ROMA – “La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Con queste parole tratte dalla costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, Sua Santità Papa Leone XIV ha presieduto domenica scorsa la solenne celebrazione eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione della festa della Dedicazione della cattedrale romana, “Madre di tutte le Chiese“.
Davanti a oltre 2.700 fedeli che gremivano la storica basilica, il Santo Padre ha lanciato un appello vibrante per una rinnovata attenzione alla bellezza e alla riverenza nella liturgia cattolica. “Si ponga ogni attenzione affinché qui la bellezza semplice dei riti possa esprimere il valore del culto per la crescita armonica di tutto il Corpo del Signore”, ha pronunciato il Pontefice, sottolineando come la cura liturgica nella Sede di Pietro debba costituire un modello esemplare per l’intera cristianità.
Il Papa ha insistito sulla necessità di uno “stile di solenne sobrietà tipico della tradizione romana, che tanto bene può fare alle anime di chi vi partecipa attivamente”, rispettando le diverse sensibilità dei fedeli partecipanti secondo il principio di una sapiente inculturazione. Citando Sant’Agostino, Leone XIV ha ricordato che “la bellezza non è che amore, e amore è la vita”, richiamando così il legame inscindibile tra estetica liturgica e vita spirituale.
Nell’omelia, il Pontefice ha ripercorso la storia millenaria della Arcibasilica Papale, voluta dall’imperatore San Costantino il Grande, dopo aver concesso ai cristiani la libertà di professare la propria fede, fino alla consacrazione nel IV secolo da parte di Papa Silvestro I. “Questa Basilica è molto più di un monumento e di una memoria storica”, ha spiegato, “è segno della Chiesa vivente, edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare”.
Particolarmente suggestiva l’immagine del “cantiere” utilizzata dal Papa per descrivere la vita ecclesiale: “Gesù ci cambia, e ci chiama a lavorare nel grande cantiere di Dio, modellandoci sapientemente secondo i suoi disegni di salvezza”. Un invito a “scavare, in noi stessi e attorno a noi” con umiltà e pazienza, “liberi dai criteri del mondo, che troppo spesso pretende risultati immediati, perché non conosce la sapienza dell’attesa”.
Hanno concelebrato con il Santo Padre, tra gli altri i massimi rappresentanti della sede episcopale di Roma il Card. Baldassarre Reina, Arciprete della Basilica e Vicario Generale per la Diocesi di Roma, Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vicegerente della Diocesi, oltre a circa 160 sacerdoti e dieci vescovi provenienti da diverse parti del mondo a testimonianza dell’Universalità della Santa Chiesa. La Liturgia pontificale, durata quasi due ore, si è conclusa con la venerazione dell’altare papale e la benedizione solenne impartita dal Pontefice.
Il Santo Padre Leone XIV ha ricordato che anche nella storia di questo “edificio maestoso non sono mancati momenti critici, soste, correzioni di progetti in corso d’opera”, ma “grazie alla tenacia di chi ci ha preceduto, possiamo radunarci in questo luogo meraviglioso”. Un messaggio di speranza che guarda al futuro senza dimenticare le radici: “A Roma, pur con tanto sforzo, c’è un bene grande che cresce”.
Carlo Coppola










