Nor Arax cento anni dopo: Bari ricorda il villaggio armeno, tra memoria e futuro

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Cento anni dopo, Nor Arax continua a raccontarsi. Lunedì 19 ottobre, nel centenario della nascita del villaggio armeno, Bari gli ha dedicato un’intera giornata, promossa dal Consolato Onorario della Repubblica d’Armenia: al mattino l’Università, nel pomeriggio Palazzo della Città, e in entrambi i luoghi la partecipazione è stata molto ampia.

Incontro di studio nell'aula Magna Aldo Cossu

Incontro di studio nell’aula Magna Aldo Cossu

Alle 9.30 nell’Aula Magna «Aldo Cossu», l’incontro «Il villaggio armeno Nor Arax di Bari. Un centenario che guarda al futuro», promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche e dal Centro «Geopolitica e Politica delle Religioni» della prof.ssa Roberta Santoro, con il prof. Gaetano Dammacco, ha richiamato un pubblico numeroso di autorità, accademici, studenti e cittadini. Gli interventi di Giuseppe Spagnulo, Carlo Coppola e Siranush Quaranta hanno guidato la sala dentro la storia dell’insediamento e dentro le parole che ancora oggi contano: accoglienza, integrazione, dialogo. A chiudere, il video di Andrea Dammacco «Dal genocidio a via Amendola, i cento anni di Nor Arax: il villaggio che ha portato l’Armenia a Bari», mentre fuori dall’aula una mostra fotografica restituiva i volti del poeta Hrand Nazariantz e delle maestranze armene, il Lanificio Lorenzo Valerio, il villaggio nei suoi primi anni, la presenza armena alla prima Fiera del Levante.

I saluti del sindaco Vito Leccese nella Sala Consiliare

I saluti del sindaco Vito Leccese nella Sala Consiliare

Alle 18.30, nella Sala Consiliare «E. Dalfino», la scena è passata al libro di Siranush Quaranta e Carlo Coppola, «Nor Arax e gli Armeni a Bari. Nei media nazionali e stranieri (1924-1962)». Oltre 250 pagine, un ricco apparato iconografico in gran parte inedito e un’idea semplice e nuova: leggere il villaggio attraverso gli articoli che i giornali italiani e stranieri gli dedicarono in trentotto anni, dall’arrivo dei profughi alla morte di Hrand Nazariantz, nel 1962. Ne esce un racconto dove la retorica dell’epoca incontra una realtà fatta di lavoro e di accoglienza: i primi armeni nel lanificio di Lorenzo Valerio, poi i padiglioni di via Salerno, i tappeti annodati a mano. E dove trovano risposta anche equivoci durati decenni, a cominciare dal nome, che richiama il fiume Arasse che scorre nelle vicinanze del monte Ararat.

Il Console Onorario Dario Rupen Timurian, co-ideatore dell’opera, ha aperto la serata insieme ai saluti del sindaco Vito Leccese e del Primo Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Gegham Adamyan. Sono stati i loro interventi, dedicati alla memoria e al ricordo, a dare il tono all’incontro: ricordare, nel segno del centenario, non è un esercizio nostalgico ma un modo per custodire ciò che si è costruito insieme e consegnarlo a chi verrà. Il dialogo con gli autori, guidato da Mimmo Mazza, direttore de «La Gazzetta del Mezzogiorno», si è intrecciato alla musica del maestro Marco Misciagna e al finale del performer Giuliano Ciliberti.

Una giornata che ha mostrato come il ricordo di Nor Arax non appartenga soltanto alla comunità armena: è una memoria condivisa, che a Bari ha trovato casa, che l’Università, le istituzioni e la cittadinanza hanno scelto di custodire insieme e che, a cento anni dalla nascita del villaggio, guarda avanti, verso nuove occasioni di studio, di incontro e di dialogo tra la Puglia e il popolo armeno.

Antonio Calisi

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