Dante e Maometto: tra ignoranza storica e influenze islamiche nella Divina Commedia

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Nella Divina Commedia, Dante Alighieri riserva a Maometto un trattamento controverso. Nel Canto XXVIII dell’Inferno, il profeta dell’Islam è collocato tra i Seminatori di Discordia, coloro che, secondo Dante, hanno causato divisioni e conflitti. Questa rappresentazione risente delle leggende crociate diffuse nel Medioevo, che descrivevano Maometto come un ex cardinale cristiano deluso dalle sue ambizioni frustrate di diventare Papa. Secondo questa narrazione, Maometto avrebbe quindi creato una nuova dottrina per vendicarsi, causando uno scisma all’interno della religione cristiana.

Tuttavia, l’opera di Dante non si limita a questa visione distorta e parziale. Nel Canto IV dell’Inferno, il poeta fiorentino rende omaggio a importanti figure della cultura islamica, collocandole nel Limbo tra gli “Spiriti Magni”. Tra questi, compaiono il filosofo Averroé, noto per i suoi commenti ad Aristotele; il medico Avicenna, celebre per le sue scoperte in campo medico e l’introduzione della quarantena; e il condottiero Saladino, esempio di virtù cavalleresca e rettitudine. Questo riconoscimento indica che, nonostante le incomprensioni su Maometto, Dante riconosceva e rispettava il contributo significativo della cultura islamica al sapere umano.

Dante non solo riconosceva i contributi della cultura islamica, ma ne fu anche profondamente influenzato. Una delle possibili fonti di ispirazione per la Divina Commedia potrebbe essere stato “Il Libro della Scala”, un’opera araba medievale che narra del viaggio di Maometto nell’aldilà. In questo testo, Maometto, accompagnato dall’angelo Gabriele, visita i cieli del Paradiso e le pene dell’Inferno, un viaggio che presenta sorprendenti somiglianze con il percorso di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, guidato da Virgilio e Beatrice.

La figura di Maometto nella Divina Commedia è il risultato di una combinazione di pregiudizi medievali e influenze culturali. Da un lato, Dante riflette le leggende crociate che deformavano la figura storica del profeta islamico; dall’altro, dimostra un rispetto significativo per le eccellenze intellettuali islamiche, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nello sviluppo del pensiero occidentale. Questa complessità evidenzia come la Divina Commedia sia un’opera che trascende i pregiudizi del suo tempo, aprendo un dialogo interculturale che riconosce il valore del contributo islamico alla cultura europea.

Antonio Calisi

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