Giovedì 29 ottobre i deputati del Partito Democratico albanese hanno interrotto la seduta del Parlamento di Tirana con fumogeni blu, il colore del partito, bloccando il podio durante il voto sulla legge sulla Banca centrale. Mostravano le foto di manifestanti feriti dai proiettili di gomma: da metà ottobre gli studenti chiedono in piazza le dimissioni del premier Edi Rama. Quattro deputati sono stati espulsi dall’aula. Non è la prima volta. Il 20 novembre 2023 l’opposizione ammucchiò le sedie al centro dell’emiciclo e accese fumogeni rossi, verdi e viola per fermare il voto sul bilancio, e da uno di essi si sviluppò anche una piccola fiamma. Già allora il governo avvertì che chi appicca fuochi in aula rischia fino a cinque anni di carcere.
A Yerevan prevalgono invece le mani, dopo i fumogeni nel 2018. Era accaduto il 22 aprile 2025. Il 6 ottobre scorso un nuovo scontro è seguito all’interruzione da parte del presidente dell’Assemblea di un concitato di un membro dell’opposizione. Anche il 29 ottobre ha prevalso la violenza. Una lite tra parlamentari è degenerata in una rissa, con spintoni, ceffoni e pugni. Secondo i media locali, il deputato dell’opposizione Andranik Gevorgyan ha riportato una ferita al naso. Sia il Presidente del Parlamento Ruben Rubinyan che il Primo Ministro Nikol Pashinyan hanno attribuito le responsabilità unilaterali all’opposizione. I lavori sono poi ripresi.
Il fenomeno non è solo europeo. A Taipei, il 17 maggio 2024, i deputati si spintonarono, si placcarono e si colpirono sulla riforma del Parlamento: la zuffa durò l’intera giornata e sei parlamentari finirono in ospedale. In Corea del Sud la rissa del 2019 sulle leggi «fast track» proseguì in tribunale terminando con una multa salata a danno dei responsabili. Piccole e grandi scaramucce sono avvenute anche nel parlamento italiano a partire dai primi anni della Repubblica noti gli scontri tra Ruini e Pajetta (1953), tra radicali e comunisti (1981), tra Futuro e Libertà e Lega Nord (2011), ultimo quello del 12 giugno 2024 sull’autonomia differenziata.
Gli antichi avevano colto il nodo. Nel Protagora di Platone, Zeus dona agli uomini rispetto (aidós) e giustizia (díke) perché gli stati possano prosperare: senza di esse, la politica non è più arte ma una dimostrazione di muscoli. Le sanzioni possono essere un freno a tali ignobili accadimenti ma la vera risposta resta riscoprire la parola che taluni personaggi che occupano gli scanni dei parlamenti in varie parti del mondo non conoscono. Con questi atti le maggioranze e le opposizioni coprono di ridicolo e di ignominia le proprie nazioni e per questo andrebbero parimenti punite.
Carlo Coppola










