Realtà o finzione? Genesi dell’effetto Mandela

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Spesso e volentieri capita di confondersi circa un ricordo, dettato dalla convinzione che quest’ultimo sia effettivamente accaduto, quando in realtà non è così. Ma per quale motivo?

Anzitutto, questo fenomeno prende il nome di effetto Mandela e consta in una distorsione della memoria che comporta la formulazione di un vero e proprio falso ricordo,  caratterizzato dalla credenza di aver vissuto determinate situazioni o eventi.

Ciò può essere scaturito dall’inconscia alterazione dell’individuo circa un determinato ricordo, o, ancora, dalla ricombinazione di frammenti disgregati di ricordi pregressi nel nostro cervello.

È lecito chiarire che tale “confabulazione” (altro termine impiegato per indicare tale effetto) assurge, in primo luogo, ad una memoria collettiva, interessando pertanto un cospicuo gruppo di persone.

La denominazione di “effetto Mandela” si rifà ad un episodio alquanto particolare e, a tratti, bizzarro, svoltosi durante un congresso del 2009 e con protagonista la ricercatrice e articolista Fiona Broome.

L’autrice, difatti, sosteneva che il celeberrimo attivista storico, nonché vincitore del premio Nobel per la pace, Nelson Mandela, fosse deceduto in condizioni di prigionia negli anni ’80.

Nonostante un opulento assenso derivante dal pubblico, l’informazione è totalmente errata: all’epoca dei fatti Mandela era senz’altro vivo, e perderà la vita solo 4 anni dopo quell’evento.

Da qui la celeberrima denominazione di ”effetto Mandela ” attribuito per conto dei ricercatori , che tuttora si interrogano circa la genesi di questa eccentrica convinzione mentale.

Le motivazioni alla base, in virtù dei recenti studi, possono essere  catalogate come di matrice biologica( si fa riferimento, a tal proposito, a particolari disfunzioni neurologiche, eventi traumatici, abuso di sostanze, encefalite, sindromi) o psicologica.

Certo è, che è stato scoperto un modo cerificato per riconoscere quando si è vittime di un falso ricordo, rifacendosi ad uno studio dell’Università di Portsmouth reso noto un paio di anni fa.

Gli studiosi hanno proposto l’impiego di una metodologia oculata ed efficiente, basata su due strategie: accertamento della fonte del ricordo e assunzione di coscienza e consapevolezza.

In tal modo, tutti possiamo evitare di cadere nella falsità, senza dover citare cose fondamentalmente mai accadute.

Raffaello Quarto

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