Il San Carlo: il più antico teatro d’opera al mondo

Tra i più prestigiosi teatri italiani ed europei

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Attivo da ben 287 anni, definito da Stendhal come il più bel teatro d’Europa e, attualmente, Patrimonio UNESCO. Stiamo parlando del Real Teatro San Carlo di Napoli, il più antico teatro d’opera al mondo ad essere ancora attivo, modello per tutti i successivi teatri italiani ed europei.

Il teatro fu fortemente voluto dal Re Carlo di Borbone, nel suo progetto di trasformazione e ammodernamento della città di Napoli, per crearne l’immagine di grande capitale europea. Venne inaugurato il 4 novembre 1737, giorno di San Carlo: i festeggiamenti furono solenni anche per la contemporaneità con l’onomastico del Re. La prima fu l’Achille in Sciro di Domenico Sarro, importante compositore nostro conterraneo, nato nella vicina Trani.

L’importante edificio divenne sede esclusiva dell’opera seria, mentre le altre forme di spettacolo alternative a questo genere erano svolte presso gli altri teatri del capoluogo partenopeo. Le opere che erano qui messe in scena erano di scuola napoletana, permettendo ai principali talenti dei conservatori della città di godere di un ottimo palcoscenico per le loro creazioni. Qui ebbe modo di presentare le sue opere, ad esempio, lo stesso Niccolò Piccinni.

Tra i compositori internazionali che si esibirono al San Carlo troviamo Gluck, Bach, Handel, Haydn e Mozart, che poterono qui mettere in scena le prime assolute delle loro opere.

Nel 1816, un terribile incendio distrusse l’edificio, che venne completamente ricostruito in appena nove mesi dall’architetto Antonio Niccolini. Questi, pur basandosi sui progetti originali, operò un importante ammodernamento del teatro, realizzando ambienti di ricreazione e costruendo la facciata neoclassica che si può ammirare ancora oggi.

Fu in quella occasione che venne realizzata la grande tela di oltre 500 metri quadri che decora la grande sala del teatro e che raffigura Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo.

Fu l’Ottocento il periodo di massimo splendore del San Carlo: sotto la gestione dell’impresario Domenico Barbaja, si susseguirono come direttori musicali Rossini e Donizetti, rispettivamente negli anni 1815-1822 e 1822-1838.

L’importanza del teatro si è mantenuta anche in epoca post-unitaria e nel corso del Novecento, quando si esibirono qui tutti i grandi tenori, musicisti e direttori d’orchestra del periodo.

Il teatro venne costruito nei pressi del Palazzo Reale, col quale è comunicante tramite alcuni ambienti che oggi afferiscono alla Biblioteca Nazionale: il sovrano, quindi, poteva direttamente raggiungere il palco reale senza dover uscire dalla sua residenza. Fu al San Carlo che venne introdotta la pianta a ferro di cavallo, poi adottata in tutti i successivi teatri all’italiana.

La particolarità del teatro era la sua atipicità nei colori, in quanto l’attuale rosso del sipario era sostituito originariamente dal blu, il colore della casa borbonica. Fu solo con l’unità d’Italia che venne adottato il colore rosso, tipico di tutti gli altri teatri della penisola.

Comprende 184 palchi, per una capienza originaria complessiva di 3285 posti, oggi appena 1386 per le normative sulla sicurezza.

Col teatro nacque, nel 1737, anche l’Orchestra sancarliana, che fu la prima ad esibirsi all’estero, precisamente al Covent Garden di Londra, dopo la fine del Secondo Conflitto mondiale. Un altro primato attiene alla Scuola di Danza del teatro, la prima in Italia, fondata nel 1812.

Ancora oggi, il teatro, tra i più prestigiosi al mondo, continua a svolgere la sua programmazione. A ciò si è aggiunto il MEMUS, un museo sulla storia dell’opera italiana. Il teatro è regolarmente visitabile.

Giuseppe Mennea

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