“Romolo il Grande” al Liceo Socrate: il teatro come lezione di storia, coscienza e libertà

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BARI – Non una semplice rappresentazione scolastica, ma un autentico percorso di formazione culturale e civile. Con “Romolo il Grande” di Friedrich Dürrenmatt, andato in scena il 6 e 7 giugno 2026 nel Teatro all’aperto del Liceo Socrate, il Laboratorio Teatrale dell’istituto ha offerto al pubblico uno spettacolo di notevole spessore artistico e intellettuale, frutto di un lavoro corale che ha visto nella docente Marilisa Modugno una figura centrale di ideazione, coordinamento e approfondimento culturale.

L’opera scelta non appartiene infatti al repertorio più facile o immediato. Scritta nel 1949 dal grande drammaturgo svizzero, “Romolo il Grande” è una raffinata commedia storica che utilizza il tramonto dell’Impero Romano d’Occidente per interrogare il presente, smontando con ironia e lucidità i miti del potere, della gloria e della patria. Una scelta che rivela una precisa visione educativa: proporre agli studenti un testo capace di stimolare il pensiero critico e di trasformare il palcoscenico in uno spazio di riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva.

In questo percorso, il contributo di Marilisa Modugno è stato determinante. Curatrice dell’adattamento del testo e coordinatrice didattica del progetto, ha guidato il lavoro di lettura e interpretazione dell’opera, accompagnando gli studenti dentro la complessità della scrittura di Dürrenmatt e delle sue implicazioni storiche, filosofiche e politiche. Il risultato è emerso chiaramente sulla scena: i giovani interpreti non si sono limitati a recitare dei personaggi, ma hanno restituito al pubblico il senso profondo di una drammaturgia che continua a parlare al nostro tempo.

La vicenda è nota: siamo nel 476 d.C., mentre l’Impero Romano d’Occidente sta per crollare sotto l’avanzata delle truppe di Odoacre. Romolo, l’ultimo imperatore, sembra però interessarsi soltanto alle sue galline, alle quali ha attribuito i nomi degli antichi Cesari. Dietro questa apparente indifferenza si nasconde invece una scelta radicale: lasciare che un sistema fondato sulla violenza e sulla sopraffazione giunga alla sua inevitabile conclusione.

È proprio questa lettura della storia come responsabilità morale che il Laboratorio Teatrale del Socrate ha saputo mettere al centro della rappresentazione. Grazie a un accurato lavoro di approfondimento e contestualizzazione, l’opera si è trasformata in una riflessione sulle crisi del presente, sulle derive del potere e sul ruolo che ogni individuo è chiamato ad assumere di fronte alle sfide del proprio tempo.

Sul piano artistico, lo spettacolo ha beneficiato della regia di Salvatore Marci, che ha saputo valorizzare le potenzialità del giovane cast attraverso una messa in scena dinamica e rigorosa, affiancato dall’aiuto regia di Silvia Zaccaria. Particolarmente efficace l’interpretazione di Francesco Adamo nel ruolo di Romolo, capace di restituire l’ambigua grandezza del personaggio, sospeso tra ironia, disillusione e consapevolezza storica.

Accanto a lui si sono distinti Adriana Zecchino nel ruolo di Giulia, Maddalena Siniscalchi in quello di Rea e Simone Romita nei panni del cinico Cesare Rupf, figura che incarna la trasformazione della politica in puro interesse economico. Apprezzato anche il lavoro corale delle interpreti delle Galline, presenza simbolica e dissacrante che rappresenta uno degli elementi più originali della satira dürrenmattiana.

A completare il progetto sono stati i costumi e le scene di Rossella Ramunni, l’adattamento musicale di Salvatore Marci e il progetto grafico di Debora Flamini, in un dialogo costante tra linguaggi artistici diversi. Le suggestioni visive ispirate a Giorgio de Chirico e Salvador Dalí, richiamate anche nella comunicazione dell’evento, hanno contribuito a creare un’atmosfera sospesa tra storia, sogno e allegoria.

L’entusiasmo con cui il pubblico ha accolto lo spettacolo testimonia il successo di un’iniziativa che ha saputo coniugare qualità artistica e valore formativo. Ma il risultato più significativo è forse un altro: aver dimostrato come il teatro, quando è sostenuto da una solida progettazione culturale e pedagogica, possa diventare uno strumento privilegiato di crescita personale e civile.

In questo senso, “Romolo il Grande” non è stato soltanto uno spettacolo. È stato il punto di arrivo di un percorso educativo che ha visto studenti, docenti e artisti lavorare insieme per trasformare la scena in un luogo di conoscenza. Un percorso nel quale il contributo di Marilisa Modugno ha rappresentato uno degli elementi più significativi, dando profondità culturale e coerenza didattica a un progetto che il pubblico ha premiato con lunghi e convinti applausi.

Antonio Calisi

foto di Michele Renna

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