Se n’è andato l’11 settembre scorso, a novant’anni appena compiuti, Raffaele Costa, piemontese, deputato per trent’anni esatti, fino al 2006, e ultimo segretario del Partito Liberale Italiano, dal 27 maggio 1993 al 6 febbraio 1994. Ricordarlo significa ricordare la fine di un mondo politico quello degli ultimi cinquant’anni, che nonostante le numerose contraddizioni conteneva ancora in nuce molti valori che l’attualità, impegnata tra falsi problemi legati al gender, alla politica internazionale, e alle migrazioni, sembra aver perso completamente di vista.
Già prima dell’avvento definitivo di Berlusconi, il suo fu il profilo di un uomo di governo. Più volte sottosegretario tra il 1979 e il 1989: alla Grazia e Giustizia con Cossiga, agli Esteri con Spadolini e Fanfani, all’Interno con Craxi, ai Lavori pubblici con Goria e De Mita. Erano gli anni del pentapartito e poi del quadripartito, in cui il PLI, con il suo 3%, pesava molto più dei voti: era la coscienza economica della coalizione, con Zanone, Altissimo e Biondi.
Nel governo Amato fu ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie e gli Affari regionali dal giugno 1992, quindi, per pochi mesi, alla Sanità, dove i blitz anche notturni negli ospedali furono un successo, non solo mediatico, senza precedenti, e ai Trasporti nel governo Ciampi. Intanto guidava un partito ormai investito da Tangentopoli.

Immagini commemorative realizzate da Carlo Coppola con l’aiuto della AI
La sfortuna dei liberali fu duplice. In primis, piccoli e fragili, furono travolti dalla stagione giudiziaria che intaccò anche la loro immagine di correttezza; inoltre, il loro elettorato naturale, fatto di borghesia produttiva, professionisti e imprenditori, trovò negli anni dell’avvento politico di Silvio Berlusconi un interprete nuovo, privo di qualsiasi bagaglio passato in prima persona. Sciolto il PLI, Costa fondò l’Unione di Centro, alleata di Forza Italia, e fu ministro della Sanità nel primo governo Berlusconi.
Restano le battaglie contro sprechi, privilegi e burocrazia, la presidenza della Provincia di Cuneo e l’impegno europeo: eletto a Strasburgo nel 1999, fece parte della delegazione per la cooperazione UE-Armenia. Ricordarlo oggi non è nostalgia, ma restituire il giusto posto a una tradizione che ha insegnato al Paese il valore della responsabilità, del merito e del limite del potere pubblico.
Carlo Coppola








