UNA LOBBY DELLA RISTORAZIONE A GIOVINAZZO?

  • 0
  • 736 visualizzazioni


Quello che è capitato qualche giorno fa alle due nuotatrici italiane che sono state trattenute, perché accusate di furto dalla polizia di Singapore, per aver sottratto un oggetto da un negozio in aeroporto, fa la pari con quell’altra sconcertante vicenda dell’ex segretario del PD, Piero Fassino, costretto a pagare ben 500 Euro la confezione di profumo da lui asportata in uno store di Ciampino, per essere stato immortalato dalle telecamere in quel suo ignominioso gesto. Episodi del genere, credo, siano più frequenti di quanto si possa immaginare, ancorché ignoti alle cronache, perché è insita nella nostra natura umana quella voglia di voler approfittare di qualcosa cui si è interessati senza dover pagare il relativo valore del bene di cui ci si impossessa indebitamente.

Facevo questa riflessione, in una delle affollate serate dell’ultimo weekend di agosto, osservando il modularsi di continuo degli spazi asserviti ai dehors di bar e dei ristoranti, particolarmente quelli del centro città e del borgo antico. Non ero naturalmente preso dal considerare se le aree pubbliche attrezzate a dehors, rispettino il metro quadro minimo per cliente ospitato all’esterno, oppure se occupino uno spropositato spazio pubblico in ragione alla limitata superficie interna dei locali destinati alla consumazione o alle misure minime cui debbono avere le aree di mescita, le cucine e i bagni di ogni esercizio dotato di un’area di ristoro all’estero; sarebbe cosa del tutto impossibile. La mia attenzione, piuttosto, coglieva il pullulare di tavolini improvvisati, per essere mobili, fuori dai dehors, ad occupare zone demaniali marittime senza alcuna protezione, marciapiedi e, perfino, carreggiate stradali anche su spazi ristretti del centro storico.  E l’evidenza di una simile situazione non poteva che generare il sospetto che una tale pratica sia ormai diffusa, in assenza di controlli e di verifiche circa l’occupazione corretta degli spazi assegnati agli esercenti per installarvi pedane e gazebi vari. E, difatti, nel vedere apparecchiare posti per la consumazione anche di soprassalto, quando i tavoli all’interno dei dehors sono al completo, si ha subito la sensazione che quella pratica possa risultare alquanto abusiva. Perché, all’occorrenza, i gestori sono preparati a poter aumentare la capacità ricettiva dell’esercizio, invadendo ulteriori aree pubbliche, indipendentemente dalle discutibili condizioni estetiche e funzionali di quella specie di accoglienza della clientela, alquanto approssimativa.

Insomma non è bastato consentire di tenere fuori dai locali e dagli stessi dehors i numerosi bidoni di immondizia con conseguenti rischi di natura igienica, ma si è lasciato, altresì, ai gestori, di poter ampliare, in presenza di una certa affluenza di avventori, il numero dei coperti della loro offerta. Senza dire che quasi tutti i dehors sono delimitati esternamente da grossi vasi con piante che invadono anche percorsi pedonali ed espongono, pure, cavalletti e bacheche cui sono pubblicizzati i menù e, in qualche caso, si tengono fuori i banconi di vendita dei propri prodotti per facilitarne gli acquisti da consumare per strada. Ci sono pure situazioni clamorose che si documentano con qualche foto, qui riprodotta, cui suppongo che nessun ufficio comunale si sia mai esposto a censurare tali indebite invasioni con tavoli e sedie di spazi pubblici, tanto meno quando sono allestiti in accosto a immobili di interesse storico e architettonico.

Forse non è ravvisabile anche per tali specifiche occupazioni, senza alcun titolo, di spazi pubblici, una chiara volontà dei gestori di appropriarsi, di un altro pezzo di area pubblica il cui utilizzo, sia pure a carattere provvisorio, non è esente dall’acquisizione di un permesso e dal pagamento di una adeguata remunerazione? Cos’ha di diverso questa sorta di abusiva occupazione dai fatti, a dir poco deprecabili, che hanno comportato i noti addebiti alle nuotatrici nazionali e all’ex ministro Fassino?

Di diverso c’è solo un aspetto che non afferisce, per niente, alla responsabilità comportamentale di chi compie tali illegalità, preso dal voler far proprio un bene o un oggetto senza una regolare negoziazione.  Quello che distingue gli episodi a confronto è solo la consistenza e la natura del bene di cui ci si appropria indebitamente e degli esiti di tali azioni. Se trattasi, infatti, di un bene cui viene privato il titolare/detentore, una volta circostanziato l’episodio della sottrazione e individuato l’autore resosi responsabile dell’appropriazione, questi, dietro rivalsa di chi ha subito la privazione, è perseguito con il pagamento di una ammenda o nei casi più gravi anche con pene restrittive, oltre che con la condanna al pagamento di una indennità risarcitoria. Se, invece l’appropriazione attiene a un bene della patrimonialità pubblica, come l’utilizzo indebito di spazi della demanialità, colui che ne ha approfittato confida di poter farla franca, giacché l’autorità che ha la gestione di quel bene nell’interesse della collettività, il più delle volte si disinteressa dal vigilare perché quel bene non venga sottratto alla sua naturale fruizione comune. A meno che la condotta abusiva non venga denunciata nei termini e nelle forme legali per cui l’Amministrazione si vede costretta a rimuovere le illegalità accertate.

Ed è proprio questo quanto accade con l’installazione in spazi pubblici, senza autorizzazioni, di strutture di ristoro ancorché mobili e temporanee.

E’ così che pervasive attrezzature ricettive, fisse o provvisorie che siano, di bar e di ristoranti condizionano la mobilità dei pedoni, e di coloro che visitano il centro abitato, sottraggono spazio al passeggio, e anche alla sosta, quando occupano zone a parcheggio, offrendo in cambio servizi per il consumo, a una socialità disciplinata e a pagamento. E offrendo, pure, scenari di lavoro di ripiego e forse non sempre regolari, in mansioni di cameriere e/o inserviente di cucina, necessarie alla macchina della monocoltura ristorativa, da tempo predominante.

Giuseppe Maldarella

UCLA Digitalizza l’Archivio delle Proprietà Armene: Una Rivoluzione per la Giustizia Storica
Articolo Precedente UCLA Digitalizza l’Archivio delle Proprietà Armene: Una Rivoluzione per la Giustizia Storica
MotoGP GP della Catalogna: Alex Marquez non sbaglia e vince a Montmeló
Prossimo Articolo MotoGP GP della Catalogna: Alex Marquez non sbaglia e vince a Montmeló
Articoli collegati

Lascia un commento:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I tuoi dati personali verranno utilizzati per supportare la tua esperienza su questo sito web, per gestire l'accesso al tuo account e per altri scopi descritti nella nostra privacy policy.