
Home Page del portale EmoPuglia
La Regione Puglia a partire dal 2023 ha compiuto un importante passo avanti nella modernizzazione del sistema sanitario regionale con il lancio di EmoPuglia, il sistema informativo dedicato alla medicina trasfusionale. Questa innovazione tecnologica sta trasformando radicalmente la gestione delle donazioni di sangue e degli emocomponenti su tutto il territorio pugliese. Il nuovo sistema consente di tracciare in tempo reale ogni fase del processo, dalla donazione alla trasfusione, garantendo massimi standard di sicurezza e qualità. Grazie a questa piattaforma digitale, è possibile monitorare costantemente le scorte di sangue ed emocomponenti nei diversi centri trasfusionali pugliesi, ottimizzando la distribuzione delle risorse. La piattaforma in costante evoluzione si integra con le strutture sanitarie già esistenti, permettendo una comunicazione fluida tra i vari centri trasfusionali aderenti.
Anche per i donatori, EmoPuglia significa maggiore trasparenza e facilità nell’accesso alle informazioni attraverso il portale loro dedicato accessibile all’indirizzo portale-donatori.sanita.regione.puglia.it raggiungibile con il proprio SPID. Il sistema – che è in costante acquisizione di archivi e dati dalle precedenti piattaforme – permette di consultare online la propria storia donazionale, ricevere promemoria personalizzati e, dove già attivo, prenotare gli appuntamenti per le donazioni in modo più semplice e veloce. Gli operatori sanitari, dal canto loro, potranno contare su strumenti più efficaci per la gestione clinica. Il sistema automatizza molte procedure burocratiche, liberando tempo prezioso da dedicare all’assistenza diretta ai pazienti. Inoltre, la digitalizzazione completa dei dati garantisce una migliore tracciabilità e riduce ulteriormente e ancor più drasticamente il rischio di errori umani.
A partire dal 1 luglio 2025 anche i dati del Centro Trasfusionale del Policlinico di Bari confluiranno sul medesimo sistema. Il servizio, che è in fase di implementazione, prevede al momento che le analisi dei donatori siano visibili a partire dalle 12 ore successive la donazione in modo ancor più intuitivo e rapido. Attualmente le strutture in cui è possibile prenotare la donazione attraverso EmoPuglia sono: nella Città Metropolitana di Bari sono il San Paolo e il Di Venere di Bari, il “Don Tonino Bello” di Molfetta e l’Ospedale Della Murgia “Fabio Perinei” di Altamura; nella BAT il “Mons. Di Miccoli” di Barletta; nella provincia di Brindisi l’Ospedale “Perrino”; per la Provincia di Foggia gli “Ospedali Riuniti”; per la provincia di Lecce il “Vito Fazzi” e il “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli e per la provincia di Taranto il “Santissima Annunziata” di Taranto, l’Ospedale della Valle d’Itria di Martina Franca e il San Pio di Castellaneta. Per gli altri permangono i sistemi digitali finora utilizzati ma si prevede che le attese saranno presto colmate.
Carlo Coppola
Due presunte opere dell’Antichità: la Tiara di Saitaferne e il Gigante di Cardiff (da Wikipedia)
Quante volte ci è capitato di ricevere su WhatsApp notizie clamorose che poi si sono rivelate bufale? O di vedere sui social media foto “storiche” completamente inventate? Nell’era di internet e dei deepfake, l’arte dell’inganno sembra aver raggiunto vette inedite. Eppure, guardando alla storia, scopriamo che l’essere umano ha sempre avuto un rapporto complesso con la verità e una fascinazione irresistibile per l’incredibile.
