“Club Dogo”: il ritorno di Guè, Jake La Furia e Don Joe è già un trionfo

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C’era tanta attesa attorno all’uscita del nuovo album dei Club Dogo. Il trio composto da Jake La Furia, Guè e Don Joe lo scorso ottobre aveva annunciato la tanta attesa reunion: sono infatti previsti ben dieci concerti al Mediolanum Forum di Milano tra marzo e aprile. Di recente si è aggiunta una nuova data, ovvero il 28 giugno presso lo stadio San Siro nonché il palco più importante della città lombarda.

Dicevamo dell’album. Annunciato nella prima metà di dicembre, in questo mese la gente si è fatta diverse domande: dal perché sono tornati e perché solamente ora, a quasi dieci anni dall’ultimo lavoro assieme. Molte cose sono cambiate in questo tempo. Pensiamo ai social media, che già si erano affermati nel 2015 e che oggi hanno preso il sopravvento, rendendo le persone completamente distratte dalla realtà che li circonda. Sono (o meglio siamo) meno empatici verso chi si trova accanto.

E in questo nuovo mondo profondamente cambiato da internet e la sua connettività i Club Dogo si sono reinseriti. Il loro ciclo sembrava finito, un nuovo disco non era affatto scontato. Ma ecco che “il sogno di ogni zanza si è avverato”: il nuovo album omonimo annunciato lo scorso 12 dicembre e composto da undici tracce. Analizziamo dunque i primi due brani ed i tre con all’interno le collaborazioni.

Si parte con “C’era una volta in Italia”, pezzo che in poco più di tre minuti ha colmato l’attesa decennale di ogni fan. Una traccia nuda e cruda, un vecchio stile rap che torna in gioco e le ultime due strofe che, come proiettili, hanno come bersaglio qualche collega. Successivamente arriva il turno di “Mafia del Boom Bap”, in cui il solo ritornello è già sufficiente per promuoverla, ma ovviamente c’è dell’altro: un tocco di sano narcisismo (“la collabo perfetta è Jake La Furia featuring Jake La Furia”) e una frase semplice (“rimo da quando i rapper si vestivano da rapper”) presenti nelle prime due strofe sono sufficienti per lanciare un messaggio chiaro alla scena hip hop italiana.

In “Nato per questo” è presente la collaborazione con Marracash, sicuramente il più scontato dei featuring: vuoi per la oltre ventennale amicizia con il gruppo, vuoi per il passato comune dentro la Dogo Gang e perché ogni loro collaborazione non ha mai deluso. Da “Briatori” a “Ciao proprio”, passando tra le tante per “Puro Bogotà” e “Meglio che morto”. Tornando al nuovo pezzo, è presente un mix di nostalgia e malinconia che rivolge uno sguardo al passato e più precisamente alle origini della loro vincente storia. A oggi “Nato per questo” è in cima alle tendenze musicali di YouTube e al secondo posto della playlist di Spotify “Top 50 Italia” dietro solamente a un altro pezzo dell’album dei Club Dogo.

Il pezzo in questione è “Milly”, sesto della tracklist. Probabilmente è la traccia che più si avvicina alla trap di tutto l’album, e non è un caso che entra in gioco Sfera Ebbasta che ha garantito un’unione di successo: i capi del rap italiano del passato e a questo punto anche del presente assieme al leader della trap di casa nostra. Il testo rispecchia alla grande la vocazione musicale degli artisti e la base è adrenalina pura.

L’ultima ospite è Elodie, che canta il ritornello di “Soli a Milano”. D’altronde non poteva mancare un omaggio alla città in cui il trio si è conosciuto e dove ha cominciato la propria attività musicale. Nel visual di YouTube è presente una galleria d’immagini con alcune delle tante vie che fanno parte di Milano, città “che ti sputa dopo che ti mastica” e che ha visto la loro crescita nel mondo dell’hip hop.

Corretta dunque la scelta delle collaborazioni. Un amico e collega come Marracash, uno dei migliori trapper come Sfera Ebbasta e una delle voci femminili più di successo a oggi come Elodie. Il trio non ha esagerato con il numero di ospiti: chi è stato scelto è stato messo all’interno di un contesto ideale per la produzione dei vari brani.

In conclusione, cosa dire se non che le aspettative non sono state tradite. Qualcuno era scettico su questo album, comprensibile dopo dieci anni di carriere soliste da parte dei membri del trio. “Club Dogo” è l’album evoluzione di un percorso che è iniziato nel 2003 con “Mi Fist”: non hanno cambiato il loro modo di prendere il microfono e fare quello che sanno fare meglio, ma si sono adeguati ad un tempo e ad un contesto rinnovato come quello del 2024.

Forse è per questo che hanno aspettato così tanto per scrivere un nuovo album. Non “fare per fare”, non annunciare un ritorno atteso solo per accontentare milioni di fan, ma progettare e mettere in atto un disco che risuoni con i valori che hanno portato al successo i Club Dogo.

E la mossa, cinque giorni dopo la pubblicazione dell’album, si può già definire vincente.

Foto: https://www.facebook.com/clubdogo

Paolo Gabriel Fasano

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