Una scarna incisione su una chianca, in direzione della fontana dei tritoni in piazza a Giovinazzo, attesta che il basolato di pietra, estratta dalle cave locali, è stato realizzato il 1946, appena terminata la seconda guerra mondiale. E, come è possibile rilevare dalla stessa iscrizione, la sistemazione di tutta quanta la basolatura del piazzale fu affidata dalla prima Amministrazione civica democratica ad una cooperativa edile, costituita da gran parte di scalpellini del posto che si associarono per poter far fronte a un lavoro così impegnativo e notevole, al tempo stesso, per l’epoca. E questo fu il primo intervento pubblico rivolto appunto alla sistemazione del grande piazzale che era stato occupato a lungo dal contingente delle forze alleate che, proprio lì, aveva piazzato tutto quanto l’armamentario militare per tenere sotto controllo il territorio liberato. Dunque, la pavimentazione che oggi ci ritroviamo è un opera storica cui, peraltro, non si sono mai fatti interventi di manutenzione, neanche quando sono stati inferti, in ripetute occasioni, danneggiamenti di una certa rilievanza, come evidenziati con alcune foto che mostrano quanta distruzione di basole e cedimenti della pavimentazione sono stati provocati nel corso di questi anni. Qui di seguito, invece, una cartolina che riproduce il sito nei primi anni del novecento, quando si ebbe a consolidare quel tratto di strada, denominato nella cartolina medesima, Corso Vittorio Emanuele, come segmento della costruenda Statale 16 (la via nova) che intersecava tutte le città costiere lungo la dorsale adriatica.
La piazza era solo delimitata da un cordolo in pietra e la pavimentazione era costituita da terra battuta, considerato che la vita sociale cittadina come quella economica delle piccole botteghe erano ancora incentrate all’interno del borgo antico. Solo, da poco, erano stati completati gli edifici privati, e non tutti, che allineati con il nuovo Municipio ottocentesco la confinarono lato mare. Anche la facciata della Chiesa di S. Domenico con la scalinata, sul lato opposto, pure visibile nella cartolina, era stata ultimata a fine ‘800 a cura della Deputazione provinciale. Al centro dello slargo solo una grande aiuola ove, successivamente, fu costruita la cassa armonica in muratura per la musica delle bande e successivamente nel 1936 la fontana ad opera dello scultore Tommaso Piscitelli.
A rovinare la pavimentazione, in modo anche diffuso, ci pensò, dapprima, la stessa Amministrazione comunale che, già negli anni ’70 del secolo scorso, nella parte mediana della Piazza rimosse il filare delle basole locali per allocarvi dei supporti in ferro su cui innestare i tabelloni per affiggere i manifesti della propaganda politica durante le campagne elettorali. Rimossi i cartelli la zona veniva coperta con chianche di segato di Trani che con il toglierle e riposizionarle ogni volta si sono completamente rotte a motivo anche del loro scarso spessore. Solo da poco ormai si è compreso che quella non può essere la soluzione per impiantare i cartelli elettorali anche perché quel tipo di propaganda elettorale ormai è stata soppiantata da altri sistemi di comunicazione ben più efficaci.
Non sono state solo queste le situazioni rovinose di quel bel lastricato di pietra bianca. Ne sono seguite altre ancora, più aggressive e sempre più frequenti, causate dalla circolazione sulla piazza di grossi camion e mezzi gommati provvisti di carrelli elevatori per montare e smontare palchi a ripetizione, specie nei periodi estivi, o allestire immensi impianti luminosi a scopo natalizio. Per la verità si cominciò già con la Amministrazione del Prof. Natalicchio che volle ingabbiare con una poderosa struttura metallica con luci tutta quanta la fontana dei tritoni per il cui allestimento intervenne una gru che provocò un disastroso sconquasso del basolato di torno all’aiuola perimetrale. E per finire, l’ultima aggressione, in occasione delle festività natalizie di dicembre scorso, allorché si è fatto salire sulla piazza un mezzo gommato con piattaforma ad elevazione allo scopo di impiantare quell’alta piramide sfolgorante di luci.
Se per un verso consente che si continui a danneggiare la basolatura della piazza d’altro il dott. Sollecito si è prefisso di riqualificare l’intera piazza con la messa in opera di un importante progetto approntato dall’Arch. Mauro Saito di Bari dal costo complessivo di ben € 1.500.000 da fronteggiare con un intervento finanziario della Regione. Non si ha notizie se sia stato accordato tale finanziamento men che meno di cosa possa essere stato previsto per la radicale ricostruzione della piazza, considerato il notevole costo economico dell’opera. C’è solo da augurarsi che se si è prefigurato il recupero delle basole ancora integre e la sostituzione delle tante ormai rotte non si abbia a conseguire il discutibilissimo risultato che si sta constatando a seguito degli interventi di ripristino delle piazze e delle vie del centro storico tuttora in corso.
Giuseppe Maldarella














