Il disagio psicologico è in continuo aumento in Italia

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Recenti studi condotti dall’Inc Non Profit Lab, la cui ricerca è stata intitolata “L’era del disagio”, realizzata in collaborazione con AstraRicerche e col patrocinio di Rai per la Sostenibilità-Esg, hanno

evidenziato come il 60,1% degli italiani conviva da anni con uno o molteplici disturbi psicologici. Ad essere colpite maggiormente da tali problematiche risultano le donne, delle quali ben il 65% è affetto da disagi psichici. I sei problemi psicologici più diffusi rilevati nel nostro Paese sono i disturbi del sonno, che colpiscono il 32% delle persone, disturbi d’ansia (31,9%), stati di apatia (15%), a

ttacchi di panico (12,3%), depressione (11,5%), e dca, ossia disturbi del comportamento alimentare (8,2%). Il dato raccolto preoccupante sarebbe che molti italiani facciano fronte alle difficoltà psicologiche con il metodo del “fai da te”, giacchè le quattro risposte più frequenti all’interrogativo “cosa hai fatto per stare meglio?” non prevedevano il consulto e supporto di medici e specialisti. Difatti, un folto gruppo di persone ha provato a cercare il benessere autonomamente o con il sostegno dei propri cari e, ancora, vi è chi ha semplicemente atteso che i sintomi del disagio si attenuassero o ha assunto in modo assolutamente sconsiderato farmaci e prodotti senza prescrizione medica, quest’ultima categoria è pari al 27,6% dei partecipanti all’indagine.

Solo al quinto e sesto posto si classificano le risposte coincidenti con l’aver consultato il proprio medico d
i base o uno specialista.
Ad accrescere il disagio, per il 35,1% degli intervistati, vi è la preoccupazione per un mondo che sta mutando negativamente e, infatti, tra le motivazioni riportate troviamo le guerre, la povertà, la crisi climatica, l’inflazione e le emergenze sanitarie), accompagnate da due difficoltà a relazionarsi con il mondo, molto vissute dalla Generazione Z (i nati tra il 1995 e 2010), quali la chiusura in se stessi e i problemi nell’interaggire con gli altri, seguito dallo spaesamento per la mancanza di valori sociali condivisi, l’insoddisfazione per i propri percorsi professionali e la reazione a pressioni sociali marcate su obiettivi scolastici o sportivi.
Non mancano fra le cause il forte stress da lavoro, la disoccupazione, il bullismo e la violenza, la dipendenza da social media e tecnologia, la carente offerta di servizi psicologici e psichiatrici ed alcune forme di discriminazione come razzismo e omofobia. Solo il 43% degli enti ha avuto fondi pubblici e appena il 3% li ha ritenuti adeguati alle proprie esigenze.
“La pandemia – afferma il vicepresidente di Inc, Paolo Mattei – ha creato la ‘tempesta perfetta’ per far esplodere un male oscuro che covava, da decenni, nella nostra società. E sarebbe sbagliato cercare di risolvere la complessità del fenomeno, scaricandone la responsabilità su un fattore imprevedibile ed eccezionale come la pandemia. I mali della nostra società sono molti, ben descritti nella ricerca che abbiamo realizzato. E rimandano a cause di tipo culturale e sociale che solo una volta analizzate e comprese, potranno essere efficacemente affrontate a livello collettivo”. “Dal nostro Rapporto emerge anche che c’è bisogno di una comunicazione più all’altezza della rilevanza e complessità del tema e della dimensione che questo sta assumendo – evidenzia il presidente di Inc, Pasquale De Palma – Tutti noi comunicatori siamo chiamati a contribuire a una narrazione del disagio più attenta e più efficace, perché a volte, se non spesso, il modo in cui il disagio viene comunicato non aiuta”.
Maria Elide Lovero
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