16 febbraio Memoria Liturgica del Beato Nicola Paglia

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Il beato Nicola Paglia

Oggi la Chiesa celebra con gioia la memoria del beato Nicola Paglia da Giovinazzo, frate dell’Ordine dei Predicatori, modello luminoso di dedizione al Vangelo e alle prime fatiche della famiglia domenicana. Le notizie sulla sua vita sono in molti casi scarse ed imprecise, tanto che non tutti i commentatori nel corso del tempo furono concordi nell’identificare “fra Niccolò da Giovinazzo” con il Beato Nicola Paglia. Si tratta di una controversia antica che riguarda per la maggior parte alcune famiglie dell’Albo d’oro della nobiltà della Città di Giovinazzo. Tali diatribe sono state probabilmente la causa principale delle difficoltà nell’avanzamento del processo canonico.

A quanto pare l’appartenenza al casato dei Paglia non è attestata dalla documentazione coeva, ma è sostenuta dagli storiografi domenicani di età moderna. Alla fine del XVII secolo, lo scrittore erudito Antonio Lupis di Molfetta negò l’appartenenza del beato al casato dei Paglia rivendicandola al proprio, basandosi su quanto asserito dal suo antenato Bisanzio Lupis, autore delle Cronache di Giovinazzo. Questo creò una controversia tra diverse famiglie nobili locali che rivendicavano la discendenza dal beato. Allo stesso modo, durante i secoli è stata dimostrata l’infondatezza dell’identificazione del Beato Nicola Paglia con l’omonimo Nicola di Giovinazzo, attivo nella seconda metà del XIII secolo, il “sapiente cristiano” che collaborò con rabbi Mosè da Salerno per il commento alla Guida dei perplessi ideata da Mosè Maimonide. Questo secondo Nicola da Giovinazzo era probabilmente un esponente dello Studium di Napoli alla fine degli anni Cinquanta del XIII.

Secondo le fonti agiografiche il nostro beato nacque a Giovinazzo intorno al 1197, da famiglia nobile e devota. Sin da giovane mostrò inclinazione agli studi, e si recò a Bologna per completare la sua formazione giuridica. Durante il suo percorso universitario, ascoltò la predicazione di san Domenico di Guzmán: mosso da quella voce del Cielo, chiese di entrare nell’Ordine dei Predicatori e ricevette da lui personalmente l’abito religioso. Questo momento segnò una svolta decisiva: abbandonò il diritto per la Parola, la carriera per la missione.

La sua testimonianza ci ricorda che la vocazione nasce sempre da un incontro – e che quel volto di Cristo chiede una risposta coraggiosa, radicale, generosa.

Pur giovane di anni, fu molto presto chiamato a servire l’Ordine e la Chiesa con responsabilità eminenti: eletto priore della Provincia romana (mandato che assunse tra il 1229 e il 1230) egli ebbe cura di inviare confratelli nelle città dell’Italia centrale e meridionale.  Fu nominato fu nominato visitatore apostolico da papa Gregorio IX per riformare monasteri e comunità religiose bisognose di guida in varie parti della Toscana.
Si ricordano ai suoi meriti la fondazione o rifondazione – secondo le cronache medievali e gli storici domenicani – tra cui i conventi di Perugia, Arezzo, Orvieto, e anche di insediamenti in Puglia (Trani, Brindisi). A Perugia, in particolare, convertì un giovane studente, Cristiano degli Armanni, e insieme a lui pose le fondamenta di quel convento che sarebbe divenuto centrale nella vita dell’Ordine. Già anziano, negli ultimi anni del suo ministero promosse un’opera di concordanze bibliche, segno di quanto fosse convinto che ogni predicatore dovesse essere innanzitutto “uomo della Parola”.

Partecipò alla solenne traslazione del cor

po di san Domenico a Bologna, con partecipazione viva e commossa della giovane comunità domenicana e morì a sua volta a Perugia il 16 febbraio 1256, mentre si trovava nel convento da lui fondato. Le sue spoglie sono conservate nella basilica di San Domenico a Perugia, sotto l’altare maggiore.  Il 26 marzo 1828, papa Leone XII confermò ufficialmente il culto antico tributato al beato Nicola. Il suo elogio si legge nel Martirologio Romano al 16 febbraio.

Carlo Coppola

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