Non mi era mai successo di notare scritture sui tronchi di alberi. Non le solite incisioni di lettere, iniziali di nomi di innamorati con il cuoricino o con altro romantico disegno, come se ne vedono tante, ma vere e proprie scritte intagliate sulla corteccia in senso verticale lungo il fusto dell’albero.
E’ da qualche giorno che è possibile osservare un qualcosa del genere sul giovane tronco di una pianta messa a dimore appena la primavera scorsa in piazza Vittorio Emanuele II.
Certo è il risultato di una mano esperta che ha inciso sulla corteccia quelle scritte in maniera abile, servendosi di un temperino o di una piccola lama affilata, tale da poter contornare le tante lettere in maiuscolo senza sfrangiare il tessuto esterno, ancora tenero, dell’albero. L’autore avrà avuto anche tempo e modo di dedicarsi a quello assurdo trastullo di trasmettere un proprio pensiero sul tronco di un albero, nonostante il ridotto suo diametro, all’incirca una quindicina di centimetri. Non sono stato in grado, però, di decifrare il senso di quelle incisioni estese su quasi tutta l’altezza del tronco dell’albero, piantumato in un alvaretto nei pressi dell’ingresso della farmacia, in piazza Vittorio Emanuele II. Così pure credo sia inspiegabile la ragione di tale gesto, cui va ricercata una qualche logica che abbia mosso l’incisore con l’intenzione di sfregiare, in tal modo, quella specifica pianta. Solo per lasciare lì un personale messaggio? Indirizzato a chi?
Chissà se il giovane arbusto ne avrà a risentire di quel maltrattamento fino a deperire a causa del formarsi di funghi in quei incavi profondi della scorza. Non saprei definirlo diversamente quell’accanirsi tanto esteso e incidente da interessare l’intera struttura organica della pianta. Se sopravvivrà porterà il segno indelebile di quella ferita che non può essere, per niente, considerato un’originale esemplare di produzione graffitista.
E’ solo un gesto incivile e folle, alla stessa stregua di quelle potature che si praticano, ormai diffusamente, con interventi di capitozzatura delle chiome degli alberi, particolarmente a danno di quelli che appartengono al patrimonio arboreo cittadino.
Giuseppe Maldarella











