[VIDEO] IL VANGELO DIPINTO: Natività di Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

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“Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro” (Lc 2, 6-17).

Natività, Giotto Cappella degli Scrovegni Padova

La Natività di Gesù è un affresco (200×185 cm) di Giotto, riconducibile al 1303-1305 circa incluso nel ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova, nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete destra guardando verso l’altare. La natura che fa da scenario è arida e ricorda la profezia di Isaia che dice: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa (…) essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio” (Is 35,1- 2). Nella parte superiore dell’icona vi sono cinque angeli, uno è inchinato in profonda adorazione e stupefatto nel contemplare Dio divenuto bambino, mentre altri tre angeli a mani giunte, in segno di adorazione partecipano al grande mistero cantando: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e negli uomini benevolenza”.

A destra ha luogo l’annuncio a due pastori, rappresentati di spalle accanto al loro gregge. Un angelo accorre, dopo aver assistito all’evento straordinario, a dare l’annuncio ai pastori così come è narrato nel Vangelo di Luca. I pastori sono intenti ad ascoltare l’annuncio dell’angelo. Questa scena ricorda il profeta Isaia che dice: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse (…) Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti” (Is 9, 1.5-6).

L’angelo del Signore li rassicurò dicendo: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». (Lc 2,10-12).

Maria è sdraiata su un pendio roccioso, riparato da una costruzione in legno, ha da poco dato alla luce Gesù, ed è presentata nell’atto di adagiarlo, dopo averlo avvolto in fasce, nella mangiatoia; il manto di Maria, un tempo azzurro lapislazzuli steso a secco, è andato in gran parte scomparso, mostrando la pennellata sottostante della veste rossa.

Il Figlio di Dio è avvolto da bende come di un morto. Le fasce sono il segno di identificazione che l’angelo ha dato ai pastori. Vi è un’affascinante analogia antitetica nel racconto della nascita e della sepoltura di Gesù in Luca. Da un lato abbiamo, «…[Maria] diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia…» (Lc 2,7) e dall’altro, «[Giuseppe di Arimatea] calò [il corpo di Gesù] dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba…» (Lc 23,53). Vi è un collegamento tra le «fasce» di Maria e le «bende funerarie» di Giuseppe di Arimatea, tra nella «mangiatoia» e il «sepolcro».

Nella mangiatoia il Verbo assume la nostra condizione umana che non abbandona nella resurrezione. Della nostra umanità ha abbandonato solamente l’aspetto debole e mortale, indicato dalle bende di cui era coperto. Le fasciature funerarie restano nella tomba mentre Gesù risorge con la sua umanità permeata dallo splendore della gloria di Dio. Egli è il nuovo Adamo che torna nudo nell’Eden, come il primo Adamo, poiché l’amicizia con Dio era il suo manto.

Assiste la Madre di Dio, una levatrice che gli Apocrifi identificano con Eva, la madre di tutti i viventi.

Giuseppe dopo aver alloggiato Maria in una grotta, esce alla ricerca di una levatrice, trovatala ella prese il bambino tra le sue braccia e si mise ad accarezzarlo benedicendo Dio e dopo averlo lavato, lo fasciò in bande ponendolo nella mangiatoia. Come a causa di una donna vergine entrò il peccato nel mondo, poiché Adamo non aveva ancora conosciuto Eva se non dopo l’allontanamento dal paradiso, allo stesso modo per mezzo della Vergine la salvezza entrò nel mondo. E come per il sibilo del serpente messaggero dell’inganno, entrò il peccato nel mondo, così per mezzo dell’Arcangelo Gabriele fu rivelata la salvezza a tutti gli uomini. Eva con il suo peccato introdusse la maledizione, la Madre di Dio col frutto del suo grembo ha fatto germogliare sulla terra la sua benedizione.

Davanti alla mangiatoia in legno appaiono il bue e l’asino. Gli Apocrifi ci riferiscono che quando la Vergine posò il Bambino nella mangiatoia, i due animali lo adorarono. Allegoricamente questi manifestano l’adorazione dei pagani che riconoscono il loro Dio, come dice Isaia: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende” (Is 1,3).

Giuseppe è rannicchiato in basso addormentato con espressione incantata a evidenziare la sua parte passiva nel mistero del concepimento.

L’Unigenito Figlio di Dio che è nel seno del Padre e alla destra dell’altissimo, uscendo dal grembo di Dio per apparire in mezzo agli uomini, accettò la nostra somiglianza e dopo averci purificato dai nostri peccati con il suo sangue prezioso versato sul legno della croce, portò in Cielo nel seno del Padre, la nostra natura creata a sua immagine e somiglianza che divenne incorruttibile al contatto con l’Essere senza principio né fine.

Antonio Calisi

 

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