
Acqua e farsa sono due parole che non dovrebbero stare insieme, e che invece nella silloge d’esordio di Ulrich D. Estarossa convivono con la logica spietata di chi sa che il presente è esattamente questo — qualcosa di liquido e di grottesco insieme, che scivola via senza che nessuno riesca davvero a trattenerlo. Martedì 28 aprile, alle 19.30, il Teatro Odeion di Giovinazzo ospita l’adattamento scenico di Acque Farsa, per volontà della Fondazione Defeo-Trapani: un appuntamento che la piccola e preziosa “casa della cultura” di via delle Filatrici 32 — luogo di acustica perfetta e vocazione intimista — offre gratuitamente alla città e al territorio circostante.
Estarossa ha ventitré anni, è nato a Castellana Grotte nel 2002, cresciuto tra la Puglia e Verona, laureato in Scienze Giuridiche. Il libro — edito da Transeuropa Edizioni nella collana Nuova Poetica — è stato accolto dalla critica, con rimando esplicito a Paul Celan, come uno degli esordi più significativi della poesia civile italiana recente. La corrente che l’autore introduce è quella della poesia tensiva: una forma espressiva che intreccia le manifestazioni psicosomatiche del dolore con il gesto performativo, sciogliendo nella parola quella durezza muscolare che il pensiero non riesce altrimenti a nominare.
Tra gli elementi più originali dello spettacolo figura la “lavata dei pavimenti”: atto rituale e scenico di presa di posizione contro le ingiustizie contemporanee, discendente laico di un’antica liturgia del servizio, dove il basso si fa luogo etico per eccellenza. La serata attraversa i temi dell’infanzia, del lutto, del rapporto tra nipoti e nonni come spazio privilegiato di trasmissione e memoria: omaggio personale ai nonni dell’autore, Maria e Franco Ricci — lui clarinettista di banda e sarto al Teatro Petruzzelli di Bari. Al termine della performance seguirà il Firmacopie del libro.
Carlo Coppola










