UN ACQUAPARK IN CALA PORTO A GIOVINAZZO?

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Una sorprendente scenografia da acquapark quella del bacino portuale di Giovinazzo nelle giornate ferragostane appena trascorse. Nello spazio portuale si sono date convegno molte imbarcazioni da diporto a motore, venute tutte da fuori, e dopo aver calato l’ancora nel bel mezzo del bacino acqueo gli occupanti degli scafi si sono calati in mare per nuotare o per fare tuffi dalle barche stesse. Equipaggiati con materassini, con tavole surf e SUP gonfiabili (stand up paddle) sono rimasti a vogare, navigare e prendere il sole nell’insenatura portuale fino al tramonto. La cala, peraltro, era gremita di tanti bagnanti accampati alla radice tanto del molo di levante e sui blocchi di cemento sotto la passerella che al termine della banchina di ponente ove ormai si e formata una spiaggetta con sabbia portata dalle correnti marine.

Tutti incuranti del divieto di balneazione in quel territorio di mare che costituisce l’insenatura portuale.

Si vede che è convinzione generale che l’Ordinanza con cui è stata disposta, da tempo, l’interdizione della balneazione e della sosta dei natanti nelle acque della cala, per motivi legati ai servizi propri del porto che alla sicurezza e a pratiche igieniche, indipendentemente dall’inquinamento, è solo un provvedimento pro forma.

 

I cartelli del divieto sono lì affissi per un obbligo di pubblicizzazione del provvedimento autoritativo. Perché, tanto, non c’è nessun organismo cui spetta darne concreta esecuzione che si sia mai peritato di fare controlli adeguati a ché si rispettino determinate disposizioni emanate dagli organi amministrativi investiti della potestà di regolamentare le attività portuali e la fruizione e l’utilizzo della proprietà demaniale marittima.

Non c’è da meravigliarsi!

E’ la sorte di tutte le Ordinanze sindacali, finora emanate allo scopo di garantire sicurezza e incolumità pubblica o per definire particolari comportamenti cui è tenuta ad attenersi la collettività; non esclusa l’ultima disposizione del 31 luglio scorso con cui si è introdotto il divieto della vendita per asporto di bevande in lattine e in vetro.

Le Ordinanze non si rispettano quando gli organismi deputati a fare i dovuti controlli e a contravvenzionare i trasgressori rimangono inattivi o intervengono solo a seguito di circostanziate denunce.

E, allora, tornando alla situazione qui portata all’attenzione, è da ritenere che, se pur in barba alle disposizioni dell’Ordinanza sia possibile poter stare a mollo in ambito portuale per godere indisturbati delle placidi acque di quell’area, protetta da ogni corrente marina, non sarebbe, per niente, sconveniente far pagare un ticket ai villeggianti del mare. Se lo si è imposto, come tassa di soggiorno, ai turisti che sono ospiti delle locali strutture ricettive senza che siano stati minimamente migliorati i servizi, credo che una pari imposizione possa valere anche a carico di chi vuole bagnarsi in acque “asserite” proibite.

Chi sa che il pagamento di una tassa a entrare con la barca in porto allo scopo di una sicura balneazione non scoraggi questa sconsiderata pratica che è possibile rilevare di continuo.

Giuseppe Maldarella

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