La retorica ciceroniana: non un relitto del passato ma uno strumento per il presente

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Liquidare la retorica come un’arte antica e superata è un errore che costa caro, soprattutto in un’epoca in cui la comunicazione è ovunque e determina equilibri politici, sociali ed economici; a dimostrarlo è l’eredità di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), il cui pensiero non solo ha plasmato la tradizione occidentale, ma continua a offrire strumenti concreti per interpretare e governare il linguaggio contemporaneo.
La forza della retorica ciceroniana risiede nella sua completezza: non un insieme di trucchi per persuadere, ma una vera architettura del discorso. Cicerone, infatti, codifica un modello che integra cernita delle idee, organizzazione degli argomenti, scelta dello stile e controllo dell’esposizione. Un sistema che oggi ritroviamo, quasi intatto, nei discorsi politici più efficaci, nelle campagne pubblicitarie meglio riuscite e nelle strategie narrative dei media digitali; del resto, la sua produzione retorica è vasta e sorprendentemente moderna. Nel “De Oratore” (55-54 a.C.) Cicerone delinea la figura ideale dell’oratore: non un semplice tecnico della parola, ma un uomo colto, capace di spaziare tra diritto, filosofia e storia; si tratta di un’idea che anticipa la figura del comunicatore contemporaneo, chiamato a muoversi tra competenze diverse per costruire messaggi credibili. Nel “Brutus” (46 a.C.), invece, egli offre una storia della retorica che è anche riflessione critica sui modelli comunicativi, mentre nell’“Orator” (46 a.C.) si concentra sullo stile, mostrando come l’efficacia dipenda dalla capacità di adattare il linguaggio al contesto e al pubblico.
Ancora più attuali appaiono le orazioni, come le celebri “Catilinarie”, veri e propri capolavori di comunicazione politica. In esse si ritrovano tecniche che oggi definiremmo mediatiche: la costruzione del nemico, l’uso calibrato dell’indignazione, il ritmo incalzante che guida l’ascoltatore verso una conclusione inevitabile. Non è difficile riconoscere in queste strategie elementi presenti nei discorsi pubblici odierni, dalle aule parlamentari alle piattaforme digitali.
Eppure, ridurre tutto a una questione di efficacia sarebbe limitante; per l’arpinate, infatti, la retorica è anche responsabilità. Difatti, l’oratore ha il compito di contribuire al bene comune, evitando di manipolare l’opinione pubblica per fini personali: tale principio acquista un peso particolare oggi, in un contesto segnato dalla velocità dell’informazione e dalla facilità con cui si diffondono contenuti distorti o fuorvianti. Nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nella vita quotidiana, la lezione ciceroniana si traduce in una competenza decisiva: saper costruire discorsi chiari, coerenti e persuasivi senza rinunciare alla solidità dei contenuti. Non si tratta solo di “parlare bene”, ma di pensare in modo strutturato e di rendere accessibili idee complesse.
In definitiva, la modernità della retorica di Cicerone sta nella sua capacità di unire tecnica, cultura ed etica. In un panorama dominato da messaggi rapidi e spesso superficiali, recuperare questo equilibrio significa restituire profondità alla comunicazione, non perché mossi da una nostalgia verso il passato, ma per rispondere con maggiore consapevolezza alle sfide del presente.

Maria Elide Lovero

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