Una vicenda a dir poco ripugnante. È quella legata alla notizia diffusa dai mass media della morte di Davide Di Lernia. Il 47enne figlio del celebre autore di parodie musicali e conduttore radiofonico Leone Di Lernia è stato vittima di un incidente stradale in moto nella notte tra sabato e domenica.
Fin qui, è una notizia di cronaca. A darle ulteriore clamore è un particolare lugubre del suo decesso che le varie testate giornalistiche hanno deciso di sfruttare per il più classico dei clickbait. Una scelta alquanto vergognosa: professionisti che devono informare, approfondire e verificare i fatti prima di divulgare le notizie hanno spettacolarizzato la morte di un uomo per qualche clic in più.
Ma era davvero necessario tutto questo? Fare leva sulla scomparsa di un padre, marito e figlio al solo scopo di aumentare le condivisioni dell’articolo (se articolo può definirsi)? Tutto questo rende il mondo meno empatico, ma si tratta di un errore grossolano. L’empatia nelle notizie di cronaca aiuta il mondo dell’informazione a instaurare, per quanto possibile, un rapporto di fiducia con chi vive il trauma o l’evento di cronaca. Questo concetto chiave è incredibilmente scomparso.
Forse molti giornalisti dimenticano qual è il loro ruolo nel mondo dei mass media e cos’è l’informazione. Quindi perché non ricordarglielo?
L’informazione è un’arma potente e la sua selettiva diffusione, restrizione o distorsione consente di costruire dei ponti con le persone che vogliono informarsi. Dall’avvento di internet, è diventata accessibile a tutti e di conseguenza è aumentato eccessivamente il numero delle notizie, che possono essere vere o false.
Chiaramente la tragedia di Di Lernia non è una fake news, ma chi ha propagato la notizia ha fatto uso sconsiderato di malinformazione, cioè strumentalizzando le notizie al fine di recare danno alle persone. Il che è ben diverso dal fare informazione.
Anche “Lo Zoo di 105”, il celebre programma radiofonico con cui Davide ha collaborato per molto tempo, ha attaccato il mondo dell’informazione. Per giunta, come ricordato ieri nel corso della puntata da Marco Mazzoli, la famiglia della vittima è stata avvisata della tragedia alle ore 10 dalle forze dell’ordine, mentre i giornalisti hanno preso la scelta inopportuna di divulgare il tutto molto prima.
Inoltre, come doverosamente riportato nel Codice Deontologico delle giornaliste e dei giornalisti al Titolo III “Doveri nei confronti delle persone”, articolo 8 “Diritti fondamentali”, «la/il giornalista rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia».
Ecco, mettere in risalto quel particolare lugubre non rispetta le persone e non è degno di un buon giornalista. Allo stesso tempo non è degno di un buon giornalista puntare sulla malinformazione sfruttando il dolore di una famiglia. E se i mass media, proprio coloro che devono mettere in luce i fatti essenziali eliminando il superfluo, cadono in questo tranello, fermiamoci tutti a riflettere.
Perché questa non è informazione, questo non è giornalismo.
Paolo Gabriel Fasano








