BARI — Settant’anni fa prendeva forma a Bari uno dei rioni più ricchi di storia e memoria del capoluogo pugliese: il Villaggio Trieste. Per rendere omaggio a questo anniversario, il Comitato Villaggio Trieste, insieme al Comune di Bari e all’Istituto Storico Don Policarpo Scagliarini, promuove un incontro pubblico per mercoledì 30 settembre 2026 alle ore 18:30, presso la Sala ex Tesoreria del Comune in Corso Vittorio Emanuele.
L’evento intende ricordare l’epopea dei profughi italiani che giunsero in Puglia nel secondo dopoguerra: non soltanto gli esuli da Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle tragedie del confine orientale, ma anche le famiglie rientrate dalle ex colonie africane (Libia, Eritrea, Somalia, Etiopia), dal Dodecaneso, dalla Grecia, dalla Romania e dagli Abruzzi (sic). Dopo anni di precarietà nei Centri di Raccolta cittadini — S. Chiara, Positano (ex-convento di S. Francesco alla Scarpa), delle Baracche di via Napoli (detto anche Campo Badoglio, sito nei pressi del cimitero comunale); il campo di Fesca (nei locali della ex-colonia marina Ferruccio Barletta) e almeno per un periodo quello di Torre Tresca (demolito solo nel 1968) — nei primi anni Cinquanta lo IACP (Istituto autonomo case popolari) avviò la costruzione di un vero quartiere in muratura, inaugurato nel 1956 con il nome di Villaggio Trieste per offrire dignità, casa e futuro a chi aveva perso tutto. Come evidenzia l’Avv. Paolo Scagliarini: «Il sacrificio dei Profughi Italiani è parte della storia della Nazione. Custodirne la memoria è un dovere verso il passato e un impegno per il futuro». La serata proporrà i saluti del Sindaco Vito Leccese, contributi storici, ricordi dei residenti, letture dell’attore Leo Lestingi e momenti musicali con Giuseppe Visaggio.
Questa identità storica e comunitaria si riflette nell’emblema celebrativo che apre l’iniziativa. Il logo è un medaglione circolare racchiuso in alto dalla scritta “VILLAGGIO TRIESTE”. Al centro mostra uno scorcio prospettico delle tipiche palazzine edificate negli anni Cinquanta, tra alberi e la vita di quartiere dell’epoca; nella parte inferiore, due rami d’alloro intrecciati cingono l’anno di fondazione, il 1956. L’immagine unisce l’architettura della ricostruzione al valore simbolico dell’alloro, sintetizzando la trasformazione del dolore dell’esodo in una nuova identità collettiva e integrata nella città di Bari.
Carlo Coppola









