indissolubile tra la Chiesa armena e i suoi fedeli.
Nel corso dei secoli, la Chiesa Apostolica Armena non è stata soltanto custode della fede, ma anche guardiana dell’identità nazionale. Durante le dominazioni araba, mongola, persiana e ottomana, i monasteri sono diventati centri di apprendimento e conservazione culturale. Anche sotto l’ateismo sovietico, la Chiesa ha mantenuto una presenza incrollabile. Durante il genocidio armeno del 1915, ha rappresentato un rifugio per chi soffriva, offrendo conforto e alimentando la speranza.
Oggi la Chiesa Apostolica Armena partecipa attivamente al dialogo ecumenico attraverso il Consiglio Ecumenico delle Chiese e mantiene relazioni fraterne con il Vaticano e altre denominazioni cristiane. Il suo impegno si estende anche al dialogo interreligioso, promuovendo pace e comprensione reciproca in una regione segnata da tensioni storiche. Che quest’anno sia proprio l’Armenia a guidare i cristiani di tutto il mondo nella preghiera per l’unità rappresenta un segno potente: la fede che per prima divenne identità di una Nazione intera oggi si offre come esempio di resilienza, dialogo e speranza per l’intera famiglia cristiana.
M. Siranush Quaranta









