In memoria di don Filippo Roscini

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Nel mese di Dicembre 2022 è ricorso il trentesimo anniversario della nascita in cielo del  nostro concittadino dott. Filippo Roscini, sacerdote, profondo cultore della storia di Giovinazzo. Ripropongo, all’attenzione di tutti i lettori, l’articolo che pubblicai sul numero di Gennaio 1993 del mensile cittadino “Il Nuovo Tocco del Bombaun” con l’intento di rinverdirne la  memoria

Il 13 Dicembre 1992, a due anni esatti dalla dipartita del prof. Beniamino Andriani, improvvisamente ma serenamente, ha concluso la Sua vita terrena don Filippo Roscini. La Citta’ di Giovinazzo perde un valente insegnante, un benemerito pastore di anime, un insigne storico. Una salda amicizia e stima ci ha legati a Lui per circa venti anni, accomunati dagli stessi interessi culturali, pertanto ci sentiamo in dovere di stilare brevi note biografiche per commemorare la Sua figura di uomo e di studioso.

Nato a Giovinazzo il 30 Marzo 1918, ultimogenito dopo due sorelle e tre fratelli, si distinse subito per le notevoli doti intellettive. La vocazione per la vita religiosa lo portò a studiare al Seminario di Molfetta e fu ordinato sacerdote il 19 ottobre 1941. In seguito si trasferì a Napoli e a Roma dove conseguì la laurea in Sacra Teologia e al Vaticano rimase per due anni, intraprendendo brillantemente la carriera diplomatica. Le Sue qualità umane e culturali lo portarono per sei anni alla Nunziatura Apostolica in Svizzera e per altri due anni in Germania. Ma tanti successi fecero proliferare la cattiva erba dell’invidia, per cui «nel mondo ci sono taluni che, incapaci d’elevarsi di un pollice, mirano ad innalzarsi sulle rovine degli altri» (dall’ Epistolario di G. Giusti ). È lo stesso don Filippo che lo lascia trasparire dalle sue “Rime autobiografiche” (1991) quando dice: «A coglier sacro lauro andai lontano; ne colsi a piene mani, ma l’ircano non mi diè pace, né mi fe’ ragione» … «e mi fe’ guerra, come a gran birbone» … «Impari lotta con un truculento nibbio sostenni, ma il dir menzognero io respinsi» … «non ero in colpa, ma si volle un reo» … «e le mie gote bruciate  fur dal fuoco traditore» … «Mirai la Croce, e me la presi in dote: dal allor io vivo con il mio dolore» … «E mi decisi a viver tutto solo» … «E in eterno resto Sacerdote». Ritornato a Giovinazzo si dedicò al sacerdozio, all’insegnamento, agli studi di storia. Ieratico e tradizionalista, don Filippo celebrava la Santa Messa in latino e fu, a Suo malincuore, l’ultimo prete di Giovinazzo a dover abbandonare tale usanza. Le Sue lezioni di Religione erano seguitissime e rappresentavano un connubio di storia, letteratura, filologia, critica e metodologia storica. Passeggiare con Lui fra i vicoli del borgo antico o fra i ruderi di Torre Rufolo sembrava avere accanto una biblioteca vivente per cui ogni pietra, ogni opera d’arte, si animava e dischiudeva la sua storia e i suoi segreti.  Ma i maggiori meriti di don Filippo vanno ascritti agli studi di storia locale che, per quantità e valore, hanno contribuito notevolmente alla conoscenza dei personaggi e della storia di Giovinazzo.  E’ impossibile, per motivi di spazio, illustrare ogni opera di don Filippo, tutte importanti ed organiche, tutte puntuali e rigorose. Ma su tutte si innalza la triade riguardante Matteo Spinelli, nato a Giovinazzo il 1230, autore dei “Diurnali”: la prima cronaca storica scritta in lingua volgare. Estremo difensore dell’autenticità dei Diurnali, don Filippo seppe amalgamare ed approfondire ancor più i lavori critici di Minieri Riccio, Barrella, De Ninno, Loparco e D’Agostini, Daconto, Andriani, suscitando notevole interesse a livello nazionale. E che dire del lavoro di traduzione ed interpretazione del poema epico sulle gesta di Roberto il Guiscardo, scritto da Guglielmo Appulo, che don Filippo ha dimostrato essere giovinazzese? In ultimo segnaliamo la “Torre di Rufolo”, opera che vinse la medaglia d’oro al Premio Puglia per la Saggistica nel 1971. Ma alle 19 opere ufficiali pubblicate, bisogna aggiungere molti manoscritti che don Filippo ha lasciati inediti, frutto degli studi di questi ultimi anni. Lodevole è la decisione della famiglia Roscini di lasciare in un corpo unico tutta la biblioteca – archivio di don Filippo, affinché possa essere consultata da parte degli studiosi. In tal modo don Filippo continuerà a vivere attraverso i Suoi libri e La Sua opera potrà essere continuata e perfezionata. A coloro che imputavano agli scritti di don Filippo «una forma ampollosa e un tono ispirato» e «qualche tesi non dimostrata oggettivamente», noi ricordiamo quello che scrisse nel 1931 il grande storico belga Henri Pirenne: «Ogni racconto storico è un’ipotesi, una costruzione congetturale del passato. Ogni autore ne mette in luce una parte, ne evidenzia determinati tratti, ne considera certi aspetti. Più questi lavori si moltiplicano, più l’infinita realtà ci viene rivelata. Tutti sono incompleti, tutti imperfetti, ma tutti contribuiscono al progresso delle nostre conoscenze».

Pertanto don Filippo va degnamente posto accanto ai grandi storici di Giovinazzo (Paglia, Marziani, De Ninno, Daconto) e concludiamo ricordando le parole del nostro Vescovo don Tonino Bello: «Nei confronti di don Filippo Roscini, scrittore attento e rigoroso, ministro della “memoria” cittadina, tutta Giovinazzo si sentirà in debito per sempre».

Le 19 opere

  • Storia della sede vescovile di Giovinazzo, pp. 320, 1964;
  • Il mio Matteo Spinelli, pp. 338, 1965;
  • La pittrice Giuseppina Pansini, pp. 60, 1966;
  • Giovinazzo nella storia, pp. 542, 1966;
  • La verità sta dalla parte di Matteo Spinelli, pp. 280, 1967;
  • Guglielmo Appulo e il poema sulle gesta di Roberto il Guiscardo, pp. 610, 1967;
  • Così parlava Matteo Spinelli, pp. 532, 1968;
  • 150 anni di vita e di storia dell’Istituto Vittorio Emanuele II, pp. 200, 1969;
  • L’alba vescovile di Giovinazzo s’indora, pp. 72, 1970;
  • Aurora o tramonto sulla Puglia?, pp. 241, 1970;
  • Pavone Griffi, la Chiesa dello Spirito Santo e tanta storia in Giovinazzo, pp. 176, 1971
  • La Torre di Rufolo nell’agro, nella storia e nelle leggende di Giovinazzo, pp. 153, 1972
  • L’artista Tommaso Piscitelli ovvero di un uomo sull’ Elicona, pp. 210, 1973;
  • Bisanzio Lupis, poeta e cronista nella Puglia cinquecentesca, pp. 321, 1977;
  • Giovinazzo e i suoi casali, pp. 288, 1977;
  • Venimmo al piè d’un nobile castello, pp. 24, 1984;
  • Alle radici cristiane di Giovinazzo, pp. 20, 1987;
  • Gli Agostiniani a Giovinazzo, pp. 112, 1988;
  • Rime autobiografiche, pp. 17, 1991.

DIETRO AL SIPARIO

Riccioli neri, poi fattisi argento,

Occhi di cielo, in un viso severo,

Siatemi testi, qual foste nel fero

Calle e nel pianto dell’orrido stento.

Impari lotta con un truculento

Nibbio sostenni, ma il dir menzognero

Io respinsi, e con cuore sincero,

Fermo restai aggrappato all’intento

Intollerante dei vili mercanti,

Limpido piacquemi il tempio e impolluto;

Inclita vidi l’Italia, e da tanti

Popoli il nome esaltato e temuto;

Poi la rovina, ed in lutti ed in pianti,

Ogni ideale si spense perduto.

(Dai Ricordi  autobiografici)

Nicola Coppola

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