Emanuele Stellacci, Armando Aufiero, Antonio Ruccia, Giovanni Modugno. Apostolo ed educatore tra cattedra e strada, la Valle del Tempo, Napoli 2026 («Biblioteca di Scenari», 30), pp. 128.

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«Vi sono vite che non chiedono soltanto di essere ricordate, ma di essere nuovamente ascoltate». Con queste parole l’Arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, apre la sua prefazione al volume Giovanni Modugno. Apostolo ed educatore tra cattedra e strada. Pubblicato nella prestigiosa collana «Biblioteca di Scenari» dell’editore la Valle del Tempo, l’opera firmata a tre mani da Emanuele Stellacci, Armando Aufiero e Antonio Ruccia affronta la parabola umana, intellettuale e spirituale di un maestro del Novecento pugliese. L’intento degli autori non è semplicemente biografico, ma dichiaratamente profetico: sottrarre la figura del pedagogista bitontino (1880-1957) all’oblio della memoria locale e restituirne la straordinaria freschezza educativa e politica alle sfide del nostro tempo.
Il percorso biografico di Giovanni Modugno si presenta come una continua tensione verso l’Assoluto e l’umano. Figlio di agricoltori benestanti e religiosi, rifiutò fin da giovane le rigidità dell’insegnamento nozionistico (i «macinatori di gerundi») e l’aridità di un approccio puramente scientifico che non gli permetteva di «trovare l’anima». La sua fu una ricerca inquieta e incarnata, vissuta al crocevia tra l’impegno sociale e la passione maieutica. Nel primo Novecento, a soli diciotto anni, fu processato per la sua partecipazione ai moti contadini e si fece promotore di un «socialismo umanitario ed evangelico» accanto all’amico Gaetano Salvemini. Salutato nel 1913 come il «duce dei contadini» per la sua lotta in difesa del proletariato agricolo analfabeto, Modugno comprese ben presto che la vera liberazione del popolo non sarebbe passata attraverso la conquista demagogica del potere, bensì attraverso la formazione integrale delle coscienze, sintetizzata nello storico slogan «pane e alfabeto».
Attraverso i tre saggi che compongono il testo, gli autori illuminano gli assi portanti del pensiero e dell’azione di Modugno. Emanuele Stellacci ripercorre l’evoluzione interiore del pedagogista, evidenziando il delicato snodo tra l’impegno civile nel Mezzogiorno, le sofferenze personali (tra cui i gravi lutti familiari e la perdita della figlia Pinuccia) e la sua progressiva adesione a un cristianesimo radicale, vissuto come «pellegrinaggio verso Cristo». Fondamentale in questo itinerario fu l’assimilazione del pensiero del filosofo luterano Friedrich Wilhelm Förster. Con Förster, Modugno condivise la convinzione che la pedagogia debba farsi «scienza e arte della vita», intesa come palestra d’azione e rigenerazione morale contro i veleni del nazionalismo e del totalitarismo.
Proprio l’attuazione concreta di questa pedagogia è al centro dei capitoli curati da Armando Aufiero. Il contributo analizza le cronache scolastiche degli anni Treinta, soffermandosi su emblematiche esperienze attive svolte sotto la guida di Modugno, come quella del «guardaroba dei poveri» realizzata a Barletta dalla maestra Angelina Berardi. In piena epoca fascista, questa pratica di solidarietà e autogoverno (che oggi definiremmo service learning) insegnava alle giovani allieve a coniugare i saperi disciplinari con la risposta diretta ai bisogni di orfani, malati e derelitti. La scuola per Modugno non poteva essere un apparato burocratico di stato, ma una fucina di carità e responsabilità, capace di formare «uomini di carattere».
Infine, Antonio Ruccia proietta l’eredità di Modugno nel contesto contemporaneo, tracciando un suggestivo parallelismo tra il pensiero del pedagogista e l’insegnamento sociale di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Modugno viene tratteggiato come un vero e proprio «santo laico delle nuove beatitudini», un’icona anticipatrice del Concilio Vaticano II. La sua idea di politica come «com-passione» e carità sociale — capace di abbattere gli steccati ideologici e mettere al centro gli ultimi, gli «schiodati» dalle croci dell’emarginazione — rappresenta una risposta profetica alle attuali degenerazioni del populismo e della cultura dello scarto.
Arricchito dalla preziosa e toccante trascrizione della Lettera al prof. Gaetano Salvemini del 1947 — nella quale Modugno riafferma con cristallina fermezza la scelta di un’etica e di una fede cattolica libera da ogni compromesso col potere politico o reazionario — il volume edito da la Valle del Tempo non offre solo un rigoroso spaccato di storia della pedagogia meridionale. Esso costituisce un vibrante appello rivolto agli educatori, ai docenti e agli amministratori di oggi. Giovanni Modugno ci dimostra che insegnare significa letteralmente in-signare, ossia «imprimere segni» felici nella carne e nello spirito della storia, unendo con coraggio e tenacia la rigidezza della cattedra al calore umano della strada.
Salvatore Schirone









