Scomparsa la croce in ferro del cimitero. Il vuoto della pandemia se l’è portata via

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Metaforicamente scrivendo, la monumentale croce in ferro, eretta nella prima metà del novecento, d’improvviso, è sparita nel cimitero storico, da dove era stata situata in cima alla scalinata che dalla Seconda Zona immette alla Terza. A coloro che hanno avuto modo di rilevarne la scomparsa, alla riapertuta del cimitero, a seguito dell’allentamento delle prescrizioni sanitarie legate al coronavirus, è sembrato esserci stato un colpo di mano. E la ragione è ben evidente perché quel bene che si potrebbe definire, non a torto, artistico, era considerato un vero e proprio monumento cittadino, voluto dalle maestranze delle ferriere a memoria dei lavoratori morti a seguito d’infortuni. Con lo smantellamento della croce e il taglio dell’edera che ne copriva il suo basamento, a mò di roccia, infatti, torna ben in vista la sola lapide in pietra locale, che fa richiamo ai caduti di tutte le guerre. Quel vuoto fa avvertire lo smarrimento anche del valore storico della civiltà dei nostri operai metallurgici che vollero far dono di quel simbolo sacro alla città.

Per appurare quanto accaduto, considerato che accadimenti di questo tipo si ritene debbano essere comunicati in tutta la loro portata alla gente del popolo, si è dovuto instaurare un procedimento di accesso agli atti disposti dalla Direzione Patrimonio del Comune per venire a conoscenza che la rimozione della Croce è stata eseguita in via d’estrema urgenza. E tanto si sarebbe reso necessario per prevenire paventati danni ai visitatori e agli operatori interni, in quanto l’intera struttura rischiava di collassare per il completo deteriorarsi delle giunture delle varie parti dell’entità metallica.

Dalla lettura di quei documenti e dalla visione dei rilevamenti fotografici, eseguiti in corso di smontaggio, è apparso ben chiaro che è mancato un dovuto impegno di cura e di manutenzione continua e costante di quel manufatto che, ora, si vocifera essere stato in passato sistematicamente riparato e protetto con frequenti verniciature dagli operai dell’AFP, fino a quando è stata attiva, che si interessavano ad assicurare il dovuto decoro al monumento, in ricordo dei loro compagni scomparsi durante il duro lavoro nello stabilimento.

Una riflessione sorge spontanea: perché è consuetudine quando viene donata un opera all’ente comunale preoccuparsi della sua ubicazione, ma non assumersi l’impegno della conservazione e manutenzione della stessa?. E’ ciò che si è verificato per la croce del cimitero e per tante opere donate o realizzate o in possesso delle amministrazioni comunali ( carcere, mattatoio , ecc. ultime le fioriere lungo la pista ciclabile secche).

Cosa sembra doveroso dedurre da tale deplorevole accaduto! Innanzi tutto che ha prevalso l’indifferenza generalizzata e un completo disinteresse alla conservazione di quell’opera, l’unica esistente a Giovinazzo, in memoria di coloro che hanno perso e che perdono la vita sul lavoro. Ne è derivato così uno sfregio incalcolabile per l’intera comunità che si è vista privata di un così importante riferimento storico di realtà industriale del ‘900. Attualmente il materiale recuperato è in deposito presso la stessa officina della MA.SB. S.n.c. di Palese, che ha effettuato la rimozione su commissione della Direzione comunale, e non si presenterebbe idoneo a poter essere riutilizzato per un possibile rifacimento di quel simbolo.

Qualcuno dovrà pur sentirsi responsabile di una così gran perdita. Anche perché non si può, per niente, disconoscere che da più anni la croce, ormai distrutta nel suo apparato illuminante, da tempo era divenuta punto di nidificazione di volatili e, soprattutto, di papagalli che avevano infettato tutto quanto lo spazio interno alla croce, come è ben visibile dallo scatto di apertura e che nessun amministratore durante i vari sopralluoghi o cortei del 2 novembre abbia notato il degrado dell’opera messo in evidenza dal fortunale abbattutosi sul cimitero nel febbraio scorso.

Lo stesso Sindaco con l’Assessore al Patrimonio e LL. PP., il giorno 16 luglio dell’anno passato, aveva voluto fare un personale sopralluogo per constatare le anomalie, i disordini e le emergenze più volte lamentate dai cittadini e poter mettervi rimedio. E’ nostro avviso che non si sia avuto alcun miglioramento conservativo degli ambiti cimiteriali e con particolare riguardo all’area sepolcrale delle prime 3 Zone. Non si può certo dire che siano stati eliminati gli inconvenienti da tempo rappresentati.

Basta forse decespugliare rovi e erbe spontanee lungo i viali e i piazzali per tenere in stato di decoro il complesso cimiteriale, o occorre ben altro?

Sta di fatto che ora il camposanto è stato privato di quel imponente monumento che, indiscutibilmente, stava a rappresentare il sacrificio della nostra gente per il progresso economico-sociale cittadino. Per contro non si conoscono quali siano le decisioni della civica Amministrazione a riguardo. Per come si sono svolte le circostanze che hanno portato al rapido ed impellente smantellamento della croce non è difficile supporre che, nell’immediato, non è prevista alcuna altra decisione dell’Autorità comunale confidando anche sulla quasi scomparsa di quella generazione che tanto ha operato in AFP e forse sull’oblio della cittadinanza e delle nuove generazioni , alle quali non sono state esposte le ragioni di quella croce al cimitero, per cui forse si preferirà accantonarla come ferro vecchio, altrimenti la eventuale decisione si sarebbe, già da tempo, resa nota e propagandata. Tra l’altro, si è avuto, infatti, sentore che per ricollocare un altro simbolo commemorativo dei caduti sul lavoro, sullo stesso sito, occorrerebbe una spesa notevole, non disponibile nelle casse comunali.

L’orientamento a non riposizionare alcun alto segno scultoreo sul basamento della croce demolita sarebbe decisamente riprorevole. E noi, presi da seria preoccupazione che tutto finisca così, ci permettiamo rivolgere un doveroso invito al Sindaco perché la lastra d’ottone con l’iscrizione commemorativa, posta alla base della struttura in ferro, venga ricollocata su detto basamento, a ricordo di questo rovinoso, quanto triste, accadimento. La targa riporta la seguente iscrizione:

Signore Iddio,
accogli nel tuo grembo
coloro che sul lavoro
caddero, duro contributo
dell’umanità al cammino
del progresso sociale

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