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Il Consiglio d’Europa ha riunito il 23 aprile a Chișinău esperti, giornalisti, giuristi e rappresentanti governativi di tutta Europa per affrontare una delle emergenze più silenziose del continente: la sicurezza di chi fa informazione. La conferenza annuale della campagna “Journalists Matter” — lanciata nel 2023 proprio in risposta al deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti — ha messo al centro del dibattito la prevenzione delle minacce, delle pressioni e degli attacchi contro la stampa, con un occhio particolare al ruolo che il giornalismo libero svolge nel tenere in piedi le democrazie europee.
L’annuncio più atteso è arrivato in apertura dei lavori, dalla voce del ministro della Cultura moldavo Cristian Jardan: nei prossimi giorni il suo ministero firmerà, insieme al ministero della Giustizia, al ministero dell’Interno e alla Procura Generale, un piano d’azione nazionale sulla sicurezza dei giornalisti per il biennio 2026-2027. Un impegno concreto che trasforma la Moldova — paese ospitante dell’evento in virtù della sua presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa — da cornice istituzionale a protagonista della giornata. Jardan ha inquadrato la questione in termini netti: «Il dibattito sulla sicurezza dei giornalisti riguarda in realtà la qualità della democrazia, il funzionamento delle istituzioni e la capacità della società di distinguere tra fatti, manipolazione e propaganda». Ha ricordato come i media moldavi si trovino oggi in prima linea contro una guerra condotta dalla Russia attraverso disinformazione e menzogne amplificate dalle nuove tecnologie, e ha invocato risposte statali «lungimiranti, ferme e ben coordinate», con priorità alle misure preventive.
Sul fronte europeo, Roberto Olla, capo del Dipartimento per le istituzioni e le libertà democratiche del Consiglio d’Europa, ha ribadito l’equazione fondamentale che lega la libertà di stampa alla tenuta democratica: quando i giornalisti vengono intimiditi o colpiti da campagne di disinformazione coordinate, il dibattito pubblico si impoverisce, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni cala e i sistemi democratici diventano più vulnerabili alla manipolazione. La priorità, secondo Olla, deve essere la prevenzione: individuare i rischi prima che si materializzino, rafforzare la preparazione istituzionale e dotare giornalisti e redazioni degli strumenti necessari per difendersi. In parallelo, ha sottolineato, è urgente alzare la consapevolezza collettiva sull’importanza del giornalismo indipendente come presidio di diritti democratici.

Conferenza in Moldova sulla protezione dei giornalisti
La conferenza si è strutturata attorno al pilastro della prevenzione contenuto nella Raccomandazione del 2016 del Comitato dei Ministri sulla protezione del giornalismo, che impegna gli Stati membri ad adottare misure concrete per prevenire le violazioni della libertà di stampa, proteggere i professionisti dell’informazione e perseguire i reati commessi ai loro danni. I dati di contesto non lasciano spazio all’ottimismo: nel 2025 la Piattaforma del Consiglio d’Europa per la sicurezza dei giornalisti ha registrato 344 segnalazioni di minacce, aggressioni fisiche, intimidazioni e azioni legali abusive in tutta Europa. Un numero che certifica come la violenza contro chi informa non sia un fenomeno residuale ma una tendenza strutturale.
Tra le novità presentate durante i lavori figura il lancio della componente giovanile della campagna, con il progetto “Giovani di fronte alla discriminazione: perché i giornalisti contano“, realizzato in collaborazione con il Servizio Giovani del Consiglio d’Europa nell’ambito della prossima presidenza monegasca del Comitato dei Ministri. L’iniziativa punta a fornire ai giovani strumenti per comprendere i legami tra disinformazione, libertà di espressione e resilienza democratica, e prevede un bando per sovvenzioni destinate a progetti rivolti alle nuove generazioni.
M. Siranush Quaranta










