Bari ha celebrato oggi, 10 febbraio 2026, il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe con una serie di iniziative che hanno intrecciato memoria storica, testimonianza diretta e impegno civile. Una giornata di profonda riflessione dedicata alle vittime delle foibe, all’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani dall’Istria, dalla Dalmazia e dai territori dell’Adriatico orientale nel secondo dopoguerra, e alla complessa vicenda del confine orientale che ha segnato uno dei capitoli più dolorosi della storia italiana del Novecento.
Le foibe rappresentano una tragedia che per troppo tempo è rimasta ai margini della memoria collettiva nazionale. Si tratta degli infoibamenti, ovvero le uccisioni di massa perpetrate tra il 1943 e il 1947 ai danni di migliaia di italiani, gettati nelle foibe, profonde cavità carsiche dell’Istria e della Dalmazia. Le vittime furono principalmente italiane, accusate di essere fascisti, ma tra loro vi furono anche semplici cittadini, donne, anziani e bambini, travolti dalla furia della pulizia etnica che accompagnò l’avanzata delle forze jugoslave di Tito. A questa tragedia si aggiunse l’esodo biblico di circa 350.000 italiani che, tra il 1945 e il 1956, furono costretti ad abbandonare le loro terre d’origine per sfuggire alle persecuzioni, lasciando tutto: case, affetti, radici, identità. Il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, rappresenta il riconoscimento ufficiale di questa memoria a lungo negata e il dovere civile di non dimenticare.

Giovanni Nardin e Tiziana Paparella
La giornata barese è iniziata alle 10 del mattino nel suggestivo Chiostro di San Francesco della Scarpa (in passato luogo di raccolta dei profughi), dove la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia ha ospitato Giovanni Nardin, coordinatore regionale dell’Unione degli Istriani. All’incontro hanno partecipato anche due classi del Liceo “Quinto Orazio Flacco” di Bari, coinvolgendo gli studenti in un momento di formazione e testimonianza diretta particolarmente significativo. Nardin non è solo un testimone della storia, ma il custode di una memoria familiare che si fa universale: è infatti il pronipote di Geppino Micheletti, il “medico eroe” divenuto simbolo della tragedia di Pola. Micheletti continuò a operare instancabilmente i feriti della strage di Vergarolla, nonostante avesse appena perso i propri figli nell’esplosione che il 18 agosto 1946 causò la morte di oltre cento persone, in maggioranza bambini, durante una gara di nuoto. L’intervento di Nardin ha offerto ai presenti non solo una ricostruzione storica rigorosa della strage, ma anche il peso e la dignità di una memoria che porta dentro di sé il dolore di generazioni intere, trasformando la testimonianza personale in occasione di riflessione collettiva sul dramma del confine orientale.

Locandina della mostra
Parallelamente, l’Archivio di Stato di Bari ha inaugurato la mostra documentaria “L’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati in Terra di Bari“, un’esposizione che rappresenta un contributo fondamentale alla ricostruzione storica di quegli anni difficili. Attraverso documenti originali, fotografie d’epoca e piante provenienti dagli archivi storici della Prefettura e dell’Ente Comunale di Assistenza di Bari, la mostra restituisce le storie delle centinaia di famiglie che, per oltre un decennio, vissero come displaced persons nei Centri di Raccolta Profughi di Bari, Santeramo, Altamura, Barletta e in altre località della Puglia. Si tratta di un percorso di memoria e ricerca che restituisce voce e dignità a uomini, donne e bambini accolti dal territorio pugliese, un racconto che parla di sradicamento, ma anche di accoglienza e solidarietà. La mostra, ricostruita grazie alle fonti conservate negli archivi, si inserisce nella rete di attività promossa dalla Soprintendenza per il Giorno del Ricordo. In considerazione dell’interesse mostrato dal pubblico, l’esposizione è stata prorogata fino al 27 febbraio 2026 e sarà visitabile gratuitamente negli orari di apertura dell’istituto: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9:00 alle 13:15, martedì e giovedì dalle 9:00 alle 16:00.

Il sindaco Vito Leccese con l’avv. Paolo Scagliarini presso il Villaggio Trieste
Un momento solenne della giornata si è svolto alle 11:30 al Villaggio Trieste, dove la città di Bari ha ricordato le vittime delle foibe con la deposizione di una corona di alloro presso la targa commemorativa in largo Policarpo Scagliarini. Il Villaggio Trieste rappresenta un luogo simbolo dell’accoglienza barese: da 70 anni vi risiedono le famiglie dei profughi della Seconda guerra mondiale provenienti dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, dai Balcani, dalla Romania, dalla Grecia, dalle isole dell’Egeo, dall’Africa e dall’Abruzzo. Un quartiere che è diventato nel tempo testimonianza vivente di quella diaspora e della capacità di ricostruire una comunità dopo lo sradicamento. Alla cerimonia è intervenuto il sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha reso omaggio alle vittime e alla memoria degli esuli, sottolineando come Bari, già prima della fine della Seconda guerra mondiale, scelse la via dell’accoglienza ospitando 150 profughi dall’isola di Lastovo e successivamente migliaia di famiglie dai Balcani, Romania, Grecia e isole dell’Egeo che trovarono casa nel Villaggio Trieste. Il sindaco ha annunciato un ampio progetto di riqualificazione del Villaggio “per riconoscere fino in fondo il valore civile e politico di questa storia” che ha trasformato l’emergenza in comunità. A seguire, una seconda corona è stata deposta in via Pola, sotto il toponimo dell’area intitolata a Norma Cossetto, studentessa istriana vittima delle foibe e medaglia d’oro al Merito civile, divenuta simbolo del martirio subito da tante donne italiane in quelle terre.
Gli eventi di oggi a Bari dimostrano come la memoria non sia solo commemorazione, ma impegno attivo nel custodire e trasmettere la storia. Gli archivi, come ricorda l’Archivio di Stato, custodiscono e trasmettono la memoria, rendendola accessibile alle nuove generazioni. Ricordare è un dovere civile, perché solo attraverso la conoscenza del passato è possibile costruire un futuro di pace e riconciliazione, nella consapevolezza che le tragedie della storia non devono più ripetersi.
M. Siranush Quaranta