Immaginiamo per un momento di vivere nel 1872, in un’epoca in cui l’elettricità muoveva i primi passi e il petrolio iniziava a cambiare il mondo. In questo contesto, l’annuncio dell’inventore americano John Worrell Keely fece l’effetto di una bomba: aveva creato una macchina capace di produrre energia infinita senza alcun combustibile. Il “Pneumatic Pulsating Vacuo Engine” di Keely aveva una caratteristica unica: funzionava solo quando l’inventore suonava il violino. Le “vibrazioni musicali”, spiegava, attivavano il meccanismo segreto. Per 27 anni, questa storia convinse investitori facoltosi, tra cui la vedova Clara Bloomfield-Moore, che investì l’equivalente di oltre 50 milioni di euro di oggi. La verità, scoperta solo nel 1898, era ben diversa: sotto il pavimento del laboratorio si nascondeva un sistema di tubi collegato a una macchina a vapore in cantina. Non era il violino ad azionare il tutto, ma un semplice pedale nascosto. Oggi, sostituendo la macchina di Keely con promesse di criptovalute miracolose o investimenti “garantiti” sui social, il meccanismo resta identico: sfruttare i sogni delle persone per il proprio tornaconto. Molto prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla Luna, nel 1835 il “New York Sun” aveva già “scoperto” la vita sul nostro satellite. Il giornale pubblicò una serie di articoli sensazionali attribuiti all’astronomo John Herschel: dal Capo di Buona Speranza, attraverso un telescopio rivoluzionario, aveva osservato foreste di pini, fiumi cristallini e creature simili a pipistrelli umanoidi che volavano sulla superficie lunare. La notizia fece il giro del mondo in poche settimane. Persino l’Accademia delle Scienze francese propose di inviare una commissione per verificare le scoperte. Solo in seguito si scoprì che tutto era frutto della fantasia di due giornalisti che volevano aumentare le vendite del quotidiano. Il parallelo con le fake news odierne è evidente: anche allora, una notizia sensazionale e apparentemente credibile poteva diffondersi rapidamente e ingannare persino gli esperti. La differenza principale è che oggi, grazie a internet, il processo è molto più veloce ma anche più facilmente verificabile. Nel 1896, il celebre museo parigino acquistò per l’equivalente di quasi 15 milioni di euro odierni una magnifica tiara d’oro, presumibilmente offerta nel III secolo a.C. dal popolo greco di Olbia al re scita Saitaferne. L’opera, di fattura squisita, scatenò dibattiti accesi tra gli esperti di tutto il mondo. La verità emerse solo nel 1903: l’orafo russo Israel Rouchomovsky confessò di aver creato la tiara nel suo laboratorio di Odessa. Il caso divenne emblematico dei rischi del mercato antiquario e dell’importanza della verifica scientifica. Questa vicenda ci ricorda quanto sia importante, anche oggi, verificare l’autenticità delle informazioni prima di condividerle. Quante volte condividiamo sui social articoli senza controllare le fonti, trasformandoci involontariamente in diffusori di notizie false? Nel 1869, alcuni operai che scavavano un pozzo a Cardiff, nello stato di New York, fecero una scoperta straordinaria: un gigante di pietra lungo tre metri, apparentemente fossilizzato. La notizia attirò folle di curiosi e studiosi illustri. Il “Gigante di Cardiff” divenne un fenomeno mediatico dell’epoca, girando gli Stati Uniti come attrazione itinerante. La verità? Era opera del tabaccaio George Hull, che aveva scolpito la statua per vincere una discussione con un pastore metodista sull’esistenza dei giganti biblici, il pastore successivamente arrivò addirittura a identificare la statua come la pietrificazione della moglie di Lot, di cui si parla Bibbia, incurante che il manufatto presentasse un vistoso attributo maschile (appositamente occultato) e che si fosse verificato non essere di sale ma di comune pietra locale.
Questi casi storici ci insegnano che il successo di una mistificazione dipende da alcuni fattori sempre attuali: sfrutta desideri e paure collettive, coinvolge apparenti autorità credibili, e si diffonde rapidamente attraverso i media dell’epoca. Oggi la velocità di diffusione è enormemente aumentata, ma paradossalmente abbiamo anche più strumenti per verificare le informazioni. Il problema è che spesso non li utilizziamo, preferendo condividere immediatamente ciò che conferma le nostre convinzioni o che ci emoziona.
Prima di credere a una storia troppo bella o troppo terribile per essere vera, facciamoci qualche domanda in più. Dal moto perpetuo di Keely alle catene di Sant’Antonio su WhatsApp, dal “Gigante di Cardiff” alle foto false che circolano su Instagram, l’essere umano sembra avere una costante fascinazione per l’straordinario. E forse, in fondo, è proprio questa nostra curiosità – anche quando ci porta fuori strada – a rendere possibili sia le più grandi mistificazioni che le più grandi scoperte della storia. La differenza tra genio e ciarlatano, tra informazione e disinformazione, spesso sta nei dettagli. E nell’importanza di verificare sempre le fonti, oggi più che mai.
Carlo Coppola

San John Henry Newman ritratto da John Everett Millais (credits wikipedia)
Il 31 luglio 2025 ha segnato una data storica per la Chiesa cattolica: Papa Leone XIV ha ufficialmente confermato il conferimento del titolo di Dottore della Chiesa Universale a San John Henry Newman, il celebre teologo e cardinale inglese del XIX secolo. La decisione è stata annunciata durante un’udienza privata con il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.
La proclamazione di Newman come Dottore della Chiesa rappresenta il culmine di un percorso di riconoscimento iniziato con la sua beatificazione nel 2010 da parte di Papa Benedetto XVI e proseguito con la canonizzazione celebrata da Papa Francesco nel 2019. Ora, con questo nuovo titolo, la Chiesa riconosce ufficialmente l’eccellenza della sua dottrina teologica e il suo contributo fondamentale al pensiero cristiano. Il Santo Padre Leone XIV ha confermato il parere unanime della Sessione Plenaria dei Cardinali e Vescovi del Dicastero, testimoniando l’importanza che la Chiesa attribuisce all’eredità intellettuale e spirituale di Newman. Questo riconoscimento colloca il santo inglese tra i grandi maestri della fede, accanto a figure come San Tommaso d’Aquino, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce. John Henry Newman, nato a Londra il 21 febbraio 1801 e morto a Edgbaston l’11 agosto 1890, fu una figura di straordinaria complessità intellettuale e spirituale.
La sua conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo nel 1845 segnò non solo la sua vita personale, ma influenzò profondamente il dibattito teologico dell’epoca vittoriana. Come fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra, Newman seppe coniugare rigore accademico e vita spirituale, dimostrando come l’esperienza mistica e la ricerca intellettuale possano armoniosamente convivere. I suoi contributi spaziano dalla teoria dello sviluppo della dottrina cristiana alla riflessione sul ruolo dei laici nella Chiesa, dalla filosofia della religione agli studi patristici, dalla pedagogia universitaria alla spiritualità oratoriana. La sua opera Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845) rimane un testo fondamentale per comprendere come la tradizione cattolica si evolva mantenendo la propria identità essenziale, mentre i suoi scritti sulla coscienza religiosa dell’uomo contemporaneo hanno anticipato molte riflessioni del Concilio Vaticano II. Il conferimento del dottorato ecclesiale sottolinea l’attualità del pensiero newmaniano, particolarmente rilevante in un’epoca di dialogo ecumenico e di confronto con la modernità. La sua capacità di conciliare fede e ragione, tradizione e innovazione, autorità ecclesiale e libertà di coscienza, continua a ispirare teologi, pastori e fedeli in tutto il mondo, offrendo strumenti preziosi per navigare le sfide contemporanee della Chiesa.
Carlo Coppola

L’attaccante Gegham Kadymyan (credits: wikipedia)
L’acquisizione di Gegham Kadimyan da parte dell’Unitas Sciacca – che milita nel campionato di Eccellenza regionale siciliano – rappresenta molto più di un colpo di mercato: è un ponte culturale tra Armenia e Sicilia. Nato ad Artashat (antica capitale dell’Armenia) il 19 ottobre 1992, il neoacquisto ha uno stile assolutamente duttile, avendo giocato nella sua carriera sia come centravanti che come esterno offensivo. Può vantare dodici presenze e tre gol in nazionale, ha scelto la città siciliana per proseguire la sua carriera.
La presenza armena in Sicilia ha radici antiche, consolidate nei secoli attraverso scambi commerciali e culturali. Ultimo esempio in ordine di tempo è stata la Medaglia di Gratitudine conferita dal Presidente della Repubblica d’Armenia al medico palermitano Francesco Paolo Guarnieri, distintosi per ragioni umanitarie. “Ho scelto Sciacca perché ho percepito la serietà del progetto”, ha dichiarato Kadimyan, parole che echeggiano le storie di tanti armeni che hanno trovato in Sicilia una seconda patria.
Formatosi nella squadra dell’Ararat, prestigioso club armeno, Kadimyan porta esperienza internazionale al club agrigentino, essendosi distinto con la sua nazionale durate le qualificazioni per Mondiali 2022 e per gli Europei 2024. Ignazio Rizzuto, presidente dell’Unitas Sciacca ha commentato: “Siamo orgogliosi di aver portato un giocatore di questo livello. Rappresenta un salto di qualità e un segnale delle nostre ambizioni”.
L’arrivo coincide con l’intensificarsi delle relazioni italo-armene volute che con gli ultimi tre ambasciatori dell’Armenia in Italia e con l’incremento delle relazioni tra Italia e Armena e la pubblicazione di un saggio specifico sull’argomento. Il calcio, dopo l’incontro tra nazionale italiana e armena giocato a Palermo nel 2019 torna ad essere nuovamente veicolo di integrazione culturale, rafforzando legami storici già consolidati.
