È DA CONSIDERARSI RESTYLING LA SOSTITUZIONE DEL BASOLATO IN ALCUNI AMBITI DELL’ABITATO ANTICO DI GIOVINAZZO?

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Sono ormai in via di ultimazione i lavori, finanziati con i Fondi del PNRR, programmati per la riqualificazione della pavimentazione di alcune piazze e vie del Centro Storico di Giovinazzo e per la creazione di percorsi pedonali sicuri. E, infatti, furono titolati proprio così i due costosi progetti, approntati dal governo cittadino e selezionati a beneficiare dei necessari contributi finanziari: “Lavori di Riqualificazione della rete urbana antica”.

Tuttavia, le opere cui si è dato corso, non tutte si sono prodotte nella logica del restyling con la rimozione della pavimentazione, il consolidamento sottostante e, quindi, con il riposizionamento dello stesso basolato. In diversi casi si è provveduto, dopo lo smantellamento del lastricato, al rifacimento del piano stradale sottostante e, quindi, alla ricostruzione di una pavimentazione utilizzando però nuove lastre di pietra, non certo dello spessore delle basole divelte.

Evidentemente tale variante, che ha poco di conservazione dell’antica basolatura, potrebbe essere stata dettata dall’insufficienza delle chianche rimosse, causa la loro rottura, che ha reso impraticabile il ripristino del precedente assetto stradale o forse, perfino, per una scelta di profilo progettuale. Nel senso che per alcuni ambiti si è ritenuto dover intervenire con una distinta modalità di selciato, costituito da elementi di pietra locale picconata, dallo spessore corrente di poco meno di una decina di cm. E questa scelta la si riscontra non solo negli spazi stradali già privi di pavimentazione per essere sedime di vecchi edifici pericolanti abbattuti, ma anche in alcuni percorsi di collegamento tra i principali percorsi viari. E un risultato di cui si è fatto, appena, cenno è possibile riscontrare non soltanto su una gran parte di piazza Duomo, quella in connessione con via S. Giacomo, ma anche sul tratto viario che fiancheggia la chiesa di Costantinopoli e, da ultimo, sul tracciato terminale di via Marina in accosto all’ingresso Cattedrale.

È di tutta evidenza che non si è in grado di fare valutazioni circa le ragioni che hanno indotto a orientarsi verso l’impiego di nuove basole moderne su specifici tracciati viari. Anche se non si può nascondere che le nuove lastre, avendo uno spessore di gran lunga inferiore a quelle preesistenti, sono soggette a rompersi facilmente e da subito a dissestarsi, specie se si consentirà ancora a far transitare su pavimentazione di tal genere i grossi mezzi furgonati che forniscono voluminose quantità di merci e approvvigionamenti ai tanti esercizi di ristorazione sparsi nell’abitato antico. E ciò a causa del fatto che giammai sono state previste aree specifiche destinate al carico e scarico merci presso i varchi di accesso al centro storico, tanto a ponente, dietro il municipio, che a levante, nei pressi dell’ufficio marittimo.

Ma, a parte questo, la domanda è: che fine hanno fatto le chianche rimosse e non più riutilizzate perché sostituite dalle nuove lastre picconate?  Non si può certo dire che sono state conferite in discarica perché rotte.

E, allora, che utilizzo avrà quel materiale che si è deliberatamente recuperato, considerato il suo considerevole valore commerciale sul mercato edilizio?      

Giuseppe Maldarella

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