È passato quasi un mese dal 22 maggio 2026, data che ha condannato la SSC Bari alla Serie C. Il disastro sportivo di Bolzano ha alimentato il furore della piazza biancorossa nei riguardi della famiglia De Laurentiis, colpevole di aver tradito la fiducia ricevuta otto anni fa con promesse mai mantenute.
Nelle ultime settimane il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha provato a mettere alle strette la proprietà campana, chiedendo un piano industriale serio articolato su tre punti principali: un nuovo management, una base che possa agevolare tutte le procedure per la vendita del club e trasparenza verso la città. I toni di risposta saccenti da parte di Luigi De Laurentiis hanno indispettito il primo cittadino barese, che ha intimorito il noto produttore cinematografico minacciando di ritardare la concessione del San Nicola.
Ieri pomeriggio il sindaco del capoluogo pugliese ha convocato una conferenza stampa presso la Sala Giunta di Palazzo della Città, dove ha provveduto a riferire quanto scritto nella lettera ricevuta dalla proprietà.
Il nuovo management farà capo a Pierpaolo Marino, che sarà dunque il nuovo direttore generale del Bari. Il settantunenne irpino vanta un curriculum di tutto rispetto: uno scudetto conquistato con il Napoli di Diego Armando Maradona nel 1986-87, un anno alla Roma come consulente dell’allora presidente Dino Viola, tre qualificazioni in Coppa Uefa con l’Udinese e soprattutto il ritorno a Napoli nel 2004. È l’alba del ciclo De Laurentiis e in tre anni contribuisce alla risalita partenopea dalla Serie C1 alla Serie A. Oltretutto è il medesimo obiettivo che gli viene richiesto nuovamente dalla Filmauro 22 anni.
Per quanto concerne il processo di vendita e il percorso di advisoring al fine di cedere la squadra a un’altra società, De Laurentiis dice di aver coinvolto imprese altolocate nel settore calcistico. Il loro scopo è quello di favorire l’ingresso di nuovi soci.
Infine il punto eticamente più importante, ossia la trasparenza verso la città. Qui ancora una volta LDL delega Marino come trait d’union tra la proprietà e il comune. L’ormai nuovo dg biancorosso, oltre a costruire un progetto tecnico volto a riportare il Bari in Serie A e a porre fine all’attuale situazione di multiproprietà, dovrà dunque mantenere il dialogo con l’amministrazione comunale di Bari.
Leccese inoltre ha deciso di mantenere aperto il dialogo con la proprietà biancorossa garantendo continua vigilanza nei confronti di una vicenda che sta a cuore al popolo biancorosso.
Tutto è bene quel che finisce bene? Per niente. Se lo scempio visto nell’arco dell’ultima stagione sembrava poter essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso, la conferenza di ieri pomeriggio ci ha invece regalato l’ennesimo capitolo di un teatrino a dir poco drammatico.
Vito Leccese ha usato il pugno duro sino alla vigilia della scadenza dell’iscrizione al campionato di Serie C 2026-27, portando alle strette i De Laurentiis che almeno a parole (anzi, per iscritto in quanto hanno semplicemente inviato delle lettere) si impegnano a rispettare le sue condizioni.
Ma ieri il sindaco di Bari si è trasformato involontariamente nel portavoce della società. Una società che continua a tacere in un modo a dir poco vergognoso. Va ricordato come, dopo il verdetto del campo, i numeri uno delle altre tre squadre retrocesse (Reggiana, Pescara e Spezia) ci abbiano messo la faccia al termine delle gare che le hanno condannate.
Mentre per il Bari parlano le immagini dello stadio Druso di Bolzano quando, al triplice fischio del direttore di gara, il presidente De Laurentiis si è alzato e se n’è andato. E se non fosse stato per Leccese, probabilmente ad oggi non si sarebbero avuti feedback inerenti alla proprietà.
Ieri il presidente biancorosso, che pare non vada a Bari per motivi di ordine pubblico, ha perso l’ennesima occasione di parlare alla città, alla tifoseria e alla stampa, trattando tutti come degli sbandati.
Tornando al piano industriale, Pierpaolo Marino è storicamente legato alla famiglia De Laurentiis. E a Bari questo legame non viene visto affatto positivamente. Una parte dei tifosi, infatti, sostiene che la nomina di Marino (fermo da tre anni) sia l’ennesima messinscena architettata dalla Filmauro per umiliare ulteriormente la piazza biancorossa. E considerato l’andazzo degli ultimi tre anni viene difficile dargli torto.
Archiviata e mal digerita la questione societaria, è il momento di pensare al campo. Il primo nodo che Marino dovrà sciogliere sarà quello legato alla guida tecnica. Mentre la maggior parte delle squadre professionistiche ha una guida per la stagione 2026-27 o è in fase di definizione, il Bari è a dir poco in ritardo.
Subito dopo andrà costruita una squadra motivata che mostri attaccamento alla maglia e sia all’altezza di una categoria da cui è complicato risalire come la Serie C. In altre parole, valori tecnici e morali che non si vedono a Bari da diversi anni.
Paolo Gabriel Fasano