Kadimyan, che ha già iniziato l’allenamento con i compagni, sarà disponibile per l’esordio stagionale. I tifosi attendono con entusiasmo di vederlo allo stadio “Gurrera”, mentre la società punta a un campionato di vertice. Un piccolo ma significativo capitolo dei rapporti tra popoli che il Mediterraneo unisce attraverso cultura, sport e umanità.
Carlo Coppola

Edoardo Giacomo Boner e Musa Crociata (credit: Carlo Coppola)
Nel panorama letterario italiano di fine Ottocento, una figura singolare emerge dalle nebbie del tempo: Edoardo Giacomo Boner, poeta e germanista siciliano la cui voce si levò in difesa dei popoli oppressi d’Oriente. La sua raccolta Musa Crociata, pubblicata nel 1897, testimonia un impegno civile che travalica i confini nazionali per abbracciare le sofferenze dell’umanità, con particolare attenzione alla tragedia armena.
Nato il 29 febbraio 1864 a Messina da padre svizzero e madre italiana, Boner incarnava già dalla nascita quella dimensione cosmopolita che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza. La formazione multiculturale, unita alle difficoltà economiche familiari sopraggiunte nel 1883, forgiò un intellettuale dalla sensibilità particolare, capace di percepire le sofferenze altrui come proprie.
“La coscienza di appartenere contemporaneamente a più mondi diversi” – come scrisse il critico Luciano Zagari – definisce perfettamente la personalità di questo singolare personaggio. Il mondo tradizionale siciliano si mescolava in lui con quello della nuova Italia unitaria, mentre la tradizione classica conviveva con le suggestioni delle letterature nordiche che studiava come germanista.
Dopo aver insegnato tedesco a Catania, dal 1893 fu lettore di lingua e letteratura tedesca all’Università di Messina, fino ad ottenere nel 1906 la cattedra presso l’Università di Roma. Una carriera brillante, tragicamente interrotta dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, che lo colse durante un soggiorno nella città natale.
La raccolta Musa crociata, edita nel 1897 dalla torinese Roux Frassati, rappresenta il momento più maturo della produzione poetica di Boner. Il titolo stesso rivela l’ambizione dell’opera: una “crociata” in versi contro le ingiustizie del tempo, condotta con gli strumenti della poesia civile ottocentesca.
Discepolo di Mario Rapisardi, famoso poeta catanese, Boner aveva assimilato la lezione della poesia “educativa e magniloquente”, contrapponendola a quello che considerava il “vacuo sacerdozio della forma” dei movimenti decadenti emergenti. La sua era una poesia che aspirava a essere strumento di denuncia e di riscatto morale, erede della tradizione foscoliana e manzoniana.
Ma cosa rendeva “crociata” questa musa? La risposta va cercata nel contesto storico dell’epoca e nella sensibilità particolare del poeta.
Gli anni Novanta dell’Ottocento furono segnati da una delle pagine più buie della storia armena moderna: i massacri hamidiani del 1894-1896, che decimarono la popolazione armena dell’Impero Ottomano suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica europea. Per un intellettuale come Boner, formatosi sui valori dell’umanesimo europeo e sensibile alle questioni delle nazionalità oppresse, era impossibile rimanere indifferente.
La sua formazione germanistica gli offriva una prospettiva privilegiata sulle dinamiche politiche e culturali dell’Europa centro-orientale, dove le questioni nazionali e religiose si intrecciavano drammaticamente. L’Armenia, antica nazione cristiana stretta nella morsa dell’Impero Ottomano, rappresentava per molti intellettuali europei il simbolo della lotta tra civiltà e barbarie, tra cristianesimo e Islam.
Boner, con il suo “idealismo umanitario contrapposto alla brutalità della politica di potenza”, non poteva che schierarsi dalla parte delle vittime. La “crociata” del titolo assume così una duplice valenza: letteraria e morale, poetica e politica. Era la crociata di un intellettuale del Sud Italia che guardava all’Oriente non con gli occhi del colonialista, ma con quelli del solidale.
La figura di Boner emerge come quella di un “intellettuale ponte”, capace di mettere in comunicazione culture diverse grazie alla sua formazione multiculturale. Il figlio dell’immigrato svizzero diventato siciliano, il germanista che insegnava nel Mezzogiorno d’Italia, il poeta che cantava le sofferenze di popoli lontani: in lui si concentravano le tensioni e le aspirazioni di un’epoca di trasformazioni.
La sua attenzione per l’Armenia si inserisce in un quadro più ampio di solidarietà verso i popoli oppressi, caratteristico di molti intellettuali progressisti dell’epoca. Ma in Boner questa solidarietà assumeva sfumature particolari, legate alla sua esperienza personale di chi aveva conosciuto la precarietà economica e l’instabilità sociale.
Oggi, a più di un secolo dalla sua scomparsa, Edoardo Giacomo Boner merita di essere riscoperto non solo come testimone di un’epoca, ma come esempio di intellettuale engagé. La sua “Musa crociata” ci parla di un tempo in cui la poesia si sentiva investita di una missione civile, in cui l’arte non poteva rimanere indifferente alle tragedie della storia.
La sua attenzione per la questione armena anticipa sensibilità che sarebbero diventate centrali nel Novecento, quando il genocidio del 1915 avrebbe definitivamente aperto gli occhi del mondo sulla fragilità delle minoranze nell’era degli Stati-nazione. Boner, con la sua poesia umanitaria, aveva già intuito che la sorte dei popoli oppressi non poteva lasciare indifferenti gli intellettuali europei.
In un’epoca come la nostra, segnata da nuove tragedie e nuove oppressioni, l’esempio di questo poeta siciliano-svizzero che alzò la voce per gli Armeni lontani ci ricorda che la cultura, quando è autentica, non conosce confini geografici o barriere etniche. La sua “crociata” poetica resta un monito: l’indifferenza non è mai un’opzione per chi ha il privilegio della parola.
Bibliografia essenziale:
Carlo Coppola

Chiesa Santa Trinità di Kirants (fonte: Comunicato del Ministero della Cultura della Repubblica d’Armenia)
Un passo importante è stato compiuto nella salvaguardia del patrimonio culturale dell’Armenia: grazie a finanziamenti statali, sono iniziati i lavori di restauro di due dei più importanti monumenti storici della provincia di Tavush. Il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport sta coordinando sforzi sistematici per la rinascita della Chiesa della Santa Trinità di Kirants e del complesso monastico di Srvegh.
Il monastero di Srvegh, o Srvegh Vank, è un complesso monastico medievale armeno parzialmente in rovina, situato 3 chilometri a sud-ovest del villaggio di Aygehovit, nella provincia di Tavush, in un luogo chiamato “Khachi Tak“. Il complesso risale al XIII secolo ed è un esempio unico dell’architettura ecclesiastica armena. La chiesa principale del complesso è una sala con cupola, costruita in mattoni cotti.
Il complesso è iscritto nell’elenco statale dei monumenti immobili della storia e della cultura dell’Armenia come bene di importanza nazionale. Il complesso in mattoni si distingue per la sua unicità nel panorama dell’eredità architettonica armena.
Durante le numerose visite degli esperti del Ministero, è stato discusso in dettaglio lo stato di avanzamento dei lavori di restauro avviati nella chiesa di Surb Astvatsatsin (Santa Madre di Dio). Particolare attenzione viene dedicata all’esecuzione sistematica dei complessi interventi di consolidamento, riparazione e restauro.
Alle riunioni di lavoro partecipano il capo dell’amministrazione di Aygehovit, i rappresentanti delle imprese appaltatrici, nonché esperti di controllo tecnico e supervisione autoriale. Questo approccio multilaterale garantisce l’alta qualità dei lavori e l’accuratezza storica.
La Chiesa della Santa Trinità situata nel villaggio di Kirants, nella provincia di Tavush, è un altro importante monumento, il cui restauro è finanziato dallo Stato. Gli specialisti del Ministero hanno discusso nel dettaglio le modalità di realizzazione del campanile, che accrescerà il valore funzionale e simbolico della chiesa.
Il restauro di questi due monumenti dimostra quanto lo Stato attribuisca importanza alla conservazione del patrimonio culturale. Il restauro dei monumenti medievali non solo preserva la memoria storica, ma favorisce anche il turismo culturale nella regione.
Il progetto di restauro dei monumenti di Srvegh e Kirants è diventato un simbolo della vita culturale della provincia di Tavush. Gli investimenti a livello statale dimostrano che l’Armenia dà priorità alla conservazione del suo ricco patrimonio architettonico e alla sua trasmissione alle future generazioni.
Una volta completati i lavori di restauro, questi monumenti diventeranno centri espositivi fondamentali della cultura e della storia armena non solo a livello locale, ma anche internazionale.
Sebbene questi interventi di restauro fossero certamente programmati da tempo, assumono oggi un significato simbolico ancora più profondo, poiché si collocano in un contesto di crescente tensione sociale e politica. Nelle ultime settimane, infatti, il governo armeno è stato oggetto di critiche da parte delle opposizioni, che lo accusano di mettere in discussione il ruolo storico e identitario della Chiesa Apostolica Armena. In tale scenario, la decisione di destinare risorse statali significative al recupero di due importanti monumenti religiosi medievali appare non solo come un atto di tutela del patrimonio culturale, ma anche come una risposta concreta a tali polemiche.
Il restauro della Chiesa della Santa Trinità di Kirants e del monastero di Srvegh diventa così un gesto tangibile che riafferma l’impegno del governo armeno nella salvaguardia dell’identità spirituale e culturale dell’Armenia, dimostrando attenzione verso le radici religiose del paese, ma tuttavia ponendosi contrario alla attuale leadership della Chiesa Apostolica Armena. Al di là della loro funzione liturgica, questi monumenti rappresentano infatti pilastri della memoria collettiva armena, e la loro rinascita testimonia una volontà di continuità e dialogo tra istituzioni statali e tradizione ecclesiastica.
Carlo Coppola

Matenadaran, particolari delle statue dei santi traduttori (credit: Carlo Coppola)

Commissione intergovernativa Bulgaria-Armenia (credit: Ambasciata d’Armenia in Bulgaria)
La IX sessione della Commissione intergovernativa Armenia-Bulgaria, tenutasi a Sofia, ha rappresentato un momento chiave per rafforzare i rapporti bilaterali e celebrare l’unità cristiana tra i due popoli. La delegazione armena, guidata dal Ministro dell’Industria High-tech Mkhitar Hayrapetyan, ha preso parte ai lavori su cooperazione economica, scientifica e tecnica, riaffermando l’importanza di una collaborazione fondata su una comune eredità spirituale e proiettata verso l’innovazione.
S. E. l’Ambasciatrice Tsovinar Hambardzumyan, nominata Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la Repubblica di Bulgaria e accreditata nel marzo 2025, ha già dato un impulso decisivo ai rapporti bilaterali. La sua esperienza, consolidata anche in Italia, si è rivelata preziosa per il rafforzamento dei legami diplomatici e culturali tra le due nazioni, nel segno della comune identità cristiana.
La presenza del Ministro Hayrapetyan sottolinea la strategia armena di coniugare valori cristiani e innovazione tecnologica. La firma del recente Memorandum di Cooperazione su tecnologia, innovazione, ricerca e sviluppo testimonia l’intenzione di sviluppare settori chiave come il digitale e le tecnologie verdi, dimostrando come i valori cristiani possano ispirare politiche di progresso condiviso.
Grazie alla sinergia tra l’Ambasciatrice Hambardzumyan e il Ministro Hayrapetyan, gli eventi promossi dall’Ambasciata armena a Sofia hanno assunto una dimensione internazionale. Non sono semplici celebrazioni, ma momenti di diplomazia culturale in cui l’identità cristiana armena dialoga con la spiritualità ortodossa bulgara, ponendo le basi per una collaborazione sempre più profonda.
Il cristianesimo non è solo un elemento storico condiviso, ma costituisce il fondamento stesso della cooperazione interstatale. L’Armenia, prima nazione cristiana della storia grazie all’adozione del cristianesimo come religione di Stato nel 301 d.C. da parte del re Tiridate III, trova nella Bulgaria un partner che ne condivide profondamente lo spirito. La Bulgaria, con la sua gloriosa tradizione cristiano-ortodossa avviata con il battesimo del principe Boris I nell’864 d.C., ha anch’essa custodito la fede attraverso secoli di dominazioni e sfide geopolitiche.
Entrambe le nazioni hanno subito ferite storiche profonde — il genocidio del 1915 per l’Armenia, i secoli di dominazione ottomana per la Bulgaria — ma la fede cristiana ha rappresentato per entrambe un elemento di coesione nazionale e di resilienza culturale. Questo patrimonio spirituale condiviso oggi orienta l’approccio diplomatico tra i due paesi, imprimendo ai progetti congiunti un’identità che va oltre interessi contingenti.
L’Ambasciatrice Hambardzumyan ha saputo valorizzare tale dimensione organizzando eventi che celebrano cultura armena ed eredità cristiana comune. Cerimonie commemorative, pellegrinaggi culturali e incontri interreligiosi promossi dall’Ambasciata sono divenuti strumenti efficaci per rinsaldare i rapporti ufficiali nel segno della fraternità cristiana.
Le Chiese apostolica armena e ortodossa bulgara fungono da ponte spirituale per il dialogo bilaterale. I legami con il Patriarcato di Costantinopoli e le relazioni storiche tra le comunità cristiane dei Balcani favoriscono una cooperazione ecumenica concreta: restauri congiunti, scambi religiosi, collaborazioni teologiche contribuiscono a rafforzare un’identità cristiana europea attiva e inclusiva.
La condivisione di valori cristiani fondamentali — dignità umana, giustizia sociale, solidarietà, pace — rappresenta il terreno comune per progetti che vanno dall’assistenza umanitaria alla tutela delle minoranze cristiane in Medio Oriente, fino alla promozione del dialogo interreligioso e alla salvaguardia del patrimonio storico. Armenia e Bulgaria si trovano spesso allineate nelle sedi internazionali nella difesa della libertà religiosa.
I due Paesi affrontano oggi sfide comuni: integrazione europea, transizione digitale, modernizzazione economica. L’Armenia, in ascesa nel settore tecnologico, e la Bulgaria, già membro dell’UE, possono creare sinergie fondate sui principi cristiani di conoscenza, progresso e servizio al bene comune.
Questa visione condivisa orienta anche l’approccio etico all’innovazione. Entrambe le nazioni promuovono tecnologie che rispettano la dignità della persona, lo sviluppo umano e la sostenibilità ambientale. La collaborazione in settori come l’intelligenza artificiale etica o le tecnologie verdi riflette un modello cristiano di progresso: umano-centrico, giusto, solidale.
Il rafforzamento dei rapporti tra Armenia e Bulgaria, testimoniato dalla IX sessione della Commissione intergovernativa, va oltre l’accordo diplomatico. È l’esempio di come due nazioni cristiane possano costruire, sulla base della loro eredità spirituale, un futuro comune di pace, sviluppo e cooperazione duratura. Sotto la guida esperta dell’Ambasciatrice Hambardzumyan e con il supporto del Ministro Hayrapetyan, questa alleanza assume una dimensione globale senza smarrire le sue profonde radici cristiane.
La cooperazione Armenia-Bulgaria si configura così come un modello per l’intera Europa cristiana: una testimonianza viva di come la fede, lungi dall’essere un residuo del passato, possa essere oggi il motore di una diplomazia illuminata, di un progresso etico e di un dialogo autentico tra popoli che condividono la stessa speranza in Cristo.
Carlo Coppola

Soffitto di San Gaetano a Bitonto
Giovinazzo celebra poco o nulla, anche quest’anno, un anniversario speciale: la nascita di Carlo Rosa (Giovinazzo, 7 luglio 1613 – Bitonto, 12 settembre 1678), uno dei più importanti pittori che la Puglia abbia mai dato all’arte italiana. Una ricorrenza che ci invita a riscoprire la figura di questo maestro che seppe portare il nome di Giovinazzo ben oltre i confini regionali.
Carlo Rosa nacque proprio qui, tra le strade del nostro centro storico, affacciate sul mare Adriatico. Fu proprio questa luce speciale, quella che ancora oggi caratterizza le nostre mattinate estive, a formare il suo sguardo d’artista. Il porto, la cattedrale, i vicoli bianchi di calce: tutto divenne parte del suo bagaglio visivo ed emotivo.
Suo nonno Alfonso proveniva dagli Abruzzi e si era stabilito a Bitonto. Sua madre proveniva dalla famiglia nobile giovinazzese dei De Angelis. Sua moglie Caterina proveniva da Campi Salentina. La sua formazione lo portò a confrontarsi con la grande scuola napoletana, ma Rosa non dimenticò mai le sue origini. La sua pittura spaziava dal ritratto alle scene di vita quotidiana, dalla rappresentazione del popolo alle grandi composizioni sacre. In ogni sua opera traspariva quella capacità di cogliere l’essenza umana, restituendo dignità e bellezza ai volti della gente comune.
La tecnica raffinata, la padronanza della luce mediterranea, l’attenzione ai dettagli: queste le caratteristiche che fecero di Carlo Rosa un artista riconosciuto e apprezzato nel panorama artistico del suo tempo.
