Lo stile della Pasqua

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Le Tre Marie al sepolcro (1600 circa) di Annibale Carracci

Celebriamo la Pasqua del Signore, finalmente il nostro percorso spirituale di quaresima giunge al termine.
La Pasqua è il mistero più importante, il più alto cui facciamo riferimento, se Cristo non fosse risorto, ci ricorda San Paolo, vana, sarebbe la nostra fede. Tutto accade in maniera molto umile, molto semplice, c’è un vociare di donne che lungo la strada si accompagnano l’una all’altra per recarsi al sepolcro, c’è tanta paura, tutto attorno c’è paura, c’è terrore, poiché sono già perseguitati, hanno timore di essere anche agitati.
Anche loro pero’ saranno crocifissi, anche loro diverranno martiri.
Però, diciamolo pure, c’è anche l’imbarazzo da parte loro di aver abbandonato Gesù, di non averlo seguito fino in fondo, infatti erano in pochissimi lì, sotto la croce.
Adesso, in questa scena descritta dal Vangelo, al mattino di Pasqua ci sono queste donne, tra cui Maria di Magdala, la donna che ha molto amato, che corrono al sepolcro per portare umilmente gli oli per la sepoltura. Arrivate sul posto vedono che invece non c’è più niente: la porta è spalancata, la pietra è ribaltata, il sepolcro è vuoto, ma non osano entrare, corrono al Monte Sion dove sono riuniti gli apostoli terrorizzati per la paura di avere la stessa sorte di Gesù e annunciano loro il fatto del Sepolcro vuoto.
Subito dopo, insieme con loro, Giovanni e Pietro corrono, Giovanni è più veloce ma attende Pietro, rispettandone il ruolo.
Sono veramente storie semplici, ma la sorpresa piu’ grande è la constatazione dei fatti: ci dicono che il sepolcro è vuoto perché Gesù ha riempito il mondo della sua presenza nella risurrezione e la risurrezione da quel momento ci ha dato speranza, ci dà la gioia di credere in una vita oltre questa vita, in una possibilità che abbiamo tutti di superare la morte e non “mettere punto” alla nostra vita con la morte perché Gesù è l’Amore che trionfa, ed è l’amore che viviamo e nutriano con le nostre relazioni che in Gesù giunge al suo compimento.
In questo giorno, dunque, in questo momento, in tutta la terra si canta quell’inno antico che è il “victime paschalis laudes”, perche’ alla vittima pasquale noi dobbiamo la lode, il sacrificio, tutta la nostra gratitudine.
E’ Pasqua! Viviamo il passaggio, da una situazione ad un’altra è la parola stessa “Pesach”, “Pasqua” ad indicarci questo, passaggio dalla morte alla vita.
Non c’è spazio dunque per la tristezza!
È vero che nel mondo si consumano guerre, che in effetti portano ancora morte e c’è ancora tanta sofferenza, ma Gesù e’ in questa sofferenza, è vivo, è presente ed è accanto a noi, particolarmente accanto a chi soffre.
La Pasqua ci dice questo, ci offre un’opportunità nuova per rivedere, ritemprare il nostro spirito, vivere oltre, vivere la Pasqua!
La Pasqua non è semplicemente il riconoscimento di un mistero, l’attestazione di qualcosa che è accaduto nel passato ma è un’attestazione di qualcosa che è accaduto una volta per tutte e condiziona l’umanità per sempre, è uno “stile”.
La Pasqua è uno stile che noi dovremmo assumere: lo stile della Pasqua, lo stile dei salvati, dei redenti, lo stile gioioso dei risorti.
Vorrei concludere questa riflessione con alcune parole attinte ad uno scritto di Don Tonino Bello perché possono costituire un augurio efficace:
“come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace. Di fronte a chi decide di amare non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcreare che non rotoli via, la luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione”. Buona Pasqua a tutti!

don Alfonso Giorgio

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