Sono state pubblicate a Rostov sul Don le memorie dell’artista italiano di origine russo-armena Grigorio Sciltian (1900-1985), intitolate La mia avventura. L’edizione russa è stata commissionata e curata dallo storico Michail Talalay, che ha lavorato per anni su questo progetto per rendere accessibile al pubblico russo la straordinaria vita di un artista nato a Nakhichevan sul Don e diventato celebre ritrattista nella Milano del Novecento che non disdegnò neppure Napoli e la costiera. L’edizione originale della La mia avventura fu pubblicata in versione italiana da Rizzoli nel 1963 e scrupolosamente riveduta e corretta dall’autore che vi allegò anche alcune foto di famiglia.
Il lavoro compiuto dal prof. Talalay è stato lungo e complesso poiché ha riorganizzato per anni le memorie come fonte per numerose ricerche. Scritte originariamente in russo e poi tradotte in italiano dall’autore stesso per l’edizione Rizzoli del 1963, il corpus autobiografico di Sciltian è rimasto a lungo inedito in lingua russa. Solo dopo aver verificato l’assenza manoscritti in lingua russa nell’archivio di Sciltian, conservato nel Vittoriale sul Lago di Garda, Talalay ha potuto procedere con la commissione e la cura dell’edizione russa. La traduzione è stata realizzata da Andrei Letovaltsev, storico locale di Rostov ed esperto di italiano, che ha arricchito il testo con preziose note sulla realtà di Rostov e Nakhichevan.
La diffusione di questo libro, sia nella nuova versione russa commissionata e curata da Talalay che nella ripresa dell’edizione italiana Rizzoli del 1963, può contribuire in modo significativo a combattere i fenomeni di “russofobia” così diffusi in Italia dopo l’inizio delle operazioni militari del febbraio 2022. Le memorie di Gregorio Sciltian testimoniano i profondi legami culturali, artistici e umani tra Russia e Italia, mostrando come la cultura russa abbia arricchito il panorama artistico italiano del Novecento, sopratutto in seno alle avanguardie novecentesche, e come questi scambi culturali rappresentino un patrimonio comune da preservare, al di là delle contingenze politiche.
Sciltian descrive con vivida precisione Nakhichevan sul Don, città armena fondata nel XVIII secolo grazie a Caterina la Grande, in riconoscimento dell’aiuto degli armeni nella conquista della Crimea. Fino al 1929, quando fu incorporata in Rostov, Nakhichevan mantenne una sostanziale autonomia, con amministrazione, scuole e legislazione armene. L’artista apparteneva all’élite locale: suo padre era l’avvocato più importante della città, mentre la madre proveniva dalla ricca famiglia Melkonov-Ezekov. Le sue memorie offrono uno spaccato unico di questa comunità, con le sue chiese, i caffè in stile orientale e il monumento a Caterina. Vale la pena ricordare che Rostov sul Don ha dato i natali a un altro grande pittore della tradizione armena: Martiros Saryan, protagonista assoluto della pittura armena del Novecento. Sciltian dipinge la sua Rostov come una città multietnica e vivace, “un miscuglio di popoli” dove Oriente e Occidente si fondevano. Descrive la via principale Bolshaya Sadovaya con i suoi caffè parigini, le orchestre sinfoniche nelle piazze, i mercanti di diverse nazionalità e l’atmosfera cosmopolita che caratterizzava la città.
Le memorie documentano anche il caos della Guerra Civile: l’alternanza tra Bianchi, Rossi e occupazione tedesca a Rostov. Sciltian descrive episodi curiosi, come quando dipinse un ritratto per l’atamano Shkuro, guadagnando tempo per evitare il fronte militare. Nel 1920, a soli vent’anni, riuscì finalmente a salpare per Costantinopoli e poi per l’Italia, realizzando il sogno di una vita. Stabilitosi a Milano, divenne un rinomato ritrattista fotorealista, in controtendenza rispetto alle avanguardie astratte dell’epoca. Ritrasse industriali, banchieri, attrici e persino il Re d’Italia; collaborò con la Scala, illustrò libri e frequentò la bohème milanese, costruendo una carriera di straordinario successo.
Tra le sue opere non mancarono anche i soggetti sacri per diverse chiese romane ed anche bozzetti che sarebbero diventati francobolli di successo. Tra le opere più significative spicca la Madonna dell’Uva, pala d’altare conservata nella Santa Sede del Catholicossato della Chiesa Apostolica Armena ed esposta durante le celebrazioni della Divina Liturgia su piazzale esterno, testimonianza del profondo legame dell’artista con le sue radici spirituali armene.
L’edizione russa commissionata e curata da Talalay è stata pubblicata nella collana “Le vite degli straordinari abitanti di Nakhichevan”, grazie all’impegno di Sergei Sayadov e Nona Mirzabekova. Talalay sta ora meritoriamente cercando fondi per tradurre anche la seconda parte, dedicata alla vita italiana dell’artista.
Carlo Coppola