Oggi, nel giorno della sua nascita, Giovinazzo può guardare con orgoglio a questo suo illustre figlio a lungo caduto nell’oblio, nonostante possa a buon diritto confrontarsi con i grandi maestri della sua epoca che conobbe e di cui fu talvolta allievo. In un’epoca in cui troppo spesso si guarda altrove in cerca di eccellenze, ricordare Carlo Rosa significa riaffermare che anche la nostra città ha contribuito in modo significativo alla cultura e all’arte italiana.
La sua opera è testimonianza di come il talento, quando coltivato con passione e dedizione, possa emergere anche dai centri più piccoli e dialogare con le grandi correnti artistiche nazionali, senza mai perdere la propria identità.
L’amministrazione comunale e le associazioni culturali cittadine stanno lavorando per valorizzare sempre più la figura di Carlo Rosa. È fondamentale che le nuove generazioni di giovinazzesi conoscano questo patrimonio, che fa parte della nostra storia e della nostra identità.
Nel giorno del suo compleanno, il modo migliore per onorare Carlo Rosa è impegnarsi affinché la sua memoria e la sua arte continuino a vivere, ispirando artisti, studenti e cittadini.
Carlo Coppola

Lo scultore Vighen Avedis
Il movimento “Imparare è di Moda” della fondazione”Il Mio Passo” (Իմ քայլը)rappresenta per l’Armenia un esperimento sociale unico nel panorama culturale armeno. L’iniziativa, inaugurata da Anna Hakobyan, direttrice esecutiva e moglie del Premier, promuove un approccio educativo basato sull’onestà intellettuale e l’accettazione della realtà senza abbellimenti.
Il momento culminante dell’incontro è stato l’intervento del maestro scultore Vighen Avetis, artista noto per le opere monumentali commemorate del genocidio armeno nelle città europee. “Guardandovi, vedo un’Armenia che rinasce”, ha dichiarato l’artista, sottolineando l’importanza della libertà intellettuale: “Fino a ieri sera mi hanno esortato a non venire, ma sono un uomo libero nelle mie decisioni, che nessuno può influenzare, nemmeno il Primo Ministro”.
Avetis ha poi affrontato un tema centrale della sua riflessione artistica: “Oggi abbiamo tutto, tranne la capacità di apprezzare la bellezza. E quella bellezza può essere vista solo da una persona educata”. Secondo lo scultore, una persona educata si riconosce dalla ricchezza del vocabolario, dalla cura per la lingua armena, dal rifiuto della volgarità e dall’apprezzamento del potere delle parole.
L’evento ha alternato momenti di riflessione intellettuale a performance artistiche, con l’ensemble di strumenti tradizionali “Kamanche” e Vanuhi Hovhannisyan della scuola di danza di Sophie Devoyan, dimostrando l’impegno del movimento nel promuovere le tradizioni artistiche armene.
Il discorso conclusivo del Primo Ministro Nikol Pashinyan, intitolato “Armenia Reale”, ha affrontato temi cruciali per il futuro del paese, enfatizzando la necessità di cambiamenti nel sistema valoriale e il ruolo centrale del cittadino educato e consapevole nel rafforzamento dello Stato.
Durante la sessione di domande e risposte sono emerse questioni fondamentali: prevenzione dell’emigrazione, migrazione interna, trasformazione dei valori sociali, efficacia della governance, digitalizzazione e politiche salariali.
Il movimento continuerà la sua attività estiva con gli ultimi incontri programmati: 28 giugno a Yerevan, 4 luglio a Gyumri, 6 luglio ad Ashtarak e 13 luglio a Martuni.
Una nota di cronaca merita particolare attenzione: dopo l’evento, lo scultore Vighen Avetis è stato oggetto di aspre critiche e persino minacce di morte per aver “collaborato” con il Primo Ministro armeno e sua moglie, nonostante la sua partecipazione fosse esclusivamente di carattere culturale e pedagogico e non avesse nulla di politico. È importante ricordare che Avetis, cittadino anche italiano, è da sempre un uomo libero e coraggioso nel distribuire critiche, a talvolta anche incoraggiamenti, alla politica armena e italiana, agendo in nome di uno spirito artistico e pedagogico assolutamente disinteressato. La sua statura intellettuale gli ha valso numerosi riconoscimenti internazionali, e anche un documentario monografico del regista cinematografico armeno Rouben Kochar. Non poche volte anche organizzazioni e istituzioni distanti dalle idee che di volta in volta professava gli hanno concesso l’onore delle armi, testimonianza della sua indipendenza di pensiero e della qualità universale del suo contributo culturale.
Carlo Coppola